Bce, prevista estensione del Qe fino alla fine del prossimo anno

Le principali banche centrali sono ancora sotto i riflettori. Quali saranno le prossime mosse di Fed, Bce e BoJ nel breve-medio periodo? Il contributo di Sergio Bertoncini, strategist di Amundi SGR, all’inchiesta di Fondi&Sicav

Amundi

Gli occhi del mercato restano puntati sulle banche centrali. Credete che le aspettative di normalizzazione dei tassi Usa siano eccessive? Quanto potrebbe pesare l’esito delle elezioni presidenziali sulle scelte della Yellen?

Nel corso dei primi nove mesi del 2016 la Fed si è astenuta dal proseguire sulla strada intrapresa a fine 2015, quando decise il primo rialzo dei tassi. La Banca centrale americana ha più volte modificato il suo approccio in funzione dei nuovi fattori di rischio che di volta in volta si sono palesati: i timori riguardo alla crescita cinese, i picchi di volatilità legati al prezzo del petrolio e le distorsioni indesiderate dei corsi valutari, i rischi legati a Brexit. Negli Usa, l’inflazione rimane contenuta e la crescita del 2016 è stata recentemente rivista attorno all’1.5% contro attese di inizio anno di circa il 2%. Per queste ragioni, la Fed ha mantenuto e manterrà a nostro avviso un approccio molto graduale e prudente nei rialzi. Eppure non si può negare che i tassi d’interesse di riferimento saliranno, anche se solo di misura. Nel complesso, ci aspettiamo dalla Fed un aumento dei tassi alla fine del 2016, con tutta probabilità nell’ultima riunione che si terrà dopo l’appuntamento elettorale, e un ulteriore rialzo dei tassi nel 2017.

Il mercato si aspetta un’estensione del Qe della Bce a dicembre. Quali asset class in Europa potrebbero trarre beneficio da tale provvedimento?

Riteniamo probabile che la Bce annuncerà entro fine anno un’estensione del programma di Qe oltre marzo 2017 e probabilmente fino alla fine del prossimo anno. Il razionale per un allungamento del Qe è legato soprattutto allo scenario d’inflazione: le attese espresse dal mercato per l’inflazione dell’area euro su un orizzonte di cinque anni, infatti, sono ai minimi storici e pari ad appena l’1.3%, fortemente al di sotto dell’obiettivo del 2% della Banca centrale. In più, come ha recentemente sottolineato Draghi, i rischi per lo scenario di crescita sono orientati al ribasso e permane difficile stabilire tempi e modalità dell’impatto “Brexit”. L’effetto più probabile di prolungamento del Qe sarà quello di accrescere la già spasmodica ricerca di rendimento, favorendo le asset class obbligazionarie e in particolare quelle che ancora offrono rendimenti positivi, come i corporate bond e i titoli di stato periferici. Al contempo, e sebbene il dividend yield sia particolarmente elevato rispetto al bond yield, l’effetto sull’azionario potrebbe risultare meno netto, in quanto il settore finanziario risente ormai da tempo negativamente del nuovo regime di tassi a zero e/o negativi.

La Banca del Giappone sembra avviarsi verso una stabilizzazione della sua politica accomodante. Quali i potenziali effetti su yen e Borsa di Tokio?

Nell’ultima riunione, la BoJ ha per la prima volta fissato un target per il rendimento decennale giapponese in un livello intorno a zero, “alzando l’asticella” sull’obiettivo dell’inflazione, puntando cioè a un superamento del livello del 2%. Il riferimento esplicito a possibili nuovi tagli dei tassi a breve, nonché a un maggiore inserimento di liquidità, se necessario, confermano la determinazione della BoJ nel perseguire tale obiettivo. Sono andate di fatto deluse le attese di coloro che si aspettavano un obiettivo di rialzo dei rendimenti a lunga scadenza (il decennale giapponese trattava già vicino a zero al momento dell’annuncio) per costruire una maggiore pendenza della curva. A fronte di tutto ciò, riteniamo che la politica monetaria continuerà a risultare accomodante e ad accompagnare la politica fiscale divenuta più espansiva verso il sostegno alla crescita. Gli effetti del mancato ulteriore taglio dei tassi in territorio negativo riducono le possibilità di un deprezzamento dello yen, ma al contempo il mercato azionario nipponico ha reagito positivamente, soprattutto il settore dei finanziari, alla cautela della banca centrale nell’uso dei tassi negativi.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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