Brexit, percorso ancora tutto in salita

I commenti di Charles St Arnaud, senior investment strategist di Lombard Odier IM, Giacomo Mergoni, Ceo di Banor Capital, Darren Williams, director—Global Economic Research di AllianceBernstein e Stephanie Kelly, senior Political economist di Aberdeen Standard Investments  in seguito alla bocciatura dell’accordo sulla Brexit negoziato dal primo ministro May con la Ue

Charles St Arnaud – senior investment strategist di Lombard Odier Im, ha commentato:

“Come ampiamente atteso, il Parlamento britannico ha respinto l’accordo con l’Unione Europea per la Brexit promosso dal Premier Theresa May. Si tratta di una sconfitta schiacciante per il piano del Primo Ministro, con 391 deputati che hanno votato contro e 242 a favore dell’accordo, ma comunque meno clamorosa rispetto a quello di gennaio, quando i deputati in disaccordo erano 432 e quelli a favore 202. Avendo fondamentalmente accantonato l’accordo, l’attenzione ora è tutta rivolta ai prossimi passi da intraprendere, soprattutto perché mancano solo 16 giorni alla scadenza della deadline per l’uscita del Regno Unito dall’UE.

Il primo passo più immediato è il voto di questa sera del parlamento britannico, quando le Camere saranno chiamate a decidere se appoggiare o meno una Brexit “no-deal” (cioè lasciare l’UE senza un accordo). Ci aspettiamo che la possibilità di un no-deal venga respinta dalla maggioranza dei parlamentari. Il secondo passo, invece, sarà il voto di domani sull’opportunità di chiedere una proroga della deadline dell’articolo 50 che sancisce l’uscita del paese dall’Unione Europea che, a nostro avviso, sarà accettata.

Al di là di questi eventi, permane una forte incertezza. La prima domanda riguarda cosa spera di ottenere il governo britannico attraverso la proroga dell’articolo 50 per uscire da una situazione di stallo per il futuro della Brexit. La deadline verrà posticipata per indire nuove elezioni, un secondo referendum o ulteriori negoziati? A questo punto però è improbabile che si continui con i negoziati in quanto è molto difficile che emerga un nuovo elemento significativo per uscire da questa situazione di stallo.

Mentre un secondo referendum sarebbe il modo più democratico e diretto per sbloccare l’impasse della Brexit, crediamo che gli attori principali, ovvero il Primo Ministro May e il leader laburista dell’opposizione Jeremy Corbyn, preferirebbero arrivare alle elezioni, anche se notiamo che Corbyn ha timidamente avanzato l’ipotesi di un secondo referendum. Ci sono molte ragioni per cui i politici preferirebbero le elezioni piuttosto che il referendum, soprattutto quella di evitare un ulteriore frazionamento dei propri partiti. Le divisioni lungo l’asse Remain-Leave potrebbero portare a ulteriori defezioni di partito, probabilmente a vantaggio del gruppo indipendente, e potrebbero portare allo scioglimento dei partiti tradizionali. Inoltre, visto che i recenti sondaggi suggeriscono un piccolo vantaggio per i conservatori, il Premier May può contare su un ulteriore incentivo per spingere verso le elezioni.

Con il forte rischio di coda legato al “no-deal” che potrebbe essere rimosso, la valuta locale dovrebbe trovare sui livelli minimi attuali rispetto al dollaro e all’euro e inoltre è probabile che si apprezzi nel medio termine. Tuttavia, continuerà a permanere l’incertezza, soprattutto per quanto riguarda le prossime mosse (elezioni o referendum) e quali saranno gli esiti delle nuove relazioni a lungo termine tra il Regno Unito e l’UE. La vittoria dei conservatori alle elezioni potrebbe riportare il Regno Unito alla situazione attuale, ovvero quella di un paese incapace di decidere quali siano i rapporti migliori (da stringere), e persino di ripristinare potenzialmente l’opzione “no-deal” per la Brexit. Una vittoria del partito laburista porterebbe probabilmente un po’ di certezza in più, in quanto i leader del partito ha sostenuto l’unione doganale. Tuttavia, ciò potrebbe andare a scapito di una maggiore incertezza sulle politiche economiche nazionali.

Il principale rischio di downside nei prossimi giorni è legato a ciò che succederebbe se i deputati dovessero votare contro il “no-deal” e anche contro l’estensione della deadline dell’articolo 50. Questo farebbe sì che, quasi per caso, si arrivi ad una Brexit senza alcun accordo e sarebbe un’ulteriore conferma del caos che pervade la scena politica del Regno Unito. Riteniamo che le probabilità che questo scenario si concretizzi siano molto basse, inferiori al 5% ma, tuttavia, restano ancora possibili e gli investitori devono tenerne conto nel breve periodo”.

