BoJ, taglio tassi positivo per Cina e mercati asiatici

Christopher Chu, gestore azionario Asia di UBP, spiega le ragioni che supportano la sua view positiva sui mercati azionari del continente

Il governatore della Banca Centrale giapponese, Haruhiko Kuroda, ha sorpreso i mercati il 29 gennaio, tagliando i tassi di interesse a -0,1%, seguendo una strategia di costi negativi per il denaro preso in prestito, già adottato da altre banche centrali, tra cui la Banca Centrale Europea. L’annuncio è arrivato dopo che il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, aveva comunicato un’ulteriore espansione della politica monetaria più in là in questo trimestre. Negli USA, il presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, ha lasciato invariati i tassi di interesse durante la riunione di gennaio, ma ha manifestato preoccupazioni per l’economia globale.

Mentre non è una novità che le principali banche centrali continuino a esprimere preoccupazioni sulla vulnerabilità dell’economia mondiale, lo è il cambio nella linea di politica monetaria. In un certo senso, la turbolenza verificatasi a gennaio sui mercati azionari sembra mettere in discussione il modo in cui le banche centrali risponderanno al crollo del prezzo del petrolio, che pone una pressione deflativa e controbilancia i miglioramenti del mercato del lavoro, che dovrebbero invece sostenere l’inflazione.

L’imprevedibilità della mossa di Kuroda sembra positiva per la Cina, in quanto la People’s Bank of China punta a mantenere un tasso di cambio stabile con un determinato paniere di valute, tra cui l’euro e lo yen. La pressione al ribasso della valuta, che secondo gli investitori sta pesando sui mercati, si è ridotta di intensità grazie alle migliorate condizioni sulla liquidità esterna.

L’abbondante liquidità derivante dai tassi d’interesse negativi della BoJ e della Bce allevia il peso causato dalle riforme interne cinesi, tra cui quelle adottate sul fronte dell’offerta per ridurre il numero di settori afflitti da un eccesso di capacità produttiva, che hanno portato a dei licenziamenti, delicati da un punto di vista politico.

L’analisi economica è contrastante nel resto dell’Asia. Tuttavia, il sud-est asiatico e in particolare l’ASEAN, hanno tratto vantaggio da tale contesto. Il crollo del prezzo del petrolio e delle materie prime ha consentito alle banche centrali dell’ASEAN di adottare un politica monetaria più accomodante. Più di recente, la Banca Centrale d’Indonesia ha tagliato i tassi d’interesse di 25 punti base, al 7,25%.

L’outlook economico mondiale rimane fragile, poiché uno yen più debole dovuto a tassi di interesse negativi incrementa la pressione sui mercati dell’Asia del Nord orientati agli scambi. Tuttavia, le prospettive non sono tragiche. Gli indicatori chiave, in particolar modo quelli relativi al settore dei servizi negli Stati Uniti rimangono forti. Il contributo da parte del settore dei servizi al PIL cinese continua a crescere e contribuisce in misura maggiore alla crescita. Al momento conta per il 51% dell’intera economia, riflettendo gli sforzi di ribilanciamento.

I tassi d’interesse negativi della BoJ e la spinta da parte del governatore Kuroda per rendere le posizioni long sullo yen poco attraenti dovrebbero essere visti positivamente sia per i mercati asiatici, sia per quello cinese, consentendo spazio di manovra per riforme finanziarie in Cina. L’inflazione arriva appena la pressione sui prezzi del petrolio diminuisce e la produzione cala. Oltre a valutazioni di mercato basse che scontano una contrazione globale, che finora resta improbabile, i mercati asiatici sembrano estremamente attraenti.

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