Diversificazione: un antidoto contro la volatilita’

A cura di Stefania Basso

Commento settimanale ai mercati e agli investimenti di Russ Koesterich, Global Chief Investment Strategist di BlackRock

Malgrado il rimbalzo di venerdì la scorsa settimana le azioni hanno continuato la discesa di inizio anno. L’indice Dow Jones Industrial Average ha perso l’1,27% a 17.511 punti, l’indice S&P 500 ha perso l’1,22% a quota 2.019 e l’indice Nasdaq Composite è sceso dell’1,48% per chiudere la settimana a 4.634 punti. Il rendimento del treasury a dieci anni è sceso dall’1,97% all’1,83% e i prezzi di conseguenza sono saliti.

I titoli sono scesi per i timori sulla crescita globale, i dati economici deboli negli USA e un inizio irregolare della stagione degli utili del quarto trimestre. I titoli americani replicano altri mercati da inizio anno malgrado la relativa solidità dell’economia degli USA. Questo succede a causa delle politiche divergenti delle banche centrali ma anche perché le azioni americane sono tra i mercati più cari al mondo in questo momento.

La combinazione di alcuni fattori ha contribuito a spingere al ribasso i titoli la scorsa settimana. Primo, i titoli americani sono stati influenzati dal report deludente delle vendite retail, che ha mostrato un calo delle vendite dello 0,9% rispetto al mese precedente. Le vendite sono state più basse anche dopo la correzione per l’abbassamento dei prezzi del carburante. Poi la stagione degli utili negli USA è cominciata con risultati disomogenei, in particolare per le banche. J.P Morgan ha iniziato la tendenza seguita da Citigroup e dalla Bank of America riportando i peggiori ricavi da trading dal 2011.

Inoltre gli investitori temono ancora le ripercussioni sull’economia globale del calo dei prezzi delle materie prime. I prezzi del petrolio sono scesi di nuovo la scorsa settimana anche se poi sono rimbalzati entro la fine della settimana. Anche i prezzi del rame sono scesi la scorsa settimana toccando il livello minimo dal 2009. Il dato preoccupa anche perchè il rame è una delle commodity più sensibile al ciclo economico. Questo significa che la crescita globale rimane debole. Tuttavia il calo del rame, così come quello del petrolio, può essere attribuito in parte all’eccesso di offerta.

Con i timori sulla crescita che guidano la tendenza avversa al rischio, non sorprende il calo continuo dei rendimenti dei bond (mentre i prezzi salgono). I rendimenti dei bond trentennali USA hanno toccato un minimo storico del 2,40%. Oltre all’avversione per il rischio, parte del rialzo dei prezzi e del calo dei rendimenti si deve al calo delle aspettative sull’inflazione. Anche negli Stati Uniti, dove l’inflazione rimane positiva, le aspettative sull’inflazione stanno toccando i minimi pluriennali, con il dato a dieci anni in calo dell’1,60%, il livello più basso dal 2010.

Se i timori di rallentamento della crescita globale durano ormai da qualche mese, il loro impatto sui titoli è cambiato. A differenza di quanto avvenuto negli ultimi anni, le azioni americane stanno performando peggio rispetto al resto del mondo. Da inizio anno l’indice S&P 500 è sceso di circa il 2%, sottoperformando l’indice globale (misurato dall’indice MSCI All Country World ex U.S.).

Il problema è che sia le attese sia le valutazioni sono particolarmente elevate per i titoli americani. I fondamentali economici USA appaiono solidi ma sulla base del rapporto prezzo/valore contabile, le azioni americane scambiano a un premio del 60-80% rispetto agli altri mercati maturi ed emergenti rispettivamente.

Questi fattori evidenziano il concetto base degli investimenti ovvero la diversificazione. Molte economie internazionali, anche se provate da numerosi ostacoli, potrebbero beneficiare della politica monetaria accomodante delle banche centrali.

A differenza della Federal Reserve, gran parte delle banche centrali a livello globale adotteranno una politica monetaria espansiva nel 2015. La Banca centrale europea ieri ha annunciato il programma di quantitative easing ampliando il programma di acquisto degli attivi includendo il debito sovrano. Anche le banche centrali emergenti stanno adottando una posizione accomodante. La scorsa settimana la Reserve Bank of India ha tagliato i tassi di interesse.

Le azioni USA potrebbero salire nel 2015 ma la tendenza al rialzo potrebbe essere accompagnata da una maggiore volatilità. Inoltre i mercati internazionali potrebbero beneficiare di valutazioni più adeguate e della politica monetaria accomodante delle banche centrali. Questo non significa abbandonare del tutto le azioni americane ma è un buon momento per rivalutare la diversificazione dei propri portafogli.

Stefania Basso
Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.