Consigliamo di ampliare budget rischio e orizzonte temporale

Continua l’inchiesta di Fondi&Sicav sui fondi comuni flessibili. I fondi di investimento flessibili sono prodotti del risparmio gestito che hanno la possibilità di generare performance positive in particolari situazioni di mercato, soprattutto nelle fasi di ribasso. Oggi interviene Christian Hille, head of Multi Asset EMEA, Deutsche Asset Management

 

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La volatilità è una delle variabili che pesa di più sul sentiment degli investitori. In che modo i fondi flessibili – che si presentano al grande pubblico come strumenti capaci di combattere i fenomeni di volatilità estrema – possono contribuire a creare un environment adatto a supportare un orizzonte temporale di lungo termine?

La volatilità è aumentata e pone sfide. Vi faccio alcuni esempi: nel 2004 si era in grado di generare il 4% di rendimento, con solo il 15% di azioni e l’85% di reddito fisso e una volatilità del 4%. Oggi per generare lo stesso rendimento, dobbiamo aumentare le azioni al 50%, ma la volatilità è del 10% (è necessaria una  percentuale maggiore di azioni). In un contesto di bassi rendimenti si tratta di una sfida enorme ed è necessaria una percentuale molto più elevata di asset rischiosi (come le azioni ad esempio), tuttavia si è anche esposti a una maggiore volatilità. Ciò significa che il rapporto tra rendimento da conseguire e rischio assunto diventa asimmetrico. La situazione è davvero difficile dato che molte istituzioni hanno ristretto il budget di rischio e forse hanno la necessità di ampliare tanto il budget di rischio quanto l’orizzonte temporale di investimento. Riassumendo, in un contesto di volatilità la sfida è la seguente: bisogna estendere il budget di rischio e l’orizzonte temporale e il rapporto tra il rendimento da conseguire e il rischio assunto diventa asimmetrico.

Quali strategie di ribilanciamento del portafoglio utilizzate?

Questo è il modo in cui gestiamo i portafogli: abbiamo 4 componenti chiave (pilastri) nel nostro processo di investimento: il primo è l’allocazione strategica, lo osserviamo su base annua (con revisione trimestrale) – scegliamo le asset class più interessanti. Per fare un esempio, all’inizio dell’anno ci siamo spostati da asset di credito europei a asset di credito Us perché erano più interessanti dal punto di vista del rapporto rischio/rendimento. La seconda è la componente tattica: guardiamo al valore relativo (ad esempio, è meglio un high yield rispetto all’azionario europeo?) tra le asset class; la terza componente è la selezione dello strumento. Qui osserviamo i migliori strumenti per implementare la nostra asset allocation strategica e tattica. Scegliamo tra singoli titoli e fondi, compreso il tipo di esposizione, passive Etf, futures, options e altri derivati. Il quarto componente è la gestione del rischio. Guardiamo come ha performato il nostro portafoglio da inizio anno, per esempio, e lo mettiamo in prospettiva relativa, rispetto al budget di rischio. Nel complesso, nel nostro processo ci concentriamo sull’allocazione del rischio. Questo significa che consideriamo la migliore esposizione per asset class per unità standard di rischio. (Facciamo un esempio per mostrare che cosa significhi l’allocazione del rischio: il 10% di esposizione su Eurostoxx European equity è rischioso quasi il doppio rispetto al 10% in azioni Us, ad esempio lo S&P500, o anche di più rispetto alla stessa percentuale di esposizione su dividend stock globale).

La gestione dinamica dei fondi flessibili implica la presenza di costi non irrisori per i sottoscrittori. Quale orizzonte temporale minimo consigliate per avere ampie chance di ottenere rendimenti soddisfacenti al netto dei costi di gestione?

Il contesto di mercato è cambiato drasticamente negli ultimi anni e quindi la flessibilità è molto importante. Per la maggior parte degli investitori una strategia buy-and-hold  – a causa della elevata volatilità – non è un’opzione. Quindi il costo della gestione attiva rispecchia questa flessibilità e le possibilità di una gestione discrezionale. In termini di orizzonte temporale: per una strategia sul reddito fisso è necessario un ampio budget di rischio e un orizzonte temporale di investimento più lungo, dal momento che tali strategie sfruttano i premi per il rischio a lungo termine. Questo significa che un orizzonte temporale superiore ai 5 anni ci sembra adeguato. Mentre per le strategie total return consigliamo un orizzonte di investimento pari a 3-5 anni.

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