Giacomo Mergoni, Ceo di Banor Capital commenta:

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“Westminster ha bocciato in modo fragoroso, per la seconda volta, l’accordo sulla Brexit negoziato dal primo ministro May con la Ue. A questo punto il governo non ha più carte da giocare né alcuna credibilità sul piano domestico né internazionale. Il parlamento ha ora tutta la responsabilità e voterà nei prossimi giorni per escludere un’uscita senza accordo (ma è una decisione unilaterale, quindi di poco conto) e per prolungare la permanenza nella Ue mentre si cercano altre non meglio definite soluzioni. La durata dell’estensione racchiude in sé la chiave degli eventi futuri. Un’estensione breve, di pochi mesi, per evitare le elezioni europee di maggio, non darebbe il tempo di compiere sostanziali passi avanti ed il parlamento si troverebbe a ridiscutere l’accordo della May con le mani legate. Un’estensione più lunga, di un anno o più, invece, riaprirebbe tutti gli scenari possibili: elezioni anticipate e/o accordo tipo Norvegia e forse un secondo referendum in cui scegliere tra l’accordo e la permanenza nella Ue. Il dato di fatto è che chiunque analizzi le varie modalità di uscita con razionalità non può non vederne le enormi difficoltà. Il popolo britannico non ama le lunghe polemiche e l’impressione è che potrebbe abbandonare l’utopia di un Paese isolato, ma libero di decidere del proprio futuro senza tener conto dei principali partner commerciali. Servirà ancora tempo per capire la fine di questa delicata partita, e il tempo è amico dei remainers.

Darren Williams, director—Global Economic Research di AllianceBernstein ha commentato:

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“Il No del parlamento britannico all’accordo formulato da Theresa May con un distacco di 149 voti è una sconfitta imponente sotto ogni punto di vista. Anche se il risultato di ieri era stato ampiamente anticipato, è chiaro che al momento non esiste una maggioranza per una posizione unificante del Regno Unito sulla Brexit e questo vuoto deve essere riempito rapidamente. E’ probabile che il parlamento ora rifiuti un’uscita senza accordo, la cosiddetta “no deal Brexit”, e approvi un’estensione dell’Articolo 50 in una nuova sessione di voto domani. Mentre ciò non è abbastanza per eliminare dai giochi l’opzione no deal, è possibile che ora il parlamento assuma maggiore controllo sul processo Brexit. E questo presumibilmente spingerà il Regno Unito verso una posizione soft Brexit o addirittura verso un secondo referendum che potrebbe ribaltare l’esito di quello precedente. Se fosse così, i sostenitori dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea guarderanno indietro al voto di ieri come al giorno in cui si sono lasciati scivolare dalle mani l’intera ipotesi Brexit”.

Stephanie Kelly, Senior Political Economist di Aberdeen Standard Investments, commenta:

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Questo risultato era già scontato ancora prima della votazione, visto che partito laburista, DUP e European Research Group ieri avevano dichiarato chiaramente che non avrebbero appoggiato la proposta. La sterlina rischia di essere volatile nei prossimi giorni, mentre gli investitori scopriranno se il parlamento si esprimerà a favore del No Deal o se l’articolo 50 sarà prorogato”.
Mi aspetterei fortemente che il Parlamento respingesse No Deal a larga maggioranza. In questo modo si gettano le basi per l’approvazione di una proroga dell’articolo 50 entro la fine della settimana. In questo scenario la sterlina dovrebbe registrare buone performance in quanto il rischio tecnico di No Deal si riduce”.
La questione interessante è per quanto potrà essere estesa la proroga e quali condizioni saranno imposte dall’Ue, poiché l’approvazione della proroga richiede l’unanimità a Bruxelles. Questo condizionerà altresì la risposta del mercato.
Durante l’eventuale periodo di proroga, ci aspettiamo ulteriore volatilità della sterlina, a causa del potenziale riallineamento della politica britannica e la possibilità di un nuovo passaggio alle urne per gli elettori. In particolare, nuove elezioni politiche rappresenterebbero una sfida per gli investitori: se da una parte un governo laburista probabilmente perseguirebbe una soft Brexit, dall’altra l’agenda politica di nazionalizzazione preoccupa molti investitori”

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