Disruption, un tuffo profondo nel mondo di domani

Wesley Lebeau thematic equity portfolio manager Cpr Asset Management (gruppo Amundi)
Wesley Lebeau
thematic equity portfolio manager
Cpr Asset Management (gruppo Amundi)

Intervista a Wesley Lebeau thematic equity portfolio manager Cpr Asset Management (gruppo Amundi)

Il vostro fondo investe in azioni di aziende protagoniste della disruption tecnologica: che cosa intendete con questo concetto?

«Per disruption si intende un fenomeno che è sempre esistito, ma che è stato teorizzato solo di recente a causa dell’accelerazione tecnologica a livello globale degli ultimi tempi. Nello specifico la disruption viene definita come un processo attraverso cui un prodotto, un servizio o una soluzione rompe le regole di un mercato già consolidato. Il progresso tecnologico, la globalizzazione degli scambi commerciali e i cambiamenti demografici stanno ormai favorendo la sua diffusione in ogni settore dell’economia. Le ultime più rilevanti innovazioni, come per esempio internet, gli oggetti connessi, la robotica e la stampa 3D, si sono diffuse a una velocità senza precedenti cambiando profondamente il modo in cui viviamo, consumiamo e lavoriamo, rendendo evidente il processo in corso».

Come definite il vostro universo di investimento e da lì come costruite il vostro portafoglio?

«Le società disruptive sono capaci di innovare, di reinventarsi, di sfidare e scalzare i modelli di business esistenti, a prescindere dal settore in cui operano. Il mondo disruptive, dal nostro punto di vista, riflette l’impatto multi-settoriale della disruption in quattro ambiti principali: l’economia digitale, l’industria 4.0, il pianeta e la salute-biologia. Possiamo investire, sia in player completamente disruptive, sia in operatori tradizionali che hanno riallocato parte dei loro capitali in un business disruptive e quindi possono essere in grado di cambiare le regole del gioco in uno o più mercati.  Per meglio individuare i trend, il momentum e le innovazioni all’interno di ciascun settore, ci appoggiamo a un apposito comitato di esperti formato sia da analisti di Cpr Asset Management e di Amundi, sia da consulenti internazionali specializzati. Dopo la definizione qualitativa dell’universo d’investimento, i titoli disruptive più promettenti vengono selezionati utilizzando una duplice analisi quantitativa. Successivamente si procede a un’approfondita analisi fondamentale per selezionare i titoli che sembrano più interessanti sul mercato di riferimento e che rispecchiano le nostre convinzioni. Il nostro approccio prende in considerazione tutti i paesi, tutti i settori e tutte le capitalizzazioni di mercato, con l’eccezione delle azioni non quotate. Puntiamo a sovraperformare i mercati azionari globali nel lungo periodo (almeno cinque anni), indipendentemente dai cicli di mercato e con un livello comparabile di volatilità».

Spesso le azioni legate all’innovazione tecnologica sono ritenute volatili e rischiose; come vi approcciate alla gestione del rischio?

«Innanzitutto siamo investitori di lungo termine e ci concentriamo sulla diversificazione per controllare al meglio i rischi. L’universo ampio consente di realizzare un’elevata diversificazione, sia in termini di settori, sia di aree geografiche. Costruiamo un portafoglio indicativamente di 80 nomi basato sulle nostre migliori idee in funzione del contesto di mercato. I pesi dei titoli sono stabiliti sul grado di convinzione e soprattutto sul potenziale di crescita e sul rischio associati all’azione, inclusa la liquidità. Il peso finale riflette le possibilità di apprezzamento di ogni titolo, tenuto conto della relativa volatilità. Per fare ciò, definiamo un doppio profilo, di valutazione e di volatilità, per ciascuno dei settori di business identificati. È infine importante notare che i nuovi business model disruptive rispondono a cicli specifici. Per questo investiamo in azioni con caratteristiche molto differenti in modo da bilanciare l’esposizione al rischio specialmente durante le fasi di volatilità come quella attuale».

Quanto sono sensibili i vostri investimenti alle tensioni fra Cina e Usa?

«Come ogni tipo di fondo azionario globale, siamo sensibili a un rallentamento della crescita o anche alla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina, che negli ultimi mesi ha rappresentato una grande preoccupazione, poiché  entrambi i paesi hanno inasprito la regolamentazione. Questi rischi possono rallentare a breve termine l’adozione di nuove tecnologie, ma non possono cambiare la direzione di marcia verso le innovazioni tecnologiche. Entro tre anni tutti avremo uno smartphone 5G, con o senza Huawei».

In termini di valutazioni, quale profilo mostra il vostro fondo?

«Poiché le società disruptive sono in grado di rompere le regole del gioco, noi dobbiamo accettare un livello di prezzi più alto rispetto alla media di mercato. Questa valutazione più elevata si accompagnerà a un tasso di crescita fino a tre o quattro volte più forte. Il P/E medio atteso del fondo è 23, quindi saremo selettivi nei confronti delle azioni con prezzi elevati».

A vostro avviso qual è un trend tecnologico importante che ancora non è eccessivamente all’attenzione di media e investitori?

«La disruption è un processo in atto in diversi settori: la digital economy è l’esempio più ovvio. Se pensiamo al 5G, al fintech e ai big data dobbiamo riconoscere che siamo solo a uno stadio iniziale di un ampio ciclo disruptive. Oltre a ciò, l’intelligenza artificiale entrerà in diversi segmenti: finanza, sanità, automotive, industria e distribuzione. La sanità e la biologia saranno le aree che ne beneficeranno maggiormente: l’interazione tra le ricerche mediche di tipo convenzionale e l’industria high tech ha portato a un notevole avanzamento negli ultimi anni, con il risultato di importanti progressi nelle terapie. Siamo convinti che l’immunoterapia sia una delle principali aree di sviluppo, perché offre nell’ambito della ricerca medica ampie opportunità di investimento nel biotech e più precisamente nel settore dell’immunoncologia. La rivoluzione della tecnologia pulita, a energia eolica e solare, potrebbe rappresentare fino all’80% della produzione energetica nel prossimo decennio: grazie alla riduzione dei costi e a una maggiore efficienza le energie rinnovabili in alcuni paesi sono ora diffuse quanto l’energia tradizionale. La disruption è dunque un fenomeno multidimensionale e su vasta scala condensato nel fondo Cpr Invest Global Disruptive Opportunities che, dal lancio, ha sovraperformato in modo significativo l’indice Msci World Nr Close».

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Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.
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