Dollaro-centrismo puro

Da seguire le macrocorrezioni dei listini azionari (europei) che perdurano e che mettono in luce un’ottima correlazione inversa con il cambio Eurodollaro. FXCM

Non potevamo essere più chiari nel nostro titolo questa mattina: il mercato è dollaro-centrico e non ci riferiamo ancora una volta solo a alla struttura con la quale il valutario è stato concepito, ma ad un concetto più ampio che rimanda al ruolo catalizzatore di flussi di liquidità che il biglietto verde riveste in maniera univoca in vendita o in acquisto a seconda degli indicatori provenienti da news ed aspettative di politica monetaria. La dimostrazione più palese la si è avuta ancora una volta ieri quando, scoccate le 14.30, sono stati pubblicati i dati sulle Vendite al Dettaglio USA che hanno fatto registrar una flessione su base mensile a variazione nulla per il dato complessivo rispetto ad un precedente di +1,1% ed un dato core a +0,1% contro +0,7%. Da quel preciso istante il greenback è stato ampiamente venduto e senza alcuna eccezione di sorta, con movimenti che si sono estesi durante tutto l’arco della sessione di contrattazione e fornendo dunque ancora – se ce ne fosse stato bisogno – un altro chiaro segnale al mercato. Nel recente passato, e lo abbiamo ripetuto più volte come il mercato accusi una certa difficoltà a prezzare alcune aspettative, in particolare quelle sulla Federal Reserve dal punto di vista del timing dell’eventuale rialzo dei tassi di interesse: mentre infatti si alternano, a Washington, dei toni hawkish che restituiscono l’idea che il tempo stia decorrendo in fretta e che quindi ci troveremo presto di fronte alla manovra restrittiva di politica monetaria (con uno scenario di cambiamento dunque ravvisabile perfino dal prossimo giugno) a dei colpi di freno che invece mettono in guardia da azioni quali il rialzo dei tassi, il quadro economico statunintese continua a confermare ancora la sua eccesiva altalenanza ormai da oltre 2 mesi a questa parte. Quello che dunque sembrava un percorso ben spianato e in costante linearità è andato in qualche modo ad interrompersi nel recente passato nel quale le release degli Stati Uniti non si sono di certo rivelate idilliache, come mostrato dai dati dello scorso di venerdì sul mercato del lavoro e, in ultimo ieri, da quelle sulle Retail Sales. Ad ogni modo il punto resta quello per il quale gli operatori, non riuscendo ancora a costruire precise aspettative