Dollaro ancora forte ma?

Come osservato dalle prime battute di questo 2015 e confermato poi successivamente, la volatilita’ sul mercato valutario in primo luogo e’ tornata a livelli molto elevati.

Dopo i drastici cali tra il 2012 e buona metà del 2014, essa è andata ad incrementarsi proprio con l’inizio del rafforzamento generalizzato del dollaro americano intrapreso nell’estate dell’anno scorso fino dunque a raggiungere gli attuali livelli. Il grande tema è stato indubbiamente questo e tanti sono stati gli eventi e i fattori che ne hanno sostenuto l’ascesa, che sarebbe lungo e poco utile riprendere in questa sede. Tale sintetica premessa giunge per evidenziare come, a fronte di giornate sostanzialmente stabili e poco volatili come quella vissuta ieri, la guardia debba restare alta nel momento in cui le prime pubblicazioni macro degne di nota potrebbero condurre ai primi breakout di volatilità su determinati strumenti che andrebbero a riverberarsi poi in seguito su altri.

Potrebbe essere questo il caso della sterlina per la quale quella che abbiamo davanti sarà una settimana importante e che già a partire da questa mattina sarà riguardata dalle release su Produzione Manifatturiera (-0,1% attese su base mensile) e Produzione Industriale (exp + 0,1%). L’idea perciò è quella di plasmarsi alle caratteristiche intrinseche della volatilità nella misura in cui essa si riduce e si espande con obbligata alternanza e con discreta ciclicità, andando chiaramente a ricercare quegli strumenti che di recente hanno in qualche modo perso interesse presso il grande pubblico degli operatori. Non dimentichiamo però che non più tardi di venerdì abbiamo assistito alla pubblicazione dei dati sul lavoro negli Stati Uniti e che le reazioni sono state sensate e regolari nel senso di rafforzamento del biglietto verde, comunque non drammatico nel momento in cui il complesso dei dati resi noti è stato migliore delle aspettative ma non così lusinghiero della situazione più generale del mercato del lavoro negli Stati Uniti.

Si potrebbe dunque delineare una situazione di conferma di forza per il greenback, nell’ottica (ancora modesta comunque) di contemplare futuri rialzi dei tassi Fed seppur non collocabili temporalmente, all’interno della quale però potrebbero essere ricercate occasioni di rendimento specifiche su determinate valute delle quali perciò occorrerà seguirne la dinamica macro. La sterlina, che già si è comunque rafforzata contro alte valute nell’ultimo mese, potrebbe ad esempio essere destinataria di questo ragionamento. Per chiudere il cerchio dunque, il dollaro americano potrebbe andare in qualche modo a consolidare/lateralizzare, con un euro che resta ancora la major più debole, mentre potremmo osservare dei buoni flussi di liquidità in acquisto non tanto sulle commodities currencies che appaiono ancora molto pesanti, quanto più sul pound od eventualmente sullo yen laddove si palesassero con frequenza delle fiammate di avversione al rischio. Siamo qui naturalmente per monitorare la possibilità che una tale dinamica si sviluppi al fine di seguirla poi da un punto di vista tecnico.