Clean Energy, pronti a partire

A colloquio con Luciano Diana, gestore del comparto Pictet – Clean Energy sul settore energetico nel suo complesso, alla luce dei recenti bruschi movimenti del prezzo del petrolio

Quali sono le peculiarità del settore Clean Energy rispetto ad un tradizionale investimento nel settore energia?

La peculiarità principale è la maggiore diversificazione rispetto al tradizionale indice MSCI Energy. La nostra interpretazione del tema Clean Energy è la transizione verso un mix energetico più pulito e più sostenibile, il che vuol dire investire su un ampio universo di titoli nei campi dell’efficienza energetica, le rinnovabili e l’ infrastruttura per il gas naturale. La diversificazione riduce la ciclicità e la correlazione con i prezzi dell’energia. Inoltre, l’indice MSCI Energy è fortemente concentrato sull’ America del Nord ed è composto di grandi società con $27 miliardi di capitalizzazione media. Un approccio tematico consente di investire anche su società di taglia media e bassa e in un numero di paesi più elevato. Negli ultimi tre anni, investire sul comparto MSCI Energy avrebbe portato ad una performance negativa del 30% rispetto al settore Clean Energy come da noi inteso. Il segmento Clean Energy ha sofferto nel 2014 rispetto ai principali indici azionari.

Quali sono le ragioni della sottoperformance?

Il segmento ha sottoperformato di circa il 7% l’indice MSCI World nel 2014. Questo è avvenuto durante la seconda metà dell’anno, principalmente perché il calo repentino del prezzo del petrolio ha avuto un effetto negativo sul sentimento degli investitori. A nostro avviso l’effetto è stato sproporzionato e in certe aree del tutto ingiustificato, perché i fondamentali si sono indeboliti solo marginalmente. Ad esempio, i titoli legati all’energia solare hanno sottoperformato anche se il solare non è in competizione diretta con il petrolio per la produzione di energia elettrica. Il solare compete piuttosto con il gas naturale e con il carbone, dato che il petrolio è prevalentemente usato nel settore dei trasporti. Un altro esempio sono i titoli di componentistica per il settore auto, anch’essi coinvolti ingiustamente al ribasso. Di fatto, gli standards che impongono alle case automobilistiche di investire in “”fuel efficiency”” rimangono in piedi e sono pluriennali, dunque non determinati da fluttuazioni a breve del prezzo del petrolio. Per questi motivi ci aspettiamo che questi titoli recupereranno una volta che si sarà trovata una stabilizzazione nel prezzo del petrolio.

È possibile individuare una correlazione storica significativa tra l’andamento del prezzo del petrolio e il settore delle energie pulite?

No. Si può trovare una correlazione significativa solo durante alcuni brevi periodi, ma non sul lungo termine. I drivers che supportano le energie pulite e l’efficienza energetica in generale sono non-ciclici, complessi e dipendono anche dalla crescita di domanda energetica, dal progresso tecnologico, dal quadro normativo come dai prezzi regionali del gas naturale e del carbone.

Quali sono le tue aspettative sul prezzo del petrolio per il 2015?

È probabile che il prezzo del petrolio (Brent) si stabilizzi all’interno di un range tra i $40 e i $60 dollari al barile per il 2015, con un rialzo possibile nella seconda metà dell’anno. I prezzi bassi di oggi sono l’effetto della grande produzione di shale oil negli Stati Uniti, che verrà ridotta solo gradualmente e solo a partire dall’anno prossimo, dato un certo tempo di latenza. È improbabile un recupero nel breve termine, quindi, e il maggiore fattore di incertezza oggi è la politica di prezzi dell’ Arabia Saudita.

Nel recente passato si è parlato molto di shale oil e lo shale gas come una vera rivoluzione per il settore energetico, come vi ponete nei confronti di queste nuove tecniche estrattive?

