Borse, frenate solo da improvvise impennate dell’avversione al rischio

L’analisi di Aldo Martinale, Responsabile Funzioni Studi e Analisi di Banca Intermobiliare

Difficile assistere a importanti correzioni delle Borse in un paradigma dominato dalle politiche monetarie iper-espansive, come puntualmente dimostrato dall’S&P500 che negli ultimi tre anni non ha effettuato ribassi di entità superiore al 10%.Infatti, nell’attuale contesto è piuttosto improbabile che prendano il via importanti movimenti al ribasso sulla base di questioni valutative o di condizioni di ipercomprato. Gli elevati multipli piuttosto che gli indicatori tecnici tirati possono favorire delle battute d’arresto nel trend di crescita, che tendono però a limitarsi a fasi di lateralizzazione/consolidamento.La principale caratteristica di questi mercati dominati dalle Banche Centrali è che le correzioni più significative sono sempre alimentate da improvvise impennate di avversione al rischio generate da specifiche “paure” (la logica sottostante è che in un mondo di rendimenti nulli, se non negativi, l’uscita importante dagli assets rischiosi può essere alimentata soltanto dalla volontà di aumentare in misura significativa il livello di liquidità dei portafogli).

Non è un caso che a partire dal 2009 le battute d’arresto nel trend di rialzo delle Borse si sono avute in corrispondenza di improvvisi timori (nuova recessione dell’economia, escalation sul fronte geopolitico, break-up dell’area Euro) e i movimenti correttivi si sono arrestati nel momento in cui è rientrato il fattore di rischio scatenante.

Preso atto che nell’attuale contesto il solo rialzo dei listini (e quindi delle valutazioni e degli indicatori di sentiment) non è sufficiente ad alimentare una correzione, non si può comunque ignorare che le Borse europee stanno evidenziando rialzi compresi tra il 20% e il 25% dall’inizio dell’anno, in un contesto dove non mancano elementi che possono alimentare improvvise ondate di avversione al rischio, in primo luogo la questione greca.

Su quest’ultimo fronte continuano a non emergere progressi, anzi negli ultimi giorni da più parti è stato sottolineato come i negoziati siano complicati e le parti restino distanti. Secondo quanto riportato dalla stampa i rappresentati dell’Eurozona sono infastiditi e scioccati da come il Governo greco non abbia fatto passi in avanti nel suo piano di riforme da presentare a Bruxelles.

La prima deadline è rappresentata dalla riunione dell’Eurogruppo del prossimo 24 aprile: per quanto i tempi siano sempre più stretti e le indicazioni che emergono non siano positive, riteniamo che le probabilità restino a favore del raggiungimento di un compromesso, probabilmente di bassa qualità, ma che di fatto posponga il problema. D’altronde i vertici europei hanno dimostrato una elevata disponibilità a trovare una soluzione concertata, mentre, per quanto il nuovo Governo Tsipras sia decisamente poco costruttivo sul fronte delle riforme, sembra obiettivamente difficile che possa ipotizzare un percorso alternativo che preveda l’uscita dall’area Euro.

Resta il fatto che da qui al 24 aprile la dialettica può salire di tono, con improvvise impennate delle tensioni, e questo, proprio in linea con le considerazioni presentate in precedenza, può costituire quel timore che potrebbe favorire un aumento della volatilità.Un’evoluzione di breve termine che non andrebbe comunque ad intaccare la nostra view positiva su un orizzonte di medio periodo, basata sul determinante supporto delle Banche Centrali e sulla fase ciclica favorevole dell’economia europea.