Consorzio Asolo Prosecco, viticultura eroica

L’Asolo Prosecco nasce sulle colline che circondano l’antico borgo di Asolo, un luogo ricco d’arte e di storia, riconosciuto come uno dei borghi più belli d’Italia.

Da questi pendii nascono bollicine eleganti, con una gradevole freschezza e una spiccata sapidità.

Asolo, tra i borghi più belli d’Italia

La storia dell’Asolo Prosecco si intreccia indissolubilmente con quella di Asolo, la città che dona il nome alla denominazione, riconosciuta oggi come uno dei borghi più belli d’Italia.

Fondata in epoca romana, Asolo si sviluppò notevolmente nel Medioevo. Fu in questo periodo, tra il XII e il XIII secolo, che sulla cima del Monte Ricco venne costruita la Rocca, tuttora simbolo del borgo, e non a caso inclusa, insieme alle colline, nel logo dell’Asolo Prosecco e del suo Consorzio, come rappresentazione tangibile del senso di appartenenza territoriale del vino.

Ancora oggi, un calice di Asolo Prosecco racconta un patrimonio unico racchiudendo in sé un paesaggio e una cultura straordinari, frutto di secolari tradizioni e di saperi antichi.

La Denominazione

Quella dell’Asolo Prosecco è una viticoltura eroica, su terreni scoscesi e con rese molto limitate nei vigneti più impervi.

Ancora oggi la vendemmia viene eseguita a mano, con tenacia, selezionando solo le uve migliori.

Sul “cru” di collina, tra i rilievi che circondano il borgo di Asolo e gli altri paesi della zona, viene coltivata la Glera, vitigno autoctono del trevigiano, che la tradizione vuole erede delle uve coltivate già dai Romani e che trovò la propria affermazione nell’epoca della Serenissima. La sua straordinaria capacità di adattamento al territorio asolano ne ha fatto il perfetto descrittore del carattere dell’Asolo Prosecco.

Insieme alla Glera troviamo la Bianchetta Trevigiana, citata in documenti del Cinquecento; il Verdiso, documentato nel Trevigiano almeno dal Settecento; la Perera, che trova menzione in testi ottocenteschi; la Glera lunga, varietà antica che però solo da pochi anni ha visto ufficialmente riconosciuta la propria autonoma identità ampelografica.

Grazie al carattere fortemente identitario dell’Asolo Prosecco, al suo legame con la città di Asolo e con le sue colline, alla tradizione dei vignaioli locali per la cura e la tutela del paesaggio, nel giugno 2009 il Ministero per le Politiche Agricole ha riconosciuto la DOCG dell’Asolo Prosecco.

La denominazione dell’Asolo Prosecco è stata la prima, nel grande panorama del Prosecco, ad indicare anche la tipologia Extra Brut. In più, esiste la tradizionale versione frizzante.

 

I numeri dell’Asolo Prosecco

Bottiglie: 18,7 milioni nel 2020

Numero soci: 400 soci, compresi i viticoltori

Export: 60%

Ettari vitati: 2000 ad Asolo Prosecco, 2600 totali

Il territorio

La zona di produzione dell’Asolo Prosecco si trova in provincia di Treviso, ai piedi del Monte Grappa, sulle alte colline a occidente del Piave, a ridosso delle Dolomiti e del Montello.
La zona di coltivazione si estende per 17 Comuni attorno ad Asolo.

Il Metodo Asolo Prosecco

L’obiettivo di favorire tecniche viticole sostenibili e responsabili all’interno della denominazione è stata la leva che ha spinto il Consorzio ad adottare il Metodo Asolo Prosecco, un documento programmatico che mira alla salvaguardia del territorio e del paesaggio che contraddistinguono l’area di produzione.

I lavori di creazione del Metodo sono stati coordinati dal professore e fitopatologo Michele Borgo con la consulenza di Davide Genovese e Giovanni Pascarella, oltre che da Ugo Zamperoni, Simone Morlin e Mattia Bernardi del Gruppo Agronomico del Consorzio.

Advertisement