Le tecniche di estrazione legate allo shale oil / gas hanno sicuramente rivoluzionato il settore energetico mondiale. Come investitori facciamo una considerazione molto semplice: negli Stati Uniti c’è e ci sarà una forte domanda di infrastrutture per portare il nuovo shale gas dai luoghi di produzione a quelli di consumo. Di conseguenza investiamo nelle compagnie che commissionano e operano i nuovi gasdotti. Non investiamo direttamente nei produttori perché li riteniamo dei titoli troppo ciclici ed esposti al prezzo della commodity. Questi tipi di compagnie rappresentano circa il 20% c.a. del nostro portafoglio.

Più in generale quanto conta l’innovazione tecnologica nel settore delle energie pulite?

Moltissimo. Il dibattito ricorrente è quando le energie pulite diventeranno competitive rispetto ai combustibili fossili, senza sussidi. La cosiddetta “”grid parity””. Non c’è una risposta unica e chiara perché tutto dipende dalle condizioni locali. Si deve distinguere tra installazioni residenziali e quelle di grandi dimensioni. In generale, il costo delle rinnovabili continua a scendere secondo una “”curva di esperienza”” (25% di riduzione ogni raddoppio di capacità cumulata), mentre il costo dell’elettricità per i consumatori continua a crescere. Ad esempio, anche a livello produttivo il costo dei pannelli solari è sceso da $2.75/Watt nel 2008 a $0.5/Watt nel 2014 negli Stati Uniti. Questo ha portato il costo di un sistema completo residenziale dai $9/Watt ai $3-4/Watt, stimolando così il mercato in termini di numero di installazioni complessive. Il costo dell’elettricità da combustibili fossili è destinato a crescere a differenza di quella prodotta dal solare: per l’energia tradizionale non vi sono solo, infatti, maggiori costi di generazione e maggiori costi per soddisfare le norme ambientali (carbone), ma anche maggiori costi di trasmissione e distribuzione. A differenza di questi il costo del solare continua a scendere come si evince da questa figura che mostra i costi di produzione dell’elettricità a livello “wholesale”.

A che punto siamo del processo di transizione dalle fonti energetiche tradizionali a fonti energetiche rinnovabili e quando prevedete avverrà il sorpasso ?

La transizione energetica sarà graduale e continuerà nei prossimi decenni. Non ci aspettiamo un “sorpasso” nel prossimo futuro, piuttosto un mix più equilibrato, considerando che i combustibili fossili rappresentano ancora più dell’80% del totale. Ciononostante, le rinnovabili ed il gas naturale contribuiranno per la metà della crescita della domanda di energia di qui al 2040, e saranno quindi i veri motori di crescita.

La transizione sarà veicolata esclusivamente da fattori legati ai prezzi?

I prezzi delle materie prime avranno sempre un ruolo da giocare, ma i due forti trend da non dimenticare sono il progresso tecnologico e l’evoluzione del quadro normativo. Osserviamo infatti che il supporto dei governi sta diventando più marcato e determinante per accelerare questa transizione. Questo è evidente da politiche energetiche che favoriscono investimenti sul settore Clean Energy e che allo stesso tempo rendono la vita difficile a chi vuole investire in combustibili fossili come ad esempio il carbone. Sono politiche energetiche che rispondono alla volontà dei cittadini di vivere in un ambiente più pulito e di limitare i possibili danni del cambiamento climatico. Un esempio su tutti è la volontà del governo Cinese di dichiarare “”guerra all’inquinamento”” per i prossimi decenni.

Quali sono le principali opportunità per il settore Clean Energy nel 2015?

Le opportunità principali si trovano nei sotto-settori che sono stati maggiormente e ingiustamente penalizzati dal calo del prezzo del petrolio. In particolare, pensiamo alle società legate al trend dell’efficienza dei consumi nel settore dei trasporti, come Delphi Automotive, Borgwarner, Sensata, oppure ai titoli legati all’energia solare. Un’altra area con buone prospettive è quella dei semiconduttori usati in campo industriale, automobilistico e dell’ elettronica di consumo per ridurre i consumi di elettricità, come ad esempio quelli prodotti da NXP Semiconductors. In generale, l’efficienza energetica rimane uno strumento importante per le società per ridurre i costi di produzione e aumentare la competitività. Per finire, l’infrastruttura gas naturale negli Stati Uniti continua a rimanere attraente.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.