Berkshire Hathaway vs Standard and Poor’s 500

A cura di Rocki Gialanella

Nell’ultima lettera agli azionisti, diffusa sabato scorso, Warren Buffett ha evidenziato che la performance medio annua del suo veicolo è stata del 21,6% negli ultimi 50 anni. Quella dell’indice S&P 500 si ferma al 9,9%

Mezzo secolo fa l’oracolo di Omaha cominciò a scrivere la sua lettera annuale agli azionisti del Berkshire Hathaway. Con il trascorrere degli anni, l’appuntamento annuale si è trasformato in una pagina da testo sacro per gli investitori di Wall Street. Nel caso di Buffett non si tratta di un atto di fede ma di un seguito ascrivibile esclusivamente ai risultati ottenuti. Cento dollari investiti nell’indice Standard and Poor’s nel 1964 sono diventati circa 1.200 Usd”; la stessa cifra investita nel Berkshire Hathaway si sarebbe trasformata in quasi un milione di Usd.

Nella lettera numero 50, Buffett ha approfittato per parlare del passato, presente e futuro della società che ha fondato ad Omaha (Nebraska), subito dopo aver rilevato un’azienda tessile in difficoltà. Attualmente Berkshire è una società molto ben diversificata che ospita nel suo portafoglio azioni come Coca-Cola, American Express, IBM, Procter & Gamble, Wrigley, Heinz, Duracell, Geico, Wells Fargo e NetJets.

Guardando ai prossimi 50 anni, Buffett ammette dinanzi ai suoi più fedeli investitori che la cattiva notizia è che sarà impossibile replicare le performance ottenute negli ultimi cinque decenni. Il rallentamento dei risultati si è già verificato negli ultimi anni, fino al punto che Berkshire cresce ora meno dello Standard and Poor’s 500. Nel 2014, il patrimonio della società è cresciuto dell’8,3% rispetto al 13,7% messo a segno dall’indice.

La grande vulnerabilità del veicolo si trova, a detta di Buffett, nelle dimensioni raggiunte dal fondo. L’asset under management attuale obbliga il gestore a realizzare acquisti di grandi dimensioni, necessari ad apportare quel valore aggiunto di cui l’intero patrimonio ha bisogno per continuare a soddisfare le aspettative dei sottoscrittori.

Tra i contenuti più interessanti dell’ultima missiva scritta dal’Oracolo troviamo i sei requisiti che un’azione deve possedere per poter entrare a far parte del portafoglio: generare un utile minimo ante-imposte di 75 mln di Usd, a meno che una parte di tali risorse non venga destinata al completamento di linee di business già esistenti; mostrare di essere in grado di generare risultati positivi nel tempo (le storie di ristrutturazione non interessano, soprattutto dopo i deludenti risultati ottenuti con l’investimento in Tesco); offrire un rendimento soddisfacente rispetto ai mezzi propri e avere un debito molto limitato o marginale rispetto al bilancio complessivo della società; disporre di un buon team di manager; essere focalizzata su un business facile da capire (semplifica le cose complicate e non complicare quelle semplici); Berkshire evita situazione potenzialmente soggette a offerte pubbliche d’acquisto ostili o aste competitive. Questo per consentire al team di identificare l’eventuale presenza di un differenziale positivo tra valore e prezzo.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.