Dollaro ancora al centro

Il biglietto verde e’ ancora in grado di rafforzarsi? Azioni e obbligazioni possono rimanere sostenute all’interno di quella che è una vera e propria bolla? Fxcm

Un nostro contributo ormai datato 19 marzo, il giorno cioè successivo alle comunicazioni provenienti da Washington recitava: “L’ipotesi di un arresto del percorso bullish del dollaro americano, per quanto verosimile e ampiamente caldeggiata soprattutto dopo mercoledì sera, appare ad ora troppo prematura a nostro avviso. La Fed ha implicitamente posto un limite infatti al rafforzamento dello stesso ed è indubbio che la tolleranza dell’istituto centrale ad una divisa così forte abbia un limite [?] ad ora non ci sentiamo di ritenere il ciclo di rialzo del biglietto verde come terminato, laddove la possibilità di vedere nuovi massimi ancora sussiste ma con l’idea di essere ben più guardinghi rispetto a quella che potrebbe essere una fase di last spike al rialzo (in scenario macro questo può voler dire anche della durata di alcune settimane) prima di osservare la creazione di percorsi di distribuzione propedeutici a vendite.” La nostra idea, a distanza ormai di oltre 10 giorni, rimane la medesima e le conferme tecniche si sono estrinsecate in questi giorni ed in maniera ancora più pronunciata durante la giornata di ieri.

Ma dove potrà giungere quindi il biglietto verde? L’FXCM Dow Jones Dollar Index, il nostro benchmark per studiare i movimenti del greenback, dopo aver rimbalzato nei giorni scorsi sui supporti in area 11.900 punti ci ha fatto dunque assistere a nuovi strappi sopra 12mila punti restituendoci così alta probabilità che tale dinamica possa proseguire fino anche, nel breve, area 12.090/100 punti con dunque la verosimile eventualità di giungere sui massimi recenti. Esso dunque permane nel mantenere maggiore forza relativa nei confronti delle altre major senza alcun tipo di eccezione, in primo luogo per un palese disallineamento per quello che concerne il ciclo economico USA e i dati macro da essi provenienti. In tal senso le release sul mercato del lavoro di questa settimana saranno cruciali per attestare una volta di più come il gap sia accentuato a favore dunque di potenziali nuovi rafforzamenti del dollaro. Ricordiamo infatti che, a maggior ragione dopo le parole del Governatore Yellen, ci troviamo in un mercato di tipo data-driven se ci riferiamo al greenback nel momento in cui d’ora in poi a maggior ragione verranno scontate nei prezzi le aspettative sulle tempistiche eventuali per il tanto agognato rialzo dei tassi di interesse.

All’attuale stato dell’arte infatti noi ci troviamo tra coloro i quali ancora ritengono l’autunno il primo tempo utile affinchè l’istituto centrale americano possa procedere in tal senso, ma va precisato che dati eccezionalmente confortanti con particolare focus con le pubblicazioni di Non Farm Payrolls e Tasso di Disoccupazione per i mesi di aprile e maggio, potrebbero far sì che tali tempistiche si assottiglino a favore di restrizioni premature alla politica monetaria USA. Per ciò che invece riguarda l’azionario, riteniamo possibile che i listini europei possano tornare sui massimi e violarli, così come quelli d’oltreoceano poter consolidare anch’essi sui punti di massimo pur restando in qualche modo “frenati” da premature aspettative che potranno costruirsi proprio in relazione a dati macro positivi. Non dimentichiamo infatti che questi ultimi potranno creare aspettative nel senso appena sopra descritto con effetti immediate sul comparto azionario USA che potrebbe essere il primo a scontarlo. Ad ogni modo ancora suggeriamo che da un punto di vista operativo, sia opportuno dismettere ragionamenti di natura correlativa e focalizzarsi in maniera esclusiva sulle caratteristiche tecniche (i grafici) di ciascun strumento finanziario che andiamo ad analizzare ed eventualmente a negoziare. Per quello che concerne il calendario economico particolare enfasi va oggi posta al Prodotto Interno Lordo della Gran Bretagna alle 10.30 e all’Indice dei Prezzi al Consumo dell’Eurozona mezz’ora più tardi. Focus dunque su sterlina ed euro, anche se per quanto riguarda quest’ultimo ormai ben conosciamo come ci troviamo in una situazione opposta a quella americana in quanto i dati ben poco (diremmo nulla) possono modificare quanto implementato in termini di politica monetaria e dichiarato in termini di forward guidance. Attenzione invece per il pomeriggio alla Fiducia dei Consumatori Usa prevista per le ore 16.