Cambiano le regole del gioco?

Cambiano le regole del gioco? Il risultato delle elezioni negli Stati Uniti quasi certamente segnerà una svolta non solo per l’economia, ma anche per i rapporti internazionali e le problematiche sociali del Paese. Il commento di Laurence Boone, head of research, AXA IM

Sul fronte economico, queste elezioni potrebbero segnare la fine delle voci sulla “stagnazione secolare” negli Stati Uniti e ridimensionare la governance globale (scambi commerciali, finanza e affari esteri).
È verosimile che sarà adottata buona parte delle proposte di Donald Trump in linea con le politiche repubblicane tradizionali, ma c’è ancora spazio di discussione sul fronte commerciale.

Trump dovrebbe far ripartire il ciclo economico “tradizionale” alimentando la domanda dei settori pubblici e privati e incoraggiando un approccio più conservativo da parte della Federal Reserve, che alzerebbe i tassi più rapidamente qualora notasse i primi segnali di surriscaldamento.

In breve, potremmo essere sulla soglia di un ciclo di boom e crisi nei prossimi anni. Inoltre, Trump metterà in discussione la governance globale (scambi commerciali, finanza e persino affari esteri), ridefinendo in modo radicale la globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta negli ultimi 30 anni.


Implicazioni politiche

Nel complesso, preso atto della grande incertezza sulla fattibilità delle politiche proposte in campagna elettorale, sembra che l’arrivo di Trump alla Casa Bianca rappresenti un enorme cambiamento per gli Stati Uniti e per l’economia globale. Insieme agli stimoli fiscali, al rialzo dei tassi e al possibile aumento dell’inflazione, potremmo uscire da un contesto caratterizzato da “tassi bassi più a lungo” per dirigerci verso un più tradizionale ciclo di boom e crisi. Questo potrebbe iniziare con il surriscaldamento della domanda pubblica/privata, che spingerebbe la banca centrale americana a una stretta più rapida e porterebbe al collasso delle bolle speculative.
Effettivamente, se la domanda viene alimentata rapidamente, i salari saliranno prima che rientrino progressivamente sul mercato i disoccupati privati dei loro diritti, contenendo dunque le pressioni al rialzo sui salari nel più lungo termine. Inizialmente assisteremo a un rapido aumento dei salari e all’incremento dell’inflazione più che all’aumento della partecipazione al mondo del lavoro. Queste dinamiche, forse in concomitanza con un giro di poltrone nel Consiglio della Federal Reserve, potrebbero accelerare la stretta monetaria e i rialzi dei tassi, con implicazioni negative per le obbligazioni societarie e i titoli sovrani denominati in dollari. La FED probabilmente alzerà i tassi di 25pb a dicembre, a meno di un marcato deterioramento delle condizioni di mercato. Il ritmo invece della stretta dipenderà dalla portata degli stimoli fiscali, da quella dei provvedimenti sugli scambi commerciali e dalle condizioni del mercato.

Il cambiamento a livello di governo e di politica economica negli Stati Uniti presenta implicazioni anche per l’Europa: sul fronte della domanda (dove è prevedibile qualche ripercussione per gli stimoli fiscali USA) e, più visibilmente, sulle condizioni finanziarie (indipendentemente dalle implicazioni politiche).
Molto probabilmente, come accennato da Benoît Cœuré della Banca Centrale Europea in una recente intervista, la BCE dovrà rivedere le condizioni economiche e finanziarie nelle prossime settimane e forse rivalutare le sue posizioni. Comunque non ci aspettiamo un enorme cambiamento in vista dell’appuntamento dell’8 dicembre: la crescita non ne risentirà molto e le pressioni inflazionistiche provenienti dagli Stati Uniti probabilmente compenseranno la rivalutazione del dollaro.

Ci saranno però implicazioni nel corso del 2018/2019. Da una parte, il rafforzamento della domanda e le pressioni inflazionistiche generate dagli Stati Uniti potrebbero riversarsi sul resto del mondo, per quanto attenuate dal probabile apprezzamento del dollaro, e scaturirebbero in un aumento della crescita e dei tassi prima di un rallentamento oltreoceano.
In tale scenario, l’Europa imiterà probabilmente gli Stati Uniti, anche se in misura minore. D’altra parte, la crescita nel Vecchio Continente potrebbe non aver avuto il tempo di recuperare prima che la stretta della Fed condizioni negativamente le prospettive globali. È difficile dire quale scenario prevarrà.

E in Europa…
Le implicazioni per l’Europa sono altrettanto importanti per il prossimo ciclo politico, con il referendum in Italia e le elezioni in Austria, Paesi Bassi, Francia e Germania. I risultati negli Stati Uniti probabilmente scateneranno discussioni politiche non convenzionali, promuoveranno candidati anticonformisti e potrebbero condurre l’Europa a rivedere l’equilibrio tra domanda e offerta (ma non possiamo esserne certi). Queste dinamiche potrebbero materializzarsi con la coalizione tedesca nell’autunno 2017, se includerà il partito dei Verdi.
In tale nuovo scenario, la BCE dovrà rivedere le prospettive economiche e questo alimenta l’incertezza per la conferenza stampa dell’8 dicembre. Oltre ai dati economici sostanzialmente invariati, la BCE valuterà: 1) l’evoluzione delle condizioni del mercato finanziario, tendenzialmente in contrazione con un ampliamento degli spread; 2) eventuali informazioni sull’analisi della politica economica di Trump (e per allora dovremmo avere qualche notizia); 3) i risultati del referendum in Italia.

Tutti questi elementi lasciano presagire un approccio accomodante, mentre sarà più facile per la BCE prolungare il QE (più in termini di tempo che per le tipologie di titoli) fino all’estate. Inoltre, la conferenza stampa di dicembre sarà molto probabilmente ancora accomodante, in attesa dei risultati del referendum. L’ondata di elezioni in Europa verosimilmente influenzerà lo scenario politico favorendo i politici non convenzionali, ma l’impatto sarà contenuto fino alle elezioni in Germania.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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