a cura di Pinuccia Parini
Lo scorso luglio, il Partito comunista cinese (Pcc) ha concluso il tanto atteso Terzo plenum del 20° Congresso del Partito, che ha riunito i vertici, inclusi i membri del comitato centrale e del politburo. Alcuni di questi sette incontri, che vengono tenuti nell’arco di cinque anni, hanno segnato momenti decisamente significativi per la storia politica ed economica della Cina.
I PLENUM PASSATI
È ciò che avvenne, per esempio, nel 1978, quando il Terzo plenum dell’undicesimo comitato centrale del Pcc fu un momento decisivo per segnare il passaggio del Paese dalla rivoluzione culturale alla grande riforma dell’economia cinese e all’apertura della nazione volute dall’allora premier Deng Xiaoping. Nel 1993 Jiang Zemin annunciò ufficialmente l’adozione di «un’economia socialista di mercato», mentre nel 2013 Xi Jinping parlò di un «ruolo decisivo del mercato nell’allocazione delle risorse», alimentando le speranze di una nuova ondata di riforme e liberalizzazioni. Da allora, però, quella promessa è stata disattesa.
E anche quanto emerso quest’anno lascia un po’ di amaro in bocca, viste le aspettative di alcuni analisti, soprattutto occidentali, di annunci che avrebbero aiutato la delicata fase dell’economia cinese. Ma forse le attese sono state mal riposte, visto che, come solitamente avviene, al di là delle dichiarazioni, sarà più importante vedere quali sono le misure che saranno adottate nel concreto. Ciò che rimane comunque interessante analizzare è l’immagine della Repubblica Popolare che emerge dal comunicato pubblicato alla fine dell’incontro.
IL COMUNICATO
Dopo un elenco dei risultati raggiunti, il documento sottolinea che «il presente e il prossimo futuro rappresentano un periodo critico per il nostro sforzo di costruire un grande Paese e di procedere verso il ringiovanimento nazionale su tutti i fronti attraverso la modernizzazione cinese». Per continuare il piano di riforme, è stata reiterata la necessità di «rimanere fedeli al marxismo-leninismo, al pensiero di Mao Zedong, alla teoria di Deng Xiaoping, alla teoria delle tre rappresentanze e alla prospettiva scientifica dello sviluppo e della piena attuazione del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era»1.
UNA REALTÀ GIÀ NOTA
La sensazione che si trae dalla lettura del testo è il ruolo centrale del Partito nel guidare la macchina economica del Paese, da cui emerge una maggiore centralizzazione; è tuttavia un aspetto che non dovrebbe sorprendere alla luce delle decisioni prese dall’attuale leadership politica. Viene affermata l’importanza di essere dotati di una «solida regolamentazione macroeconomica, insieme a una governance efficace da parte dell’esecutivo» per garantire che si possano «sfruttare appieno i punti di forza istituzionali» di un’economia di mercato socialista come quella cinese. Per questa ragione, l’impegno è di migliorare il sistema nazionale di pianificazione strategica e i meccanismi di coordinamento delle politiche, attraverso ulteriori riforme del sistema fiscale e finanziario, che garantiscano un finanziamento sostenibile alle autonomie locali, le cui casse sono state particolarmente colpite dalla crisi immobiliare.
PUBBLICO E PRIVATO
Ovviamente, il plenum non è l’occasione per entrare nei dettagli delle misure, ma le dichiarazioni fatte non offrono spunti particolari su quali iniziative saranno prese nel concreto. Pechino ha rimarcato la modernizzazione in stile cinese, promuovendo le riforme strutturali dal lato dell’offerta, migliorando i meccanismi di incentivo e di vincolo per dare impulso a uno sviluppo di alta qualità, creando nuovi motori di crescita, integrando l’economia reale a quella digitale, potenziando il settore dei servizi, modernizzando le infrastrutture e rafforzando la resilienza e la sicurezza nelle catene industriali e di approvvigionamento. L’istruzione, la scienza e la tecnologia e i talenti sono considerati la base strategica per tale processo e per questa ragione saranno redatte alcune riforme nei tre ambiti elencati. Tuttavia, nonostante venga detto che «incoraggeremo, sosterremo e guideremo senza riserve lo sviluppo del settore non pubblico, faremo in modo che le entità economiche sotto tutte le forme di proprietà abbiano uguale accesso ai fattori di produzione in conformità con la legge, competano sul mercato su un piano di parità e siano protette dalla legge come pari», alla luce anche di quanto successo dal 2013 in poi, rimane il forte dubbio di quanto sarà lasciato al mercato in termini di allocazione delle risorse e quale ruolo svolgerà il Partito in questo senso. Negli ultimi anni la leadership ha avuto più a cuore il rilancio delle Soe e i maggiori sforzi sono andati in questa direzione, probabilmente tutto ciò a scapito di un tessuto industriale privato che era in passato fiorito e aveva sostenuto l’economia.
