Cina, strategia basata su selezione titoli bottom-up

Prosegue l’inchiesta di Fondi&Sicav sul paese del Dragone con l’intervento di Fabrice Jacob, Ceo di JK Capital Management, Società del Gruppo La Française

A che punto ritenete sia giunta la transizione dell’economia cinese? Le ultime rilevazioni indicano che i consumi interni pesano il 60% del Pil. Pensate che il rallentamento realmente verificato è coerente con la transizione verso il nuovo modello economico che la Cina sta cercando di perseguire?

La transizione della Cina, da un’economia guidata dagli investimenti a una basata sui consumi, è iniziata già da qualche anno e ci vorrà del tempo prima che si possa dire conclusa. E’ un processo che il governo non dovrebbe stimolare in modo eccessivo perché il rallentamento della crescita che ne deriva ha un effetto domino sull’economia. La politica fiscale è lo strumento che può essere utilizzato per accelerarne il processo e fino a questo momento è stato utilizzato con cautela da parte dagli esponenti di politica monetaria della Cina. La flessione dell’ultimo anno si deve soprattutto all’intervento del mercato e all’impatto dell’apprezzamento del dollaro. Secondo noi non si deve al ritmo della transizione.

Dopo le montagne russe degli ultimi mesi, quale comportamento vi aspettate dal mercato azionario cinese? 

I mercati azionari emergenti sono guidati dai flussi di liquidità. Nel 2015 abbiamo assistito al ritorno di capitale sui mercati azionari statunitensi a causa della previsione del ciclo di aumento dei tassi, che ha guidato al rialzo il dollaro americano mentre tutte le altre valute, sia quelle dei paesi sviluppati sia emergenti, sono scese, ad eccezione dello yuan cinese. L’andamento del 2016 potrebbe rivelarsi opposto a quello del 2015: più traspare l’incertezza della Fed sull’aumento futuro dei tassi e maggiore liquidità torna a riversarsi sui mercati azionari emergenti. Riguardo alla Cina, nello specifico, gli investitori sono ancora prudenti sul rischio di un’improvvisa svalutazione dello yuan. Finché il conto capitale della Cina rimarrà ermeticamente chiuso, ed è così da gennaio scorso grazie alle misure di controllo del cambio, non ci sarà il rischio di deflusso incontrollato del capitale, tale da generare un’improvvisa svalutazione. Malgrado il rafforzamento della valuta dello scorso anno contro tutte le altre valute emergenti, la Cina non ha perso quote di mercato e non è interessata a una svalutazione competitiva. Un conto capitale chiuso, congiuntamente all’indebolimento del dollaro americano, sono fattori positivi per le azioni cinesi, ma gli investitori hanno bisogno di più tempo per credere nella stabilità dello yuan. Una valutazione estremamente economica delle azioni potrebbe contribuire a convincerli.

Politica monetaria della Fed, forza o debolezza del dollaro Usa e ripercussioni sullo Yuan e sull’economia e la Borsa cinese. Come interpretate queste variabili e quanta importanza rivestono nella vostra strategia d’investimento?

La nostra strategia di investimento si basa sulla selezione dei titoli bottom-up, focalizzata su temi di investimento che sono immuni alle considerazioni macro. I temi di investimento comprendono la crescita delle piattaforme Internet, del turismo locale, di alcuni aspetti del consumo e della spesa per l’istruzione, tra gli altri. Riduciamo la volatilità dei nostri portafogli con aziende stabili che offrono rendimenti dei dividendi elevati, in particolare nel settore delle telecomunicazioni oppure in quello delle locazioni immobiliari. La protezione che abbiano adottato si deve all’indecisione della Fed che tende a rendere il dollaro particolarmente volatile, con un impatto diretto sul nostro universo di investimento.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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