Comgest «Una forte classe media»

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Gabriella Berglund, branch manager di Comgest Italy, partecipa al Focus Cina.

Nel 2020, la Cina è stata l’unica grande economia che ha contribuito positivamente alla crescita globale. Pensate che ciò sia ascrivibile solo alla capacità di contrastare la pandemia?

«No, anche a un’economia online molto sviluppata. La trasformazione della Cina in una struttura di servizi moderna, con i suoi leader tecnologici, una gestione efficiente della crisi di Covid-19 e una classe media in crescita, ha sostenuto i mercati azionari nazionali nel 2020, con uno slancio alimentato dal boom dell’e-commerce e dai sistemi di pagamento elettronici avanzati del Paese. La rapida espansione della classe media è stata un particolare fattore di sviluppo. Giganti di Internet come Tencent e NetEase hanno beneficiato della loro forte posizione nel mercato cinese dei giochi per computer, soprattutto durante la chiusura a livello nazionale. Allo stesso modo, Shandong Weigao (tecnologia medica) ha illustrato il grande potenziale che crediamo risieda nel mercato sanitario cinese. Al contrario, la crescita di alcune società come 3SBio (biosimilari) o Samsonite (bagagli) è stata fiacca lo scorso anno a causa dei venti contrari della regolamentazione a breve termine e dell’impatto della pandemia, anche se riteniamo che nel lungo periodo il loro franchising dovrebbe rimanere forte. L’e-commerce è stato un pilastro chiave dei consumi cinesi. Oltre il 30% degli acquisti di beni del Paese viene ora gestito online, il dato più alto al mondo. Alibaba, il leader di questo settore in Cina, ha stilato un’altra lunga lista di innovazioni di successo nel 2020 con Taobao Livestreaming, Taobao Deals, Tmall Luxury Pavillion e un importante prodotto di news basato sui dati. Mentre la Cina continuerà probabilmente a inasprire la regolamentazione sul comparto digitale, riteniamo che il governo cercherà un equilibrio tra innovazione e regolamentazione. Alibaba, nel suo ruolo di innovatore di internet, resterà rilevante per l’ambizione della Cina di diventare una nazione ad alta tecnologia».

Pensate che la Cina si stia muovendo coerentemente verso uno sviluppo più sostenibile?

«Sì, la Cina ha ora un modello di crescita economica autosostenuto basato su una forte classe media, per cui non è stato necessario alcun intervento fiscale o monetario su larga scala, come è invece avvenuto in occidente nel 2020, per mantenere in vita l’economia. La sua industria manifatturiera e quelle hi-tech stanno rapidamente risalendo la catena del valore. Osserviamo una forte domanda da parte di società manifatturiere cinesi verso i produttori di tecnologia robotica, come Fanuc, Kuka (parte di Midea) o Keyence. È chiaro che il piano politico “Manufactured in China 2025” per competere nell’ambito delle industrie ad alto valore aggiunto dà i suoi frutti. C’è anche una grande spinta nelle energie rinnovabili e nelle auto elettriche per de-carbonizzare l’economia».

Quali sono i rischi e le opportunità del processo di urbanizzazione, crescita della classe media e invecchiamento del Paese?

«Intravediamo interessanti opportunità, di cui vale la pena citare alcuni esempi. Per quanto riguarda l’urbanizzazione, guardiamo a China Resources Gas, principale distributore di gas in Cina (gestisce 120 città) che è passato rapidamente dal petrolio al gas come fonte energetica più pulita. L’invecchiamento del paese apre ampio spazio alla crescita del mercato sanitario. Nello specifico, in Cina c’è la maggiore quantità di popolazione al mondo affetta da diabete, con la necessità di cure di qualità superiore; 120 milioni di persone soffrono di malattie renali a causa di un elevato livello di zucchero nel sangue, per cui hanno bisogno di dialisi; inoltre, è in aumento la domanda nel trattamento oncologico (3SBIO, come bio-farma, produce i globuli bianchi e rossi necessari per la chemioterapia e la dialisi). Infine, la crescita della classe media ha portato a cambiare stili di vita e abitudini alimentari: dal consumo di latte  (Yili), all’automarket (Autohome, la più grande piattaforma internet per auto nuove e usate) per arrivare al gioco online e al fintech (Alibaba e Tencent). Per quanto riguarda i rischi, invece, ne intravediamo uno nell’elevata leva finanziaria nell’economia, anche se è più presente negli enti pubblici che nelle famiglie. Qualche rischio anche nello sviluppo eterogeneo tra la Cina interna e le zone rurali più arretrate rispetto a quelle costiere».

Che cosa ci si può attendere dall’equity cinese per il 2021 e quali sono le prospettive nel medio termine?

«Le azioni cinesi hanno buone prospettive di performance, in quanto la valutazione non è elevata, con un P/E per i prossimi 12 mesi di 15x sulla base della crescita dell’utile per azione del 17%. Lo stesso discorso vale per il nostro fondo che negozia a un multiplo simile per un Cagr di Eps a cinque anni del 16%. Nell’ultimo decennio la Comgest Growth China è stata la strategia a più alto incremento della nostra gamma globale di prodotti per la crescita di qualità. È probabile che in futuro continuerà a essere così. Il mercato azionario cinese avrà maggiore spazio negli indici azionari globali, poiché l’apertura delle borse onshore è solo all’inizio. La Cina vuole internazionalizzare il renminbi: aprirà i suoi conti di capitale lentamente, ma sicuramente, e quindi continuerà ad attirare investitori esteri in azioni e obbligazioni. Dall’apertura del mercato nel 2015/16, gli investitori stranieri hanno acquistato il 10% del flottante libero delle azioni quotate a Shenzen o Shanghai. È un segno di fiducia. Siamo investitori bottom-up, quindi guardiamo ai trend di crescita. Assicurazioni, internet, servizi sanitari sono importanti motori di crescita per il fondo che gioca il tema dell’espansione della classe media cinese. Nonostante i rischi geopolitici sino-americani, crediamo che la Cina continuerà a svilupparsi in modo corretto in termini economici. I consumatori cinesi sono diventati la destinazione di crescita per la maggior parte delle aziende del mondo sviluppato che si trovano nella regione da tre o a volte quattro decenni, quindi i legami commerciali sono molto stretti. È improbabile che la geopolitica possa fare deragliare la crescita».

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