Catastrofi climatiche e investimenti

La sempre maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi – si pensi all’elevato numero di uragani, incendi, e alluvioni che si sono verificati nel 2017 – è destinata sicuramente a dare un forte impulso alla domanda di alcune tipologie di beni, come ad esempio generatori elettrici portatili e attrezzature per la riparazione di danni su larga scala, ma rende soprattutto necessario che vengano effettuate pianificazioni di lungo termine – e quindi investimenti – allo scopo di contenere i danni in caso di catastrofi naturali, con interventi che includono potenziamenti delle infrastrutture idriche, ad esempio per il trattamento delle acque durante tsunami e alluvioni.

Un anno record per gli eventi meteorologici estremi

Il 2017 è stato un anno record per la stagione degli uragani: gli Stati Uniti hanno subito il passaggio di ben sei forti cicloni, con un calcolo complessivo dei danni che è stato stimato il più alto di sempre, tra i 300 e i 475 miliardi di dollari nel solo paese nordamericano. Per avere un termine di paragone, la catastrofe naturale più costosa nella storia americana, l’uragano Katrina nel 2005, causò danni per 250 miliardi di dollari.

Lo scorso inverno, gli abitanti della Florida hanno assistito alla prima nevicata da 30 anni a questa parte, mentre la East Coast veniva flagellata da forti tempeste. Sulla costa ovest invece, la popolazione della California ha prima sofferto un lungo periodo di siccità, e poi hanno subito il più grande incendio nella storia dello Stato a cui ha fatto seguito una catastrofica alluvione accompagnata da frane.

Anche India, Pakistan e Bangladesh sono stati colpiti da disastrose inondazioni, e il Nepal è stato devastato da frane e smottamenti. In Africa, Cape Town ha affrontato la peggiore emergenza idrica in 113 anni, che ha rischiato di lasciare oltre 40 milioni di persone senza acqua corrente.

Investire in soluzioni che contribuiscono a contenere i danni

Le risposte immediate ad eventi estremi includono ad esempio l’utilizzo di generatori di energia di riserva portatili in grado di sostituire e integrare le reti danneggiate. Il numero crescente di catastrofi climatiche favorisce anche le aziende specializzate nel ripristino e la riparazione dei danni su larga scala, che non significa solo rimozione di alberi caduti e case distrutte, ma anche individuazione e rimozione di materiali pericolosi.

Nell’ottica di una pianificazione di più lungo termine, predisporre dei piani di sicurezza per contenere i danni causati da uragani, inondazioni e altri fenomeni meteorologici distruttivi richiede in particolare che si effettuino ingenti investimenti nelle infrastrutture idriche. Per esempio, si può intervenire sugli impianti per il trattamento delle acque, potenziandoli in modo che siano in grado di far fronte ad eventuali contaminazioni in caso di tsunami e alluvioni.

Inoltre, grazie al progresso tecnologico le condutture, le pompe e i sensori che compongono le reti che rimuovono, raccolgono e trasportano l’acqua stanno diventando più “intelligenti”: la sempre maggiore integrazione della tecnologia digitale permette infatti a questi sistemi di monitorare e controllare i processi di gestione delle risorse idriche in maniera sempre più efficiente.

La domanda di queste tipologie di servizi e prodotti, in rapida crescita anche a causa dei cambiamenti climatici, che stanno portando a un incremento esponenziale di eventi atmosferici estremi, fa sì che l’universo delle aziende che dispiegano la loro attività nell’ambito del settore idrico rappresenti un’opportunità d’investimento estremamente interessante, con prospettive di forte crescita e sovraperformance rispetto alle esposizioni allargate ai mercati azionari globali.

Per cogliere queste opportunità, gli investitori hanno a disposizione diversi strumenti, come ad esempio Parvest Aqua, uno dei fondi tematici ambientali di Bnp Paribas Asset Mangement, che investe proprio in titoli di società internazionali la cui attività è legata al settore idrico e/o in settori ad esso correlati. Il fondo, lanciato nel 2008 e gestito dal 2015 da Huber Aarts di Impax Am,  gestore globale di global equity e real asset specializzato nei mercati ambientali, che gestisce le strategie ambientali globali di Bnp Paribas AM, ha oggi quasi un miliardo e 300 milioni di euro di asset in gestione e può vantare l’etichetta LuxFlag Environment, che garantisce che gli investimenti siano effettuati, in maniera responsabile, principalmente in settori relativi all’ambiente.

Paola Sacerdote
Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.
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