Bund e Pil Usa, i market movers del momento

A cura di Rocki Gialanella

La frenata del Pil statunitense e l’aumento dei rendimenti del Bund hanno pilotato i ribassi accusati dai mercati obbligazionari ed azionari nelle ultime sedute

Attualmente i titoli di stato tedeschi presentano rendimenti negativi fino a scadenze superiori ai sette anni. Il continuo allungamento delle scadenze di Bund che si trovano in territorio negativo sta cominciando a produrre qualche scossone sui mercati del debito nell’eurozona. Ieri, per la prima volta da quando la Banca Centrale Europea ha lanciato il suo programma di quantitative easing, si è verificata una retromarcia nel continuo processo di erosione dei rendimenti. La scalata delle quotazioni dei government bond dell’eurozona aveva subito una battuta d’arresto a fine marzo, per poi stabilizzarsi nel corso del mese di aprile e andare incontro alla battuta d’arresto di ieri.

Il rendimento annuo del Bund tedesco ha toccato ieri lo 0,285%. Non si tratta di un livello allarmante, ma si è triplicato nell’arco di una settimana e quello di ieri è stato il più intenso movimento al rialzo da maggio 2014. In questo contesto, Berlino ha collocato titoli di stato con scadenza quinquennale per un importo di 3.274 mln di euro. Il tasso d’interesse complessivo offerto da questi titoli si è posizionato in terreno negativo (-0,07%), ma la domanda da parte degli investitori è stata più debole rispetto a quella rilevata in aste precedenti. Le autorità tedesche puntavano a raccogliere almeno 4.000 mln di euro, ma non è andata così.

Potrebbe essere il primo effetto della ripresa economica europea di cui parla la Bce quando fa riferimento al successo ottenuto dal lancio del QE? Il dato ha bisogno di ulteriori conferme e sarebbe azzardato formulare previsioni in tal senso. Non va dimenticato che ieri è stata una giornata caratterizzata dall’arrivo di una massiccia offerta di titoli di stato: asta italiana per 8.250 mln di euro e offerta di titoli portoghesi a 10 e 30 anni. Tutti i bond dell’eurozona hanno subito un aumento dei rendimenti.

Gli effetti negativi si sono fatti sentire anche sui mercati azionari europei (tutti negativi) e sul mercato valutario, con l’euro in recupero sull’usd fino a quota 1,11. A pesare sull’andamento delle Borse è stata la marcia indietro del Pil statunitense: le attese si concentravano su un tasso annualizzato dell’1%”; la prima lettura -che sarà soggetta a due revisioni- ha indicato una variazione dello 0,2%.

A Wall Street si aspettavano un rallentamento causato dalla neve copiosa caduta durante la stagione invernale e dal rafforzamento del biglietto verde, ma non una contrazione di queste proporzioni. Nel primo trimestre del 2014 l’economia Usa ha vissuto una situazione similare, con un inverno molto duro, che portò il Pil a contrarsi del 3%. Questa volta le cose non dovrebbero andare così male e la locomotiva Usa dovrebbe essere in grado di superare senza danno gli effetti negativi imputabili a fattori transitori.

In tutti i casi, vale la pena di elencare i dati principali emersi dalla prima lettura del dato Usa: le imprese hanno tagliato gli investimenti ad un ritmo annualizzato del 23% dall’inizio del 2015; le esportazioni hanno subito un calo del 7,2%. L’accelerazione dei consumi è passata dal 4,4% del quarto trimestre 2014 all’1,9% del primo trimestre 2015. Altro punto debole è il mercato immobiliare: gli investimenti in immobili residenziali sono cresciuti dell’1,3% rispetto al 3,8% del trimestre precedente.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.