Confini labili

Negli ultimi 5.000 anni né la guerra, né la depressione, né tantomeno la persistente deflazione avevano spinto i rendimenti obbligazionari in territorio negativo. Allianz Global Investors

Senza dubbio i rischi sono aumentati: il sorprendente esito del referendum nel Regno Unito, che ha sancito la Brexit, è un esempio delle attuali incertezze a livello geopolitico. Tuttavia, gli investitori non si sono lasciati fuorviare e i corsi azionari hanno proseguito nel trend positivo. L’ottimismo è alimentato soprattutto dagli ampi programmi di stimolo monetario attuati dalle principali Banche centrali, commenta Stefan Scheurer, vice president Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors.

Nei mesi scorsi la Bank of England (BoE), la Banca centrale europea (Bce) e la Bank of Japan (BoJ) hanno adottato una linea ancora più accomodante e/o tagliato i tassi di riferimento. Visti la debolezza e il tendenziale rallentamento della crescita mondiale non si escludono nel prossimo futuro ulteriori misure di stimolo. Sui mercati i costi delle coperture contro un’eventuale flessione dei corsi azionari si sono nettamente ridotti e l’Indice della volatilità (Vix) si attesta attorno ai livelli di inizio 2007, ovvero prima della crisi finanziaria. In quel periodo le Banche centrali facevano ricorso (essenzialmente) a strumenti “convenzionali”, mentre ora puntano su misure “non ortodosse”. Attualmente oltre 9 mila miliardi di obbligazioni governative in dollari Usa presentano rendimenti inferiori allo zero, si tratta di una novità nella storia delle obbligazioni. Negli ultimi 5.000 anni né la guerra, né la depressione, né tantomeno la persistente deflazione avevano spinto i rendimenti obbligazionari in territorio negativo. Passando dalle misure convenzionali a quelle non convenzionali la politica monetaria si è quindi avventurata su un terreno inesplorato.

Tuttavia, a fronte di tassi bassi o negativi cresce la necessità di interventi di politica fiscale. Il Giappone ha già presentato un pacchetto fiscale, mentre nel Regno Unito il governo potrebbe revocare il programma di contenimento dei costi in seguito all‘esito del referendum sulla Brexit. Gli Usa dovrebbero adottare una politica finanziaria più accomodante nel 2017, indipendentemente dal risultato delle elezioni presidenziali del prossimo autunno, mentre nell’area euro l’interpretazione dei vincoli posti dal patto di stabilità e crescita sta diventando più flessibile.

Il passo successivo sarà l’ “helicopter money”? Il dibattito si fa sempre più acceso in quanto si tratta del finanziamento diretto della spesa pubblica da parte della Banca centrale. Il Giappone è già sulla buona strada. A prescindere dall’helicopter money, la politica fiscale sembra comunque più espansiva e pertanto i confini tra politica monetaria e fiscale sono sempre più labili.

L’attuale contesto di mercato appare favorevole alle obbligazioni governative; il netto peggioramento del profilo di rischio/rendimento potrebbe tuttavia accrescere il rischio di potenziali battute d’arresto. Da tempo si è passati da “rendimenti senza rischi” a “rischi senza rendimenti”. Le azioni dovrebbero continuare a essere preferite alle obbligazioni nel lungo periodo, nonostante la presenza di alcuni fattori negativi che potrebbero causare un incremento della volatilità.

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