Chiarezza sul beneficiario nelle polizze vita

di Pietro Lorenzi (Zitiello Associati)

Il 30 aprile le Sezioni Unite, con la sentenza n. 11421 del 2021, sono intervenute per dirimere un contrasto sorto in seno alle sezioni semplici della Corte di Cassazione in materia di designazione del beneficiario nelle polizze sulla vita. L’intervento nomofilattico della Suprema Corte è stato determinato dalla necessità di stabilire definitivamente se l’indicazione generica degli eredi, testamentari o legittimi, quali beneficiari delle polizze sulla vita servisse unicamente a individuare i soggetti aventi diritto alla prestazione, ovvero se questa designazione determinasse, oltre all’individuazione degli aventi diritto, anche la misura della quota parte della prestazione agli stessi dovuta in applicazione della normativa successoria legittima o testamentaria.

INTERVENTO PROVVIDO

L’intervento è stato senz’altro provvido in quanto, pur non essendo il contrasto giurisprudenziale così marcato, lo stesso era comunque idoneo a creare incertezza e a determinare dubbi per le imprese di assicurazione nell’adempimento della principale obbligazione sulle stesse gravante, ossia l’erogazione della prestazione al verificarsi dell’evento morte dell’assicurato. È infatti evidente che l’incertezza sui criteri di riparto della prestazione in capo ai beneficiari può esporre le imprese a rischi di “pagare male” e, conseguentemente, a contenziosi. 

Oltre a dirimere il tema principale, la Corte ha avuto modo di affermare principi di indiscussa rilevanza per il panorama assicurativo sulla vita, confermando nella sostanza, tra l’altro, una sentenza della terza sezione civile di pochi giorni precedente. 

UN DIRITTO PROPRIO

Le Sezioni Unite hanno in primis disposto che il beneficiario, già al momento della sua designazione, acquisisce in forza del contratto un diritto proprio nei confronti dell’assicuratore che, tuttavia, diviene esercitabile solo al momento del verificarsi dell’evento assicurato. Dunque, la prestazione non transita dall’asse ereditario del contraente, essendo invece un diritto proprio del beneficiario che può e deve essere esercitato nei confronti dell’impresa e che, come tale, prescinde dalle vicende successorie che riguardano il de cuius. Questa impostazione è stata espressa anche dalla terza sezione civile della Cassazione di pochi giorni precedente che ha confermato che la morte dell’assicurato non è l’evento che determina la nascita del diritto alla prestazione in capo al beneficiario, ma unicamente l’evento che determina la sua esigibilità nei confronti dell’impresa di assicurazione. Dunque la mera designazione beneficiaria, salvo successiva revoca, di fatto, attribuisce immediatamente un diritto proprio al soggetto designato che da tale momento ne diviene titolare.

Secondo le Sezioni Unite, poi, la designazione quali beneficiari degli eredi legittimi o testamentari costituisce unicamente un metodo suppletivo e univoco per individuare i soggetti creditori della prestazione al momento della morte dell’assicurato che, indipendentemente dal concreto svolgimento delle vicende ereditarie, sono i soggetti che rivestono la qualità di eredi al momento del verificarsi dell’evento morte dell’assicurato. Pertanto le proporzioni previste dalla legge successoria, salva diversa espressa indicazione del contraente, sono irrilevanti ai fini della suddivisione tra i beneficiari della prestazione dovuta in quanto tutti vi concorrono in medesima misura in forza della designazione beneficiaria. Anche la sentenza a sezioni semplici già richiamata sul punto conferma che la designazione quali beneficiari degli eredi legittimi o testamentari si risolve in un mero criterio per individuare gli aventi diritto, senza che rilevi l’effettiva accettazione o rinuncia all’eredità da parte dei medesimi.

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