Dbfa: “Necessario avere una buona asset allocation strategica”

Continua l’inchiesta di Fondi&Sicav tema inflazione. Ecco il parere di Matteo Paglia, responsabile private advisory di Db financial advisory (Dbfa). 

Pensate che l’attuale crescita dell’inflazione, che sta colpendo in tutto il mondo, sia un fenomeno passeggero o è destinato a durare?

«Più che di un fenomeno passeggero, o destinato a durare, definirei questa fase come un progressivo ritorno a un’inflazione normale. Il nostro cio sostiene che le speranze di una “normalizzazione” della crescita si sono accompagnate infatti alla convinzione che anche l’inflazione “si normalizzerà”, favorita dalla linea tenuta costantemente dalla Fed secondo la quale l’inflazione è “transitoria”.

Come per la crescita, paesi differenti stanno seguendo percorsi inflazionistici diversi: i tassi di inflazione anno su anno potrebbero avere già toccato un picco negli Stati Uniti, mentre nell’Eurozona potrebbero continuare a crescere fino all’inizio dell’anno prossimo. Rimangono senz’altro da monitorare alcuni aspetti come le problematiche delle catene di fornitura (ad esempio, i microchip) già sotto pressione per dazi doganali, restrizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, che con la pandemia hanno accelerato un trend verso catene più corte e maggiormente localizzate, con un rialzo dei costi. Non sono da sottovalutare anche l’aumento della spesa pubblica legata ai temi di politica ambientale: raggiungere basse emissioni di C02 ha un costo.

Tuttavia, benché sia probabile che i tassi annuali medi di inflazione rimangano nel 2022 inferiori rispetto al 2021, non prevediamo che l’inflazione torni ai minimi storici toccati prima della pandemia.  In sostanza non ci aspettiamo nessun ritorno a tassi ultra-bassi».

Come stanno vivendo i clienti questo cambiamento? Riscontrate nervosismo oppure gli investitori restano calmi?

«La risposta è evidente e misurabile con la liquidità attualmente giacente nelle banche. Una così grossa mole di denaro parcheggiato sui conti correnti denota il fatto che le persone non percepiscono, ahimè, l’inflazione come un tema di lungo periodo. Sbagliando! Questo è un problema culturale che da anni tutto il settore sta cercando di fronteggiare in Italia, sino a oggi con scarsi risultati.

Il mese dell’educazione finanziaria, appena terminato, è una manifestazione molto importante e necessaria per avvicinare le persone ai temi legati alla finanza di cui sanno poco e rispetto ai quali molti clienti manifestano il desiderio di aumentare le proprie conoscenze.

Il compito di educare spetta senz’altro alle istituzioni (Consob e Banca d’Italia) e allo stato, nonché alla scuola, ma anche noi come settore e come professionisti dobbiamo avere un ruolo fondamentale in questo processo di crescita dei nostri clienti». 

In questa situazione, secondo voi, è necessario intervenire sui portafogli azionari e obbligazionari dei vostri clienti? Eventualmente che cosa occorre aggiustare? L’inflazione può essere anche un’opportunità da cogliere?

«La situazione attuale va letta e interpretata alla luce della repressione finanziaria in atto che continuerà a essere determinante. Ancora una volta le politiche monetarie saranno il driver da seguire per tracciare la strada maestra nella quale gli investitori dovranno sapere muoversi. Queste considerazioni valgono per tutte le asset class, obbligazionarie o azionarie che siano.

Facendo poi un approfondimento sui titoli di stato, i rendimenti saliranno in modo modesto, mentre i tassi reali di interesse rimarranno bassi o negativi. Il nostro cio ritiene che fino al 2023 non sono previsti rialzi dei tassi ufficiali degli Stati Uniti. I rendimenti dei titoli di stato dovrebbero così continuare a salire verso livelli più compatibili con una forte crescita, ma il processo sarà parziale e richiederà tempo.

I recenti rialzi dei rendimenti si sono infatti rapidamente sgonfiati. Per quanto concerne l’azionario, probabilmente il tapering non cambierà il quadro della situazione. Con la repressione finanziaria ancora in essere, anche dopo il tapering e i successivi rialzi degli interessi, i tassi reali negativi manterranno l’appeal delle azioni. Anche in questo caso, cito il nostro cio che sostiene che “there in no alternative”.

Detto ciò, avere una buona asset allocation strategica è, oggi più che mai, necessario per gestire al meglio i portafogli dei nostri clienti e soprattutto le loro ansie».

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