Cercare valore nei corporate bond

A cura di Rocki Gialanella

La caccia al rendimento nel mercato del reddito fisso si e’ trasformata negli ultimi mesi in una missione erculea.

I tassi di interesse sono ai minimi storici in Europa, riducendo il rendimento ottenibile dall’investimento in obbligazioni ai minimi termini. I corporate bond presentano poche opportunità, peraltro sempre da valutare in ragione del profilo di rischio consono a ciascun investitore. Analizziamo in breve quattro opzioni per coloro che vogliano destinare una quota del proprio patrimonio al segmento dei corporate bond.

Puntare a fare meglio dell’inflazione

Nel momento in cui si decide l’area geografica in cui investire sarà bene non perdere di vista l’inflazione presente nella regione. Un conto è investire in titoli dell’eurozona tenendo conto che si tratta di un’area dove la BCE punta alla stabilità dei prezzi con un target di inflazione fissato al 2%. Molto diversa è la situazione di paesi alle prese con tassi d’inflazione già elevati o in crescita, che si traducono in un aumento delle probabilità di svalutazione della divisa domestica. I bond denominati in rubli russi e real brasiliani rappresentano due casi emblematici di titoli di debito provvisti di cedole elevate che non sono tuttavia bastate a compensare la perdita derivante dalla svalutazione della divisa domestica. In questi casi, le perdite per gli investitori sono state elevate.

Titoli in usd

Qualche mese fa, l’acquisto di titoli denominati in usd era uno dei consigli più in voga tra gli esperti. La prospettiva di un rafforzamento del biglietto verde veniva collegata alle differenti politiche monetarie adottate dalla Bce e dalla Federal Reserve. Attualmente, la raccomandazione di acquisto di titoli in usd viene accompagnata dalla cautela. I motivi alla base di questo cambio di atteggiamento sono due: il rafforzamento dell’usd è stato intenso e rapido, tale da bruciare buona parte del margine di apprezzamento derivante dalla precedente ed eccessiva posizione di forza della divisa unica europea”; il rialzo del costo del denaro Usa potrebbe innescare un ribasso delle quotazioni dei bond non compensabile dall’eventuale ulteriore rafforzamento del cambio.

Emergenti per chi vuole osare di più

Fino a qualche mese fa gli emerging corporate bond erano una specie di El Dorado. Attualmente non è più così. La diversificazione offerta dai fondi comuni d’investimento e dagli Etf sembra l’unica strada per poter continuare a puntare su questo segmento. Per rendersi conto della velocità di cambiamento degli scenari, basta dare un’occhiata a quanto accaduto ai titoli di due colossi considerati ultrasicuri fino a pochi mesi addietro: la brasiliana Petrobras, il cui bond con scadenza nel 2018 offre ora il 5,4% e la russa Gazprom, il cui titolo obbligazionario triennale offre il 4%.

L’opzione High Yield

Il rischio inversione dei tassi d’interesse, variazioni dei rating (o assenza di rating) e andamento dell’inflazione nelle diverse aree, rendono davvero difficile investire su questo segmento con un orizzonte temporale diverso da quello a breve termine. L’attuale livello dei rendimenti non sembra tale da giustificare l’assunzione di rischi crescenti. Il segmento corporate High Yield europeo offre il vantaggio di presentare una duration ridotta rispetto a quella degli Usa. Altro punto a favore del segmento HY europeo risiede nel processo di ristrutturazione che ha interessato numerose società (che presentano ora bilanci in salute) e nel basso tasso di default registrato da questa tipologia di bond.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.