Cina, puntiamo sulle società della new economy

Apre questa settimana l’inchiesta di Fondi&Sicav sulla Cina François Perrin, gestore del fondo China Environmental di East Capital, dopo il rallentamento dell’economia degli ultimi mesi e l’andamento altalenante della Borsa di Shanghai

A che punto ritenete sia giunta la transizione dell’economia cinese? Le ultime rilevazioni indicano che i consumi interni pesano il 60% del Pil. Pensate che il rallentamento realmente verificato è coerente con la transizione verso il nuovo modello economico che la Cina sta cercando di perseguire?

La Cina ha raggiunto nel 2013 il punto nel quale il settore dei servizi inizia a rappresentare una quota maggiore rispetto a quello industriale rispetto al Pil. Da questo punto di vista, la crescita del Pil, grosso modo per l’80-90%, nel primo trimestre dell’anno è derivata dal settore dei servizi. La conclusione naturale è che, come termometro dello stato di salute dell’economia cinese, è il settore dei servizi quello su cui concentrarsi.

Perciò, se anche l’indice Pmi manifatturiero può evidenziare alcuni segnali di stabilizzazione al di sopra della soglia dei 50 punti, la produzione di energia sta crescendo a un ritmo intorno al 2% nel corso degli ultimi 12 mesi e la vendita di macchine escavatrici, nello stesso periodo, è diminuita del 17%, ma non si tratta più dei parametri più affidabili per misurare la forza dell’economia cinese.

I passeggeri registrati dalle compagnie aeree sono cresciuti dell’8% nel corso dell’ultimo anno, le sottoscrizioni di contratti 4G sono aumentate del 60% e il prezzo delle proprietà in cento città hanno registrato un incremento del 4%. L’indice Pmi non manifatturiero si sta attestando ben al di sopra della soglia dei 50 punti (a 53,5 punti) mentre la fiducia dei consumatori è rimasta ad alti livelli (104,2) nella rilevazione di maggio. Questa è la forza attuale dell’economia cinese e per larga parte deve ancora manifestarsi. Ad esempio, cinque milioni di veicoli elettrici dovrebbero arrivare sulle strade della Cina entro il 2020.

Facendo leva sull’ampio network infrastrutturale che si è sviluppato negli ultimi 15 anni, il processo di transizione verso un’economia guidata dai servizi che si concentra sulla qualità dello sviluppo è un traguardo quasi raggiunto, allo stato attuale delle cose.

Dopo le montagne russe degli ultimi mesi, quale comportamento vi aspettate dal mercato azionario cinese?

In questo processo, continuiamo a privilegiare un’esposizione verso società non a partecipazione statale, attive nei settori della new economy e nella tutela ambientale. Ci sono svariati titoli di qualità nei mercati azionari onshore di Shanghai e Shenzhen. L’esposizione a trend strutturali, il focus su una crescita tracciabile, la capacità di generazione di cassa, la qualità della corporate governance e valutazioni ragionevoli dovrebbero rimanere criteri di selezione chiave quando si cercano opportunità sul mercato cinese. Concentrandosi sulle opportunità domestiche, questi titoli sono immuni dalla volatilità dei tassi di cambio.

Il mercato azionario cinese continuerà a beneficiare dell’implementazione delle riforme finanziarie e di quelle inerenti al lato offerta. Il lancio dello Shenzhen Hong Kong Stock Connect, che permette l’accesso alle opportunità di investimento più interessanti, dovrebbe aver luogo nelle prossime settimane e sarà un fattore catalizzante per i mercati domestici.

Politica monetaria della Fed, forza o debolezza del dollaro Usa e ripercussioni sullo Yuan e sull’economia e la Borsa cinese. Come interpretate queste variabili e quanta importanza rivestono nella vostra strategia d’investimento?

Con la Fed che mantiene i tassi di interesse in una fase di stallo e la Banca centrale giapponese che conferma un contesto di rendimenti negativi, la pressione sulla Cina derivante dai deflussi dei capitali si placherà. Qualora i titoli quotati a Hong Kong reagissero male a un esito potenzialmente negativo del referendum britannico, i mercati azionari cinesi onshore, (i cosìddetti mercati A-shares), ne resteranno forse relativamente immuni.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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