Cautamente ottimisti sul programma di riforme in Italia

James McCann, Economista UK/Europe di Standard Life Investments, prospetta una ripresa graduale del Belpaese nel corso del 2015

L’economia italiana negli ultimi mesi si è stabilizzata, portando verso la conclusione un lungo e doloroso periodo di contrazione. Ciononostante oggi sono pochi i segnali di una marcata accelerazione verso la crescita. Gli indicatori sono in qualche modo migliorati, ma continuano a segnalare un’attività appena tiepida. Complessivamente prevediamo che l’economia italiana resterà fiacca per qualche mese per poi riprendersi leggermente nel corso dell’anno. A guidare questo miglioramento saranno gli effetti del calo dei prezzi del petrolio, una linea fiscale meno rigida, l’impatto delle misure di stimolo della BCE e la domanda dei membri dell’eurozona che crescono più rapidamente.

Siamo cautamente ottimisti per quanto riguarda il programma di riforme in Italia. La riforma costituzionale dovrebbe favorire politiche più efficaci, inoltre abbiamo osservato uno sforzo concertato per affrontare le strozzature nel sistema giudiziario. Il governo ha anche fatto progressi su una serie di riforme strutturali, che hanno il potenziale per fornire un grande impulso alla produttività e alla crescita in Italia. In particolare la riforma del mercato del lavoro dovrebbe sostenere l’occupazione e la competitività nel lungo periodo. Riteniamo però questo impulso verso le riforme non debba fermarsi, riteniamo anzi indispensabile che queste misure siano attuate pienamente e tempestivamente.

L’abbandono della zona euro da parte della Grecia provocherebbe certamente il contagio verso altri Stati membri, tra cui l’Italia, ma crediamo che questo contagio sarebbe in gran parte contenuto. I decisori politici, infatti, ora hanno una serie di strumenti con cui smorzare l’impatto di un evento simile, compresi Operazioni Monetarie Definitive (OMT) e QE, nonché Liquidità di Ultima Istanza (ELA) a sostegno delle banche. Tuttavia, in una prospettiva di lungo termine l’uscita della Grecia costituirebbe un precedente preoccupante sulla credibilità del progetto dell’Eurozona.