Decide sempre il dollaro

Ancora una volta non e’ possibile esimersi dal sottolineare l’estrema centralita’ dell’Usd e come, in qualche modo, sia lui a “decider” le sorti del mercato valutario e piu’ in generale del mercato nel suo complesso. Fxcm

Ogni giorno questo concetto, per quanto ormai sviscerato con ridondanza e maniacalità, ci fornisce lampanti ed incontrovertibili conferme. Lo abbiamo visto la settimana scorsa quando ha perso terreno nei confronti delle altre valute in maniera univoca, sebbene con movimenti non sempre sincronizzati, e lo abbiamo osservato ieri quando invece ha incarnato la parte del leone andando a mostrare considerevole forza. Tutto, ad ogni modo, porta all’assunto per il quale il mercato è dollaro-centrico, non riferendoci naturalmente solo a alla struttura con la quale il valutario è stato concepito, ma ad un concetto più ampio che rimanda al ruolo catalizzatore di flussi di liquidità che il biglietto verde riveste in maniera univoca in vendita o in acquisto a seconda degli indicatori provenienti da news ed aspettative di politica monetaria. Nel recente passato, e lo abbiamo ripetuto più volte come il mercato accusi una certa difficoltà a prezzare alcune aspettative, in particolare quelle sulla Federal Reserve dal punto di vista del timing dell’eventuale rialzo dei tassi di interesse: mentre infatti si alternano, a Washington, dei toni hawkish che restituiscono l’idea che il tempo stia decorrendo in fretta e che quindi ci troveremo presto di fronte alla manovra restrittiva di politica monetaria (con uno scenario di cambiamento dunque ravvisabile perfino dal prossimo giugno) a dei colpi di freno che invece mettono in guardia da azioni quali il rialzo dei tassi, il quadro economico statunintese continua a confermare ancora la sua eccesiva altalenanza ormai da oltre 2 mesi a questa parte.

Quello che dunque sembrava un percorso ben spianato e in costante linearità è andato in qualche modo ad interrompersi nel recente passato nel quale le release degli Stati Uniti non si sono di certo rivelate idilliache, come mostrato dai dati più rilevanti che pure sono andati a susseguirsi nelle ultime due settimane. Dunque il punto resta quello per il quale gli operatori, non riuscendo ancora a costruire precise aspettative, reagiscono in maniera violenta su base episodica quando si tratta di release di un certo peso dal punto di vista macro, restituendo comunque l’idea che i diversi tasselli possano verosimilmente andare a comporre il mosaico di aspettative di attesa per il rialzo tassi. Venendo al punto operativo, senza perderci oltre in elucubrazioni utili ma sostanzialmente repetitive, l’indicazione che appare più funzionale per interfacciarsi a questo tipo di mercato è quella di monitorare la price action del FXCM Dow Jones Dollar Index il quale appare come la proxy perfetta per interpretare bene l’andamento del greenback con immediatezza ed esaustività con lo scopo di tradarlo in primo luogo, in quanto comunque grafico molto tecnico, o solo trarne squisitamente suggerimenti tecnici per poi andare a lavorare invece sui singoli cambi. La configurazione giornaliera dell’indice ci ha mostrato, e lo ribadiamo in maniera molto tecnica, un pattern di doppio massimo sviluppatosi poco più di un mese fa che ha poi generato un’ampia correzione che ha condotto il prezzo sull’importantissimo supporto a 11.900 il quale, una volta superato, ha consentito l’approdo sull’altro livello di supporto cruciale a 11.740. Da qui, ancora una volta, il prezzo è rimbalzato sulle prime resistenze, ancora rappresentate dagli ex-supporti in area 11.900, per poi nuovamente farci assistere a discese che hanno poi condotto alla violazione anche di 11.740 a beneficio del livello di 11.650″; quest’ultimo, tuttavia, appare un livello non di primaria importanza che, allo stato attuale dell’arte, può quindi ancora condurre a movimenti up di breve in retest perciò di 11.740 dal quale è lecito attendersi vendite per la rivisitazione di un livello di swing di medio-alto rilievo che circoscriviamo all’area che va tra 11.520 e 11.590 punti.

Da questa zona diviene perciò verosimile attendersi prime e verosimili ripartenze in alto del biglietto verde, ad ora quindi ancora all’interno di quell ache si può definire una correzione di medio periodo (medio periodo da intendersi in accezione di trading naturalmente). Va però ricordato come, per quanto il dollaro-centrismo imperi, non siano da tralasciare le situazioni specifiche che concernono le singole valute e che dunque sui cambi originali possono condurre a movimenti decorrelati e non sincronizzati nel breve: il primo caso della settimana ha infatti riguardato il dollaro austaliano, riguardato dalle Minute della Reserve Bank of Australia le quali però non potevano rilevarsi portatrici di novità clamorose. Si è infatti reiterato sull’eccessiva forza della divisa domestica in buona sostanza. Il secondo riguarda verosimilmente la sterlina che vedrà ancora ampie e rilevanti release sul Regno Unito questa settimana, partendo proprio dai dati sull’Inflazione di questa mattina, per proseguire con le Minute di domani e le Retail Sales di giovedì. Quindi, ritenendo i movimenti del dollaro l’ipotesi di fondo, saremo costretti ad analizzare le reazioni della sterlina al fine di prendere posizionamenti sensati sui cambi nei quali essa è contenuta in quanto strumento ad alto rischio di volatilità per i giorni a venire.