Debito mercati emergenti: interessanti opportunità di rischio/rendimento

Edwin Gutierrez, head of Emerging Market Sovereign Debt di Aberdeen Asset Management, risponde alle domande di Fondi&Sicav sul debito governativo emergente 

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Gli Em bond in valuta forte, in valuta locale e societari hanno generato rendimenti totali praticamente identici nel 2016. In quali bond governativi – in valuta locale e in valuta forte – emessi dai paesi emergenti ritenete sia possibile trovare del valore in uno scenario internazionale in cui le scelte politiche nei paesi industrializzati potrebbero avere impatti considerevoli sull’andamento del mercato valutario?

I premi di rischio sulle obbligazioni dei paesi emergenti in valuta forte hanno continuato a restringersi dal periodo delle presidenziali americane ma restano a circa 60 punti base di ampiezza rispetto al 2014. Continuiamo a ritenere che i premi di rischio sovrastimino il rischio default della maggior parte delle obbligazioni sovrane dei mercati emergenti, quindi si può trovare valore in questo segmento. Lo stesso discorso vale per le obbligazioni societarie, con rischio duration anche inferiore.

Per quanto riguarda il debito in valuta locale, le promesse del presidente Trump in campagna elettorale di tagliare le tasse negli Usa potrebbero rappresentare un sostegno. Se gli Stati Uniti optassero per un deficit fiscale più elevato invece di finanziare i tagli fiscali con la tassa sulle importazioni (BAT, Border Adjustment Tax) questo potrebbe contenere la forza del dollaro e, in generale, sarebbe positivo per le valute emergenti.

Quanto rischiosa per i bond governativi emergenti potrebbe rivelarsi la normalizzazione dei tassi voluta dalla Federal Reserve?

Il rialzo dei rendimenti dei treasury pone chiaramente un rischio per quest’anno e il prossimo. Il fatto che i treasury americani abbiamo smesso di salire e siano bloccati in un intervallo compreso tra 2,30-2,50 sul decennale ha dato impulso all’asset class. Il rischio rimane ancora sbilanciato, specialmente se le pressioni reflazionistiche negli Usa persisteranno. Inoltre, sembra che l’approvazione della tassa sulle importazioni non sia esattamente una priorità nell’agenda, il che suggerisce che i tagli fiscali negli Stati Uniti non siano neutri dal punto di vista dei ricavi. Questo porterebbe a un ritardo fiscale e alla possibilità di crescita per i rendimenti dei treasury americani, dato che la Federal Reserve dovrebbe reagire in modo più aggressivo.

A vostro giudizio, quali altri rischi possono condizionare l’asset class nel 2017?

Se Trump iniziasse una guerra commerciale con la Cina, a rimetterci saranno sia gli Usa sia la Cina. Sempre su questo tema, ci incoraggia vedere che Trump si è impegnato a rispettare la politica di “Una sola Cina”, il che dimostra che può essere pragmatico quando è necessario.

Ora che Steven Mnuchin ha ricevuto l’incarico di Segretario al Tesoro, Trump potrebbe far seguito velocemente alla sua minaccia nei confronti della Cina come manipolatore di valuta, un primo passo che potrebbe portare all’imposizione di dazi doganali. Questo avrebbe dei risvolti sul debito cinese. Tuttavia, giovedì è sembrato che Mnuchin ritrattasse questo impegno di politica aggressiva quando ha detto che il Tesoro ha avviato un processo per determinare se sia in corso una manipolazione dei tassi di cambio. Ciò significa che non ci saranno dichiarazioni sul tema prima di aprile.

I movimenti verso il protezionismo colpirebbero alcuni paesi come Cina e Messico ma non avrebbero un impatto diretto sulla maggior parte dei mercati emergenti. Questi movimenti si concentrerebbero sui prodotti manifatturieri mentre nessuno intende alzare barriere sulle materie prime che, per molti paesi emergenti, sono la questione critica. Il protezionismo intacca la propensione generale al rischio ma non si dovrebbe sovrastimare il suo impatto diretto sui paesi emergenti.

Tutto considerato, il debito dei mercati emergenti offre ancora alcune opportunità di rischio/rendimento interessanti e buone valutazioni rispetto ai rendimenti decisamente bassi disponibili sui mercati sviluppati.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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