BlackRock: «Tre trend alla base della crescita»

Luca Giorgi, managing director head of iShares and wealth di BlackRock Italia, partecipa al Focus Etf.

Quali sono i trend che hanno mostrato maggiore forza all’interno dell’universo degli Etf?

«Si possono individuare tre trend che sono in continuità con quanto visto verso la fine dello scorso anno. Il primo è senza dubbio la sostenibilità,  tema in crescita e presente all’interno di tutte le discussioni che stiamo facendo con i clienti, vista la diffusa sensibilità a riguardo e grazie alla normativa Sfdr, che ha incentivato una più approfondita conoscenza sull’argomento. Il secondo trend, che è più legato al mercato italiano, riguarda l’investimento indicizzato per strategie tematiche. In questo caso l’Etf viene utilizzato a complemento di portafogli tradizionali con un’accezione di tendenza su argomenti che vanno dalla sostenibilità alla robotica, dall’agri-business alle smart city e all’energia pulita. Più in generale, si tratta di offrire la possibilità di investire in quegli ambiti dove è possibile cogliere valide opportunità che, per scarsità di volumi e profondità di mercato, risultano difficili da approcciare per costruire un portafoglio attivo. L’Etf diventa così strumento per un investimento strutturale. L’ultimo trend, che è quello con flussi maggiori,  riguarda l’obbligazionario, in particolare emergente. C’è una richiesta continua di rendimenti obbligazionari superiori al 2% e, nell’80% dei casi, possono essere trovati solo all’interno dell’universo degli  emerging market. I bond cinesi hanno costituito, nell’anno, un investimento di portata enorme e un importante successo commerciale: il Paese è stato il primo a uscire dalla pandemia, la valuta si è rafforzata e il mercato del credito offre opportunità interessanti. Va poi citato il tema dell’inflazione che ha visto emergere l’interesse per gli Etf inflation-linked. In generale, i tre trend citati non sono ascrivibili solo agli Etf, ma caratterizzano il mercato in generale. Ciononostante, mi preme sottolineare che, ad esempio, nel caso della sostenibilità, l’utilizzo dell’Etf aiuta ad avere maggiore granularità nelle scelte di portafoglio e può essere utilizzato con grande flessibilità da parte degli investitori istituzionali per apportare modifiche alle strategie adottate, soprattutto perché permette di intervenire sul tracking error con grande facilità».

 

Si registra un forte interesse nei confronti degli Etf Esg. Quale pensa che sarà l’impatto del regolamento Sfdr?

«Tutti pensano che la Sfdr sia un punto di arrivo, ma si tratta solo dell’inizio. Già si sta lavorando alla normativa numero 2 per il prossimo anno. È indubbio che l’Sfdr abbia aiutato a fare chiarezza e a evitare il greenwashing, ma c’è ancora molto da fare. L’articolo 8 ha al suo interno tuttora molte forme di sostenibilità: dallo screening out di alcuni settori all’utilizzo di diversi rating sostenibili, sino ad arrivare all’approccio best in class e a quello enhanced. L’aspetto interessante è che, se osserviamo l’articolo 9, si può vedere che i paletti sono più stretti, perché viene richiesto di inserire l’obiettivo di investimento, attribuendogli un valore di sostenibilità. In questo caso, guardando ai flussi, si può rilevare che sono più indirizzati verso quei player che hanno fatto della sostenibilità “un loro credo”. Parlando del mondo Etf, nel nostro caso, gli ambiti coinvolti sono stati le infrastrutture, le smart city, il Paris allignment, l’inclusione, la diversità, i green bond. Ecco, direi che nell’articolo 9 la normativa ha aiutato a fare chiarezza, perché c’è una correlazione diretta tra investimento e beneficio misurabile. Siamo in un mondo che sta andando con forza nella direzione della sostenibilità e le cifre sono impressionanti. A livello globale gli investimenti sostenibili, sia attivi, sia passivi, hanno superato i 2 trilioni di dollari. Nel 2020 è stato l’unico comparto dove i flussi sono rimasti positivi durante la pandemia e nel 2021 sta dimostrando ancora più forza. Crediamo che oltre il 70% dei nuovi prodotti che saranno lanciati rientrerà negli articoli 8 e 9 e la tendenza sarà in rafforzamento. Gli Etf, da questo punto di vista, stanno crescendo come i prodotti attivi, ma c’è ancora molto da fare. Sul mercato italiano abbiamo visto la clientela istituzionale e gli asset manager lavorare maggiormente sui primi gradi di sostenibilità con tracking error più contenuto e, quindi, sulla gamma screened (vicina all’indice tradizionale) ed enhanced (ranking senza esclusione). Il mondo wealth, invece, si è più spostato su strumenti best in class Sri, in particolare con impronta tematica, focalizzati sull’asset class azionaria».

 

Pensate che gli Etf possano continuare ad avere lo stesso successo anche con performance degli indici e degli asset rischiosi in generale meno buone?

«L’Etf ha un grande vantaggio: permette di sapere in che cosa si investe, C’è un benchmark di riferimento che è trasparente e può essere misurato. Se si guarda all’evoluzione degli Etf, i primi sono stati quelli azionari, mentre gli obbligazionari hanno iniziato a guadagnare terreno solo in tempi più recenti. Ricordo che, lo scorso anno, nelle fasi più drammatiche del mercato, quando la Fed ha dovuto immettere liquidità sul mercato, sull’orlo di una crisi globale, lo ha fatto comperando gli Etf: un messaggio molto incisivo verso tutti coloro che, negli anni passati, erano molto preoccupati della liquidità dello strumento. Ma dirò di più: in quell’occasione sul mercato si scambiavano Etf, mentre ciò non avveniva per il sottostante. Negli ultimi anni si è passati da costruire portafogli un po’ più semplici ad altri più articolati, con dinamiche sempre più complesse che richiedono una continua manutenzione. A questa esigenza l’Etf  risponde in pieno e permette di sposare i diversi approcci all’investimento, con la possibilità di assumere posizioni, sia tattiche, sia strategiche all’interno dei portafogli».

 

Al di fuori dell’azionario, che rimane comunque l’asset class dominante per gli Etf, quali segmenti presentano il potenziale maggiore (obbligazionario, cripto, asset privati, attivi)?

«Oltre all’azionario, l’obbligazionario è un mercato con potenzialità elevate, perché è un’asset class che popola i portafogli attraverso i singoli titoli. Ciò significa che, pensando agli Etf, c’è ancora molto da fare, anche per tutti i vantaggi che il prodotto può offrire: dagli aspetti fiscali a quelli operativi, per arrivare sino alla sua strutturazione. Il mondo del reddito fisso è destinato a crescere ancora, anche perché l’ammontare degli attivi è cospicuo. Anche per gli Etf obbligazionari l’innovazione è fondamentale. Molte sono le nuove  tipologie di prodotto che stanno nascendo. Vedo uno sviluppo legato alla parte core del mercato obbligazionario, dove l’Etf diventa uno strumento efficiente per modalità di gestione sempre più puntuali e sofisticate o robotizzate. Mentre c’è una potenzialità per gli strumenti Etc, legati a temi come le commodity e l’oro».

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