Intervista a Giuseppe Zaffiro Puopolo, Portfolio Manager di Moneyfarm


Abbiamo assistito a numerosi episodi in cui la politica è intervenuta creando scompiglio e ribassi improvvisi sulle azioni cinesi. Credete che questo possa far vacillare la fiducia degli investitori esteri, preoccupati che questi non siano episodi isolati?

Il mercato cinese al momento appare come un puzzle complesso, con varie parti in movimento e in rapida evoluzione. Dal nostro punto di vista vi sono due punti focali che hanno attirato l’attenzione degli investitori internazionali e che meritano la nostra attenzione: la crisi di Evergrande e dell’immobiliare cinese e la pressione del regolatore sui giganti del settore tecnologico.

Giuseppe Zaffiro Puopolo

La crisi del settore immobiliare cinese, simboleggiata dalle difficoltà di Evergrande, non è stata causata, a nostro avviso, da interventi diretti da parte del Partito o del Regolatore, ma piuttosto da classiche dinamiche di mercato, leva finanziaria e moral hazard che abbiamo visto spesso in azione anche nelle economie sviluppate occidentali.

Paradossalmente, a questo punto, l’intervento della “politica” potrebbe essere positivo per i mercati finanziari, se il Partito decidesse di intervenire per evitare un default disordinato di Evergrande e l’effetto contagio che ne deriverebbe sull’intera economia cinese.

Per quanto riguarda invece la pressione regolatoria a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno su alcuni settori (technology, education), è indubbio che questa abbia causato una correzione dell’azionario cinese sorprendendo e spaventando gli investitori allo stesso tempo.

Gli esempi in questo ambito abbondano, a partire da Didi, l’equivalente cinese di Uber, che dopo essersi quotata sul mercato americano si è rapidamente trovata al centro di indagini sul suo utilizzo dei dati.

Altri giganti tecnologici entrati nel radar del regolatore sono stati Tencent, Alibaba, Baidu e, in generale, tutto il settore dell’”online education”, che ha subito perdite enormi in seguito alla dichiarazione di voler rendere il settore no-profit.

A nostro avviso, l’azione del regolatore riflette una volontà politica di intervenire in alcuni ambiti. Non riteniamo quindi si tratti di casi isolati e siamo consapevoli che questo possa spaventare gli investitori internazionali abituati a governi e regolatori meno interventisti.

Premesso ciò, la Cina rimane un mercato enorme e in forte crescita. E non pensiamo abbia senso evitarlo sull’onda della preoccupazione degli impatti regolatori, soprattutto dalla prospettiva di un investitore di lungo termine.

Alla luce degli ultimi accadimenti, quali sono le vostre scelte di asset allocation sul mercato azionario cinese e quali prospettive delineate nel medio termine?

La nostra esposizione al mercato azionario cinese è stabile negli ultimi trimestri e in linea con il peso che l’azionario cinese ha sull’azionario globale.

Da un lato, le valutazioni rimangono attrattive rispetto a quelle che vediamo nei mercati sviluppati e in particolare negli Stati Uniti. Dall’altro gli oneri normativi e politici imposti invitano a riflettere sull’opportunità di immergersi troppo in profondità.

Anche a livello macroeconomico, si intravede qualche difficoltà, il settore immobiliare ne è l’esempio più lampante e, più in generale, le stime di crescita del PIL cinese per il 2021 sono state riviste al ribasso dal Fondo Monetario Internazionale.

Le prospettive nel medio-lungo termine restano, a nostro avviso, positive, quando l’orizzonte temporale si allunga le peculiarità recenti perdono di significato e i fondamentali contano.

Se guardiamo ai fondamentali non possiamo fare a meno di osservare l’imponente crescita degli utili aziendali dell’ultimo decennio, che è inverosimile si arresti bruscamente in un’economia con delle prospettive di crescita a lungo termine superiori a quelle dei Paesi Sviluppati.

Le valutazioni restano attrattive rispetto agli indici statunitensi e riteniamo che il gap potrebbe ridursi via via che la situazione sui due macro-temi sollevati in precedenza si normalizzi.