Dati macro all’orizzonte

La settimana e’ stata caratterizzata da congestioni durate fino a giovedi’ che poi hanno lasciato spazio ad acquisti generalizzati di dollaro americano. Fxcm

Questi movimenti sembrano dunque premiare le aspettative degli investitori che si stanno concentrando più sulla ripresa industriale degli Stati Uniti, una sorta di ricerca di un consolidamento della ripresa economica degli Stati Uniti che deve necessariamente realizzarsi prima di lasciare effettivamente spazio alla ripresa dell’inflazione (abbattuta anche grazie o a causa – a seconda delle idee che ognuno possiede quando si tratta di inflazione o disinflazione importata – del calo dei prezzi delle materie prime) ed all’avvicinarsi del momento in cui verranno rialzati i tassi di interesse (la Yellen ha cambiato la forward guidance della Fed non ripetendo più il termine “pazienti” relativamente a rialzi di tassi, ma lasciando intendere che essi non avverranno a breve).

Il fatto che il UsdJpy sia stato in grado di salire di fronte a tentativi di storno dei listini americani (che non mostrano ancora segnali strutturali a favore di ribassi, così come quelli europei su nuovi massimi) ci conferma come non si tratti di situazioni di risk off e abbiamo un’ulteriore evidenza di come il mercato continui ad oscillare tra movimenti dollaro-centrici (quando vengono pubblicati dati relativi all’economia a stelle e strisce) e decorrelazioni di breve periodo tra le diverse divise, quando invece le rilevazioni macro o le news riguardano altre economie. In quest’ottica sarà importante seguire la pubblicazione dei dati macroeconomici che stanno tornando ad essere dei catalizzatori di attenzione e che già dalla giornata di oggi potrebbero portare ad aumenti di volatilità (non riportiamo tutta la scaletta di pubblicazione per non annoiare, potete trovarla sui calendari macroeconomici). Una testimonianza di ciò ci arriva dalle reazioni viste sui prezzi nel pomeriggio di venerdì, dove, di fronte a dati che solitamente non portano ad aumenti sostenuti di volatilità, abbiamo invece assistito a buoni acquisti di dollaro americano in concomitanza della comunicazione degli ultimi valori relativi al prodotto interno lordo americano (+2.2% contro attese pari a 2.0%), continuati dopo il rilascio degli indici di fiducia dell’università del Michigan.