Brutti ricordi, analisi e potenziali effetti della crisi greca

La rinnovata tensione sulla vicenda greca ha risvegliato gli analisti dal torpore degli ultimi mesi, proiettandoli con velocia’ in una serie di scenari da incubo già visti durante la crisi del 2011-2012. Commento del team di Asset Allocation di MoneyFarm SIM

L’ipotesi centrale resta a nostro avviso quella di una crisi contenuta, poiché nessuno ha interesse ad una situazione caotica quando l’Eurozona sta lentamente uscendo da una crisi quinquennale e lo spazio per qualche accordo c’è, anche in extremis.
Molto enfatizzata sui media, la vicenda è per ora abbastanza limitata in termini d’impatto sui mercati e ha effetto più in termini di confidence nel sistema Europeo che di potenziali perdite economiche significative per il sistema.
Difficile e probabilmente inutile pensare a fare previsioni puntuali, quando le persone coinvolte da un punto di vista istituzionale sono loro stesse confuse ed esposte ad eventi dell’ultimo minuto. Vale però la pena fare qualche considerazione su un’eventuale evoluzione negativa.
La memoria degli investitori di solito è corta, ma non così corta da dimenticare quello che già si vide solo qualche anno fa negli stessi paesi: summit a ripetizione, maratone notturne nei parlamenti, filmati di code agli sportelli e mercati in forte tensione.
Quello che si può fare come investitori è capire quanto si è esposti e come ci si può difendere, se necessario.

Le iniziative messe in campo dalle istituzioni europee negli ultimi tre anni permettono di sperare in un contagio limitato, qualunque sia l’evoluzione della vicenda: quantitative easing, liquidità d’emergenza offerta dalla Bce in varie forme a mercati e istituzioni finanziarie, riforme strutturali in molti paesi periferici e un coinvolgimento limitato delle banche private nel sistema greco. Un default della Grecia nei confronti dei creditori istituzionali porterebbe altra volatilità sui mercati globali ma nulla che un portafoglio multiasset ben costruito non possa secondo noi assorbire.

Il punto più critico per valutare la probabilità di un contagio di ampia portata è la permanenza o meno della Grecia nell’area Euro, a prescindere dal tema default o ristrutturazione, e le modalità tecniche di una eventuale uscita. Anche se la Grecia in se rappresenta ormai solo l’1.8% del GDP Europeo, l’uscita dall’Eurozona è un argomento non affrontato nei trattati e la semplice incertezza su come possa avvenire è causa di molto nervosismo.
L’ipotesi di un contagio diffuso va presa in considerazione quindi soprattutto nel caso di un’uscita della Grecia dall’area Euro mentre l’ipotesi di solo default e ristrutturazione impatterebbe principalmente i creditori istituzionali che sicuramente se lo possono permettere.
Tra gli strumenti finanziari più esposti ad un contagio, i primi che vengono in mente sono i titoli degli altri paesi periferici, obbligazionari e azionari: la BCE ha costruito barriere anti-contagio, ma questa sarebbe la tipica situazione in cui qualcuno proverebbe a testare queste barriere. Diversi paesi periferici oggi sono in salute migliore rispetto al 2012, ma si tratta di una lunga convalescenza e uno shock a metà percorso non aiuta. Tra i settori azionari, molti bancari e ciclici tornerebbero a soffrire dopo qualche anno di buona ripresa dei prezzi.

Nello scenario peggiore, la debolezza delle istituzioni europee e l’incapacità di trovare soluzioni a situazioni complesse resteranno a lungo l’argomento principe per chiunque pensi di investire nell’area Euro nei prossimi anni.Un maggior premio per il rischio legato a questo aspetto avrà un impatto di fondo e di lungo periodo sui titoli di stato e sulle azioni europee in generale. Molto dubbia è anche l’utilità di proteggersi da uno scenario negativo con l’acquisto di titoli di stato tedeschi: il rendimento reale è negativo ed il potenziale di una posizione di questo tipo è limitato. I mercati statunitensi sono in una situazione ambigua, con una ripresa ormai matura e il rischio di rialzo tassi. La crisi in Eurozona potrebbe pesare sull’economia americana, ma anche posticipare il rialzo dei tassi da parte della Fed. Viste le alte valutazioni e l’assenza, da mesi, di una correzione, nulla vieta anche allo Standard and Poors un netto ribasso. br>
L’Eurodollaro da un trimestre sembra entrato in una fase di stabilità: la “divergenza” tra le politiche monetarie nelle due aree è un tema prezzato e l’impatto di una Grexit è difficile da interpretare in termini di tasso di cambio, poiché molto dipenderà da quali saranno gli aspetti tecnici di una eventuale uscita e quindi da come verranno letti dagli operatori. I mercati emergenti restano i mercati più fragili, tra rallentamento economico e affollamento di alcuni carry trades come quello sui titoli societari in valuta forte: difficile pensare che possano reggere bene ad uno shock in arrivo dall’area Euro. Per i motivi sopra indicati, decidere di variare il portafoglio alla luce dell’incertezza greca secondo noi non sarebbe la scelta ottimale, data la poca visibilità sulle tematiche chiave che possono avere veramente risvolti negativi sul mercato. br>
In altre parole anche un uscita dall’Euro della Grecia, se gestita bene e in modo congiunto dalle istituzioni Europee, potrebbe non rappresentare un problema insormontabile e la volatilità di oggi e lo storno dei mercati è legato principalmente all’incertezza “di per-se” e non ad un potenziale risultato delle negoziazioni che si pensa possa avere un impatto sistemico. Per questi motivi oggi noi stiamo allerta e continuiamo ad analizzare la situazione nel dettaglio cercando di valutare in modo corretto il vero impatto economico che la situazione greca avrà sui mercati. Tutto il resto, e se l’impatto economico si dimostrerà essere non rilevante, pensiamo si risolverà in un modo o nell’altro nel medio periodo.