Brasile, una mina vagante

A cura di Rocki Gialanella

Quella brasiliana e’ la prima economia latinoamericana e la settima al mondo, anche se secondo l’Economist nel corso del 2015 potrebbe essere superata dall’India.

L’economia brasiliana rappresenta il focus dell’attenzione regionale perché sta attraversando la peggiore recessione degli ultimi due decenni. Nel 2014, con una crescita del Pil dello 0,1%, ha archiviato il suo quarto anno consecutivo di decelerazione. Il 2015 sarà, secondo il Fondo Monetario Internazionale, con ogni probabilità il quinto anno negativo con una contrazione pari a -1,5% (che rappresenterebbe il risultato peggiore dal 1990).

Gli ultimi dati, che fotografano la situazione aggiornata a maggio, indicano che la disoccupazione è arrivata al 6,7%, toccando il suo livello più alto dal 2010. Il tasso dei senza lavoro ha inanellato cinque rialzi consecutivi. L’ultima lettura di metà anno evidenziava che il popolo dei senza lavoro accoglieva 1,6 mln di cittadini, corrispondenti a 454.000 unità in più rispetto al 2014.

Dilma Roussef, presidente del Brasile, ha parlato di una situazione estremamente difficile. Per vincere la sfida, la Roussef ha sostenuto che il paese deve impegnarsi sul versante del riequilibrio fiscale e su quello della spinta alle esportazioni (necessarie per compensare la contrazione del mercato domestico). Tra le misure adottate dal Governo troviamo un riequilibrio dei conti pubblici di 22,3 mld di usd che dovrebbe rafforzare la posizione finanziaria del paese. Dal canto suo, la Banca centrale del Brasile ha elevato per la sesta volta consecutiva il tasso di interesse di mezzo punto -dal 13,25% al 13,75%- con l’obiettivo di combattere l’inflazione, che nel frattempo è cresciuta fino al 9% (la più alta dal 2003), doppiando il target del 4,5% fissato dalla Banca Centrale e superando nettamente la soglia di attenzione massima fissata al 6,5%.

Il Governo ha inoltre messo a punto un programma di stimoli monetari, iniettando un totale di 60 mld di usd fino alla fine del 2015. L’insieme dei provvedimenti mira a mantenere sotto controllo i pericolosi fronti macroeconomici aperti. Uno di questi è il rapido deprezzamento del real, che ha raggiunto ormai i livelli più bassi dal 2008 (anno in cui è scoppiata la crisi finanziaria mondiale).

In merito all’espansione delle esportazioni, è stato avviato il Piano Nazionale per la Esportazioni 2015-2018. Anche se il Brasile è la settima economia planetaria in termini di Pil, la sua quota di export non rispecchia tale posizione. Il tasso di apertura ai mercati esteri dell’economia brasiliana viaggia intorno al 21,5%, ancora lontano dalla media del 53,4% delle prime sei economie del mondo.

Fino a questo momento, una prima nota positiva è arrivata dal surplus commerciale di 2.761 mln di Usd realizzato nel mese di maggio, imputabile alla caduta delle importazioni (-26,5%) rispetto al -15,2% registrato dalle esportazioni. La frenata delle esportazioni si deve al continuo calo dei prezzi delle materie prime (minerali di ferro e soia) e alla debolezza dell’economia argentina (uno dei principali soci commerciali del Brasile).

La scommessa per la ripresa nel 2016 si basa sul rilancio dei consumi privati, l’export e gli investimenti (supportati da un gigantesco piano infrastrutturale di 64 mld di usd). I maggiori stimoli ed incentivi provenienti dal piano andranno agli investimenti del settore privato, dopo le delusioni provenienti dagli scandali di corruzione verificatisi in grandi corporate pubbliche (Petrobras su tutte).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.