Bond convertibili meglio dei corporate bond tradizionali

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sui corporate bond investment grade denominati in euro, con il contributo di Gabriele Roghi, investment strategist di Thesan Sicav

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Quali sono le ragioni che hanno permesso ai corporate bond investment grade in euro di comportarsi meglio dei government bond dell’eurozona negli ultimi mesi? Perché il rischio politico ha avuto conseguenze di poco conto sulle quotazioni dei bond societari?

I titoli obbligazionari governativi dell’eurozona hanno sofferto dell’incertezza politica derivante dai timori per il voto in Francia, che al primo turno sembrava profilare un ballottaggio senza Macron (addirittura non era da escludere uno scontro Le Pen-Mélenchon, candidati entrambi poco europeisti e fuori dagli schemi favoriti dalla finanza e quindi aberrati dai mercati). La reazione dei mercati è stata un ampliamento dei rendimenti e degli spread dei titoli governativi europeriferici, oltre a quelli francesi, rispetto ai bund. Inoltre, il timore di una minor incisività dell’azione monetaria causata dalle aspettative deflative sull’economia globale concomitanti con la fine del programma di Qe della Bce hanno innalzato ulteriormente rendimenti e spread. Dopo il confortante esito finale delle elezioni francesi, lo spread è comunque rimasto in carico ai governativi europeriferici.
L’approssimarsi della fine del Qe pesa tuttora sui titoli governativi periferici con effetti che sono destinati ad ampliarsi con l’approssimarsi del termine previsto del Qe perché evidentemente il mercato è conscio del fatto che il rendimento che offrono attualmente non è quello “fair” con il rischio emittente. L’azione monetaria della Bce distorce e manipola il mercato, che richiederebbe al contrario compensi più elevati per remunerare il rischio. In generale occorre prestare attenzione a questi eccessi di quotazione che sono comunque attenuati dalla constatazione per cui il livello di debito globale, cresciuto in modo consistente dallo scoppio della crisi del debito del 2008, non permetterà un rialzo dei tassi se non in misura marginale e probabilmente in gran parte già prodotta perché insostenibile nelle condizioni attuali. Al contrario, le obbligazioni corporate sono state al riparo da tutti questi effetti negativi, cosa che ha permesso loro di avere performance migliori rispetto ai titoli di Stato.

Nell’attuale contesto di mercato, quali corporate bond investment grade sono da preferire in termini di duration, settori di appartenenza delle società emittenti o altri fattori che ritenete prioritari nella selezione dei singoli titoli?

Così come i titoli di Stato, il comparto corporate ha sfruttato le condizioni che definirei “lascive” delle Banche centrali e non offre una corretta remunerazione del rischio ai rendimenti attuali. Nella più ottimistica delle ipotesi, trovare un livello di efficienza di rendimento/rischio nel segmento investment grade su tutte le scadenze e per la maggior parte dei settori risulta molto difficile. Solo al margine inferiore dell’investment grade per scadenze tra 5 e 7 anni denominati in dollari o sterline si può trovare qualcosa di interessante per gli investitori, che comunque sono remunerati solo parzialmente per i rischi che incorporano.
Una nicchia interessante, ma comunque da considerarsi mediamente più rischiosa di un investimento in corporate bond tradizionale, è quella dei bond convertibili che proprio per questo motivo hanno trovato molti estimatori negli ultimi mesi.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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