Cosa vendere e cosa comprare per copririsi dall’inflazione

Cosa vendere e cosa comprare per copririsi dall’inflazione. Le azioni legate alla ripresa globale sono un’alternativa agli inflation linked bond. Intervista con François-Xavier Chauchat, economista e membro del Comitato di Investimento di Dorval Asset Management

Gli ultimi dati sull’inflazione nell’eurozona dimostrano che la variazione annua dei prezzi al consumo si sta avvicinando al target inflation fissato dalla Bce. Credete che si tratti di un fenomeno duraturo o di un rialzo destinato ad esaurirsi in tempi brevi?

L’inflazione nell’euro zona ha accelerato, passando da un livello medio dello 0% nel 2015 all’1,9% nell’aprile del 2017, essenzialmente grazie alla stabilizzazione dei prezzi delle commodity (in particolare del petrolio). A prima vista, questo livello si mostra in linea con il target di inflazione fissato dalla BCE “al di sotto ma vicino al 2%”.
Escludendo le componenti volatili, come energia e alimenti, tuttavia l’inflazione rimane molto bassa, all’1,2%. Inoltre, la crescita dei salari è anemica e la disoccupazione rimane alta nella maggior parte dei paesi. È quindi probabile che il trend sottostante dell’inflazione nella zona euro rimanga vicino al 1% piuttosto che al 2%. Ad ogni modo, con la ripresa economia che sta prendendo piede in Europa, una leggera tendenza al rialzo dell’inflazione sottostante sta diventando uno scenario realistico.

In questa fase di mercato, quali strumenti pensate sia opportuno inserire in un portafoglio per coprirsi dal rischio inflazione tenendo conto di un orizzonte temporale di medio periodo (3-5 anni)?

Coprire i portafogli contro i rischi di inflazione richiede un duplice approccio: cosa dobbiamo vendere o evitare? E cosa dobbiamo comprare? In Dorval Asset Management abbiamo deciso di evitare l’investimento in obbligazioni per qualche mese, ma di evitare anche le azioni considerate bond-proxy, come ad esempio aziende con una crescita stabile e potere d’acquisto. Queste azioni sono state spesso preferite dagli investitori nel precedente ciclo di mercato (2009-2015) e la loro valutazione è diventata elevata. Inoltre, i settori fortemente indebitati come quello delle utility o delle telecomunicazioni, potrebbero essere più vulnerabili se i tassi di interesse a lungo termine iniziassero a salire.

Tra le opzioni di acquisto, gli investitori potrebbero guardare alle obbligazioni indicizzate all’inflazione, ma oggi queste sono ancora troppo care. In Italia, un bond governativo a dieci anni indicizzato all’inflazione offre un reale ritorno di solo lo 0,6%. È anche peggio in Germania, dove il rendimento reale è pari a -0,9%. È, dunque, preferibile aggiungere azioni in portafoglio, specialmente quelle che hanno beneficiato quanto più possibile dalla ripresa globale e dalla crescita economia in Europa. In questa fase del ciclo economico, siamo particolarmente attratti dalle aziende che operano nel settore delle costruzioni, degli investimenti e dai finanziari.

Abbiamo, inoltre, aumentato la nostra esposizione alle aziende esposte ai mercati emergenti, dove la crescita è tornata quasi ovunque. Infine, non siamo ancora convinti sul settore delle commodity, il che può sorprendere se si considera che questo settore spesso viene inserito in portafoglio a copertura del rischio di inflazione. La nostra opinione è che la ripresa della domanda globale non è ancora sufficientemente forte per far crescere ulteriormente il prezzo delle commodity in un contesto di forte crescita dell’offerta (in particolare sul mercato del petrolio).

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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