Consolidamento in vista per il settore petrolifero

A cura di Rocki Gialanella

La fusione tra Shell e BG sembra indicare l’arrivo di una nuova ondata di operazioni di M&A

L’unione tra l’anglo-olandese Royal Dutch Shell e la britannica BG, valutata 70.000 mln di Usd, è la prima grande operazione del settore dopo l’acquisizione di Mobil da parte di Exxon per 80.000 mln di Usd nel lontano dicembre del 1998. La fine degli anni novanta fu un periodo duro per l’industria petrolifera, che andò incontro ad una trasformazione profonda del panorama del settore. In quella fase vennero conclusi numerosi accordi su scala mondiale: BP-Amoco- Arco”; Chevron-Texaco; Conoco-Phillips; TotalFina-Elf.

La quotazione del petrolio non superava i 20 Usd al barile, penalizzata da una crisi asiatica capace di frenare il ritmo della crescita dell’economia mondiale. L’influenza dell’Opec sull’andamento dei prezzi era quasi nulla perché la produzione dei paesi facenti parte dell’organizzazione superava la domanda e non vi era accordo interno per attuare in forma congiunta contro la caduta delle quotazioni (l’alleanza tra Venezuela e Arabia Saudita per rafforzare l’Opec ha preso piede nel 1999). Lo scenario di riferimento era favorevole ad operazioni di acquisizioni di gruppi asfissiati dalle difficoltà di finanziamento e da quotazioni a saldo. La fine dell’ondata di fusioni ed acquisizioni si verificò solo quando il prezzo dell’oro nero ricominciò a salire la china (poco prima dell’invasione dell’Irak nel 2003).

Questa nuova era di rincari del petrolio – interrotta solo tra il 2008 e il 2009, i peggiori anni dell’ultima crisi-, si è chiusa la scorsa estate, evidenziando la vulnerabilità di molte imprese, in particolare quelle di medie dimensioni che hanno investito nella produzione di petrolio attraverso il fracking. In pochi casi le operazioni di fracking sono redditizie in assenza di un prezzo del barile superiore ai 60 Usd.

Tra le potenziali operazioni derivanti dal nuovo risiko troviamo quelle aventi ad oggetto società integrate nel business del gas e del petrolio come Hess Corporation e Anadarko Petroleum; società focalizzate nella ricerca come la britannica Tullow Oil e le statunitensi Pioneer Natural Resources, Marathon Oil, Whiting Petroleum ed EOG Resources. La maggior parte di queste società opera in Dakota, luogo emblematico per il fracking. Alcuni manager di queste imprese hanno lasciato intendere che sarebbero disposti a cedere quote azionarie per ridurre i livelli di indebitamento.

Tra le mid cap statunitensi, l’operazione più interessante fin qui realizzata è stata l’acquisto da parte Southwestern Energy di Chesapeake Energy, seconda azienda Usa nel business del gas. L’operazione conferma sia il crescente interesse delle grandi corporate per i produttori di gas (le previsioni indicano che i consumi di gas dovrebbero crescere a ritmi esponenziali nei prossimi venti anni) sia la spinta alle M&A che arriva dal crollo delle quotazioni delle azioni (il titolo Chesapeake aveva perso il 50% del suo valore da giugno 2014).

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.