Borse asiatiche poco mosse

Aggiornamento sui mercati e agenda macro a cura di UniCredit

La Borsa di Tokyo ha chiuso poco mossa stamane in attesa della Fed (Nikkei -0,12%). Hong Kong e Shanghai praticamente invariate.

Agenda macro
I dati macro di maggiore rilievo arriveranno dalla zona euro, naturalmente in chiave Bce, in particolare dalla Germania: prima i numeri finali sull’inflazione di febbraio, poi lo Zew di marzo. In agenda anche la produzione industriale di gennaio che arriva dopo l’analogo dato dell’Italia, pesantemente deludente

Wall Street ha chiuso ieri poco mossa
Wall Street ha chiuso ieri poco mossa, con Dow Jones -0,10%, S&P500 +0,04% e Nasdaq100 +0,16%. Seduta povera di spunti. In ripresa i minerari, brillano Herbalife e Citrix. Ancora vendite sui petroliferi. In assenza di dati macroeconomici e societari la seduta è stata molto tranquilla. L’attenzione è già tutta rivolta alla riunione della Fed, che inizia oggi e si conclude mercoledì. È ormai scontato che l’istituto guidato da Janet Yellen alzerà i tassi di 25 bp. Wall Street si concentrerà perciò soprattutto sulle indicazioni che arriveranno sul resto dell’anno. Previste oggi le trimestrali di DSW, HD Supply.

Petrolio poco mosso stamane
Petrolio Wti poco mosso a quota USD48,3 al barile, sui minimi da 3 mesi, in attesa di nuovi dati sull’andamento delle scorte nel pomeriggio. Le quotazioni sono salite a seguito dell’accordo di novembre tra paesi produttori per il taglio dell’output, ma l’andamento delle riserve, insieme all’incremento della produzione da scisti negli Usa, hanno fatto affiorare dubbi sull’effettiva efficacia dello sforzo in atto per la produzione dell’eccesso d’offerta sul mercato.

Obbligazionario
Il Bund future giugno ha aperto stamane in calo di 16 tick a 159,03. Lo spread Btp/Bund 10y è a quota 190 pts, con il rendimento del nostro decennale al 2,40%.

Cambio Eur/Usd a 1,065
Eur/Usd a quota 1,0650. L’euro/dollaro frena rispetto ai massimi da un mese toccati ieri, grazie anche ad alcune dichiarazioni di esponenti della Bce che hanno limitato le interpretazioni ‘restrittive’ dell’ultimo meeting di politica monetaria, alla base della risalita della valuta unica.

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