TRA UMANITÀ E NATURA
Un altro punto centrale del comunicato è garantire e migliorare il benessere della popolazione attraverso il perfezionamento dei servizi pubblici di base con la finalità di soddisfare i bisogni essenziali e fornire ammortizzatori sociali per i più bisognosi. In questa direzione è stata menzionata una più equa distribuzione del reddito e un miglioramento della politica occupazionale e del sistema di sicurezza sociale e sanitario. Ma la modernizzazione cinese riguarda anche il raggiungimento dell’armonia tra umanità e natura. Per questa ragione, vanno migliorati i sistemi di tutela dell’ambiente, compiuti sforzi concertati per tagliare le emissioni di carbonio e ridotto l’inquinamento. Alla reiterazione di questo impegno fa indubbiamente da sfondo un’industria cinese che, in alcuni ambiti, quali la produzione dei pannelli solari e le auto elettriche, ha visto il Dragone acquisire una posizione dominante all’interno delle catene di fornitura di questi prodotti, diventando una vera e propria minaccia per i concorrenti di altri paesi e aumentando le tensioni commerciali soprattutto con l’Occidente. Da questo punto di vista, l’esito delle elezioni americane potrebbe accentuare ulteriormente queste frizioni.
UN APPROCCIO OLISTICO
Un altro elemento vitale per garantire la modernizzazione cinese è la sicurezza nazionale. Nel comunicato si recita: «Dobbiamo applicare pienamente un approccio olistico alla sicurezza nazionale, migliorare le istituzioni e i meccanismi di salvaguardia e garantire che lo sviluppo di alta qualità e una maggiore sicurezza si rafforzino a vicenda, in modo da salvaguardare efficacemente la stabilità e la sicurezza del Paese nel lungo periodo».
Ciò significa che, oltre alla modernizzazione della difesa nazionale e delle forze armate, c’è un obiettivo molto chiaro: la sicurezza politica, che, in altre parole, significa proteggere l’attuale leadership. La considerazione potrebbe essere scontata, ma serve a connotare ulteriormente il messaggio emerso dal plenum, ossia che la visione del potere di Xi Jinping è più che mai rafforzata. Forse sarebbe successo anche nel caso di una diversa leadership, ma l’attuale presidente non solo aveva già rivisto la costituzione per potere ricevere un terzo mandato, ma vi aveva anche inserito il suo pensiero.
CONCLUSIONI
L’economia a doppia circolazione è stata una componente chiave del XIV piano quinquennale del Partito comunista cinese, adottato nel 2021, attraverso il quale emerge l’ambizione del Paese di diventare autosufficiente. Puntare a una maggiore indipendenza dall’esterno è peraltro un obiettivo che diverse economie si sono date, soprattutto dopo la pandemia, spinte da venti più insistenti a favore di misure protezionistiche. Qualche difficoltà è emersa in questi anni e gli effetti si sono visti sul rallentamento dell’attività economica del Dragone, ma, per il momento, le diverse misure adottate non sono state sufficienti a rinvigorire la crescita come si era atteso. La promozione dei consumi, come si legge tra le righe del comunicato del Terzo plenum, avverrà tramite un rafforzamento della sicurezza sociale per spingere le famiglie a spendere di più, ma l’operazione non è semplice, soprattutto con gli effetti della crisi immobiliare ancora tangibili. Probabilmente, la preoccupazione di Pechino è che qualsiasi misura di stimolo o intervento possa deteriorare i conti pubblici e quelli dei governi locali, già alle prese con il debito e la ricerca di nuove risorse.
Ancora una volta sono necessarie azioni concrete che diano un senso ad affermazioni in cui si sottolinea il ruolo del mercato nell’allocazione delle risorse. Per il momento, ciò che è uscito dal plenum è la centralità del Partito e di Xi, in primis. L’economia è stata definita stabile dal politburo, ma, ciò nonostante, il principale organo del Pcc ha rimarcato l’importanza di aumentare i consumi. Come si muoveranno le autorità dovrà essere monitorato attentamente dagli investitori, che per il momento hanno visto le loro aspettative deluse.
1.(rif. http://en.cppcc.gov.cn/2024-07/19/c_1006186.htm)

