Calma e prudenza

Il Regno Unito sarà davvero uscito dall’’Unione Europea nel 2019. Yves Longchamp, head of research di ETHENEA Independent Investors (Schweiz) AG  

Il Regno Unito ha deciso di lasciare l’’Europa il partito della Brexit ha vinto con il 52% delle preferenze. Questo è un giorno storico, le cui conseguenze sul futuro del progetto di costruzione della Comunità Europea e dello stesso Regno Unito (vedi Scozia e Irlanda) sono impossibili da prevedere ad una manciata di ore dalla chiusura delle urne.

A livello globale, i prezzi delle valute, delle obbligazioni e delle azioni hanno corretto in modo significativo e le banche centrali sono, ancora una volta, in allerta e pronte ad agire.

Il primo ministro britannico Cameron si è dimesso, ma ri­marrà in carica ad interim per altri tre mesi. I prossimi passi saranno, quindi, l’’elezione di un nuovo primo ministro al più tardi in ottobre e successivamente l’’inizio del processo di usci­ta che darà al Regno Unito circa due anni per negoziare una nuova serie di accordi con i suoi partner, mentre il compito di attivare il meccanismo di recesso volontario (articolo 50) del trattato di Lisbona cadrà sul successore di Cameron.

Di conseguenza il Regno Unito sarà davvero uscito dall’’Unione Europea probabilmente nel 2019. Fino ad allora, gli accordi in essere continueranno a rimanere validi. Nei prossimi anni l’’incertezza circa l’esito dei negoziati rimarrà alta, così come probabilmente la volatilità del mercato. Nel nostro ultimo commento di mercato abbiamo scritto che la nostra visione dell’’economia mondiale non era cambiata in modo significa­tivo. ‘Negli Stati Uniti il ciclo economico è entrato in una fase avanzata, il che implica che la crescita è destinata a rallentare gradualmente. I consumi privati, il solo motore della crescita economica degli Stati Uniti, sono esposti ai rischi di un mercato del lavoro che perde vigore. In Europa, dove il ciclo economico è più giovane, la crescita dovrebbe rimanere robusta grazie alla politica monetaria molto accomodante della Bce. Come al solito, i rischi in Europa derivano principalmente dalla sfera politica. Ultimo, ma non meno importante, il rischio prove­niente dall’’economia cinese, il più pericoloso per il nostro sce­nario. Dopo una svolta straordinaria, architettata dal governo cinese all’’inizio di quest’’anno attraverso massicce iniezioni di credito nell’’economia, un ingente stimolo fiscale e gli stringenti controlli sui capitali, l’’economia è ora di nuovo ai suoi piedi. Tuttavia, nessuna delle sfide che i cinesi devono affrontare, quali la tendenza al rallentamento della crescita, l’’eccesso di capacità produttiva, l’’alta leva finanziaria e il passaggio da una crescita basata sugli investimenti a una crescita basata sui consumi, sono state affrontate. Come risultato, la Cina rimane un rischio chiave che può ripresentarsi in qualsiasi momento.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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