Discesa prezzo petrolio potrebbe significare aumento prezzo gas naturale negli Usa. Quali i motivi?

Commento sul settore energia di Evelyne Pflugi e Roberto Cominotto, gestori di Swiss & Global Asset Mangement

Il mercato del gas naturale negli Stati Uniti sta attraversando un periodo di prezzi eccezionalmente bassi. Nel 2008 il prezzo del gas NIMEX ha raggiunto un picco a 13 dollari per mBtu (“migliaia di British thermal unit”, unità di misura dell’energia), ma da quel momento lo sfruttamento delle riserve di shale gas ha dato origine a un costante declino. Il livello di prezzo di equilibrio per l’industria, o break-even, è intorno ai 4 dollari per mBtu e dunque ben superiore al prezzo corrente. L’unica regione con costi di produzione significativamente inferiori è la cosiddetta “Marcellus Region”, collocata tra il West Virginia e la Pennsylvania, dove si trovano le maggiori riserve di gas naturale degli Stati Uniti. Tuttavia, il volume di gas naturale prodotto ha continuato a crescere negli ultimi due anni e nel 2014 ha raggiunto addirittura un tasso di crescita record.

 Si può spiegare questa contraddizione con quello che viene definito “gas associato” cioè il gas naturale prodotto a costo zero perché è un sotto-prodotto della produzione di petrolio. In genere, le società di produzione del gas naturale utilizzano giacimenti in regioni come Marcellus, Heynesville, Barnett o Fayetteville. Ma anche molti giacimenti di petrolio di scisto generano gas naturale come sotto-prodotto. Negli ultimi quattro anni il petrolio di scisto americano (shale oil) è cresciuto tanto da diventare una delle più importanti risorse petrolifere del mondo. Di conseguenza è cresciuto rapidamente anche il volume di gas naturale come scarto della produzione (“gas associato”). Nello stesso tempo, nuove norme hanno diminuito la quantità di “gas associato” che può essere bruciata negli impianti petroliferi. 

Dunque, quando si tratta di prevedere l’andamento del prezzo del gas naturale è opportuno prendere in considerazione gli ultimi drammatici movimenti nel mercato del petrolio. Dopo essere rimasto tra i 100 e i 120 dollari al barile per quasi quattro anni, il prezzo del greggio è precipitato nella seconda metà del 2014. A causa dei cicli d’investimento brevi, tipici dell’estrazione di “shale oil”, il calo del prezzo sta già facendo sentire i suoi morsi sull’industria: i produttori hanno ridotto il numero di pozzi attivi di oltre il 30% negli ultimi quattro mesi e continuano a diminuire l’attività. Per questo la rapida crescita della produzione petrolifera USA è destinata ad arrestarsi per cominciare un sentiero di discesa nei prossimi mesi. Del declino della produzione di petrolio ne risentirà anche quella di gas naturale associato, fino ad oggi alla base della crescita della produzione. Il fatto interessante è che questo declino potrebbe verificarsi nello stesso momento in cui la domanda di gas naturale inizia a crescere grazie alle prime esportazioni di gas naturale liquefatto previste a fine 2015 o inizio 2016, e alla dismissione di numerosi impianti a carbone fossile causata da nuove, più stringenti norme ambientali sulla qualità dell’aria. Nel breve periodo i prezzi del gas naturale continueranno a rimanere deboli a causa della minore domanda per uso domestico rispetto all’anno scorso e al ritardo con cui verranno registrati gli effetti di un minor numero di impianti attivi. Ma condizioni di domanda/offerta sensibilmente migliorate potrebbero portare a prezzi più alti già dalla seconda metà del 2015 e nel 2016.