Come finira’ la nuova guerra delle divise?

A cura di Rocki Gialanella

La Fed ha smesso di stampare Usd e la Bce ha annunciato il piano di allentamento monetario. L’euro cade fino a 1,11 Usd, il minimo dal 2003

Continua il deprezzamento dell’euro nel cross contro l’Usd, in scia alle attese maturate negli ultimi mesi e sulla spinta dell’annuncio del piano di allentamento monetario della Bce. La divisa comunitaria registra un cambio di 1,11 contro l’Usd, livello minimo da settembre 2003.

Dall’inizio dell’anno, l’euro si è svalutato già del 7% rispetto al biglietto verde (era partito da quota 1,21 all’inizio di gennaio). La divisa dell’eurozona è ormai lontanissima dagli 1,40 Usd registrati nel maggio del 2014.

L’annuncio dell’acquisto di titoli privati e pubblici per un ammontare mensile pari a 60 mld di euro ha provocato un’accelerazione senza precedenti del processo di svalutazione dell’euro. La parità tra euro e dollaro viene presa in considerazione come un’ipotesi più che realistica dalla maggior parte degli esperti. L’ultima volta che le due monete sono state equivalenti è stato nel lontano 2002 (4 dicembre di quell’anno). Goldman Sachs, Ing e Citi hanno pubblicato dei report che ipotizzano una situazione simile entro il 2016.

Draghi ha lanciato l’eurozona nella guerra di divise che lo scacchiere internazionale ospita da qualche anno. Un precedente similare, ma non comparabile rispetto alla situazione odierna, è quello vissuto tra il 1980 e il 1985, fase in cui il dollaro Usa si apprezzò del 90% rispetto al Marco tedesco. La guerra terminò con un accordo firmato presso l’Hotel Plaza a New York, in cui si decise di deprezzare il marco tedesco e lo yen giapponese.

A quei tempi, l’eccezionale scalata dell’Usd era stata alimentata dal sensibile incremento dei tassi d’interesse voluto dalla Federal Reserve (presieduta da Paul Volcker) per combattere la tanto temuta stagflazione (combinazione di stagnazione ed inflazione).L’inflazione statunitense arrivo a sfiorare il 10% e, tra il 1979 e la prima metà del 1980, la Fed portò il costo del denaro dal 10% al 20%. Solo nel 1984 i tassi Usa si riportarono al di sotto del 10%.

Attualmente la situazione è molto diversa. L’economia Usa cresce e non soffre d’inflazione. Gli investitori hanno liquidato le proprie scommesse ribassiste sull’Usd e vogliono acquistare biglietti verdi adesso che la Fed ha smesso di stampare Usd in quantità industriali.

Bisognerà attendere per vedere come andrà a finire questa guerra di divise. La cosa certa è che la Fed ha mantenuto in vita per alcuni anni una serie di stimoli monetari senza precedenti che hanno portato il dollaro a livelli troppo alti (1,50 contro l’euro). Adesso è arrivato il turno della Bce e dell’eurozona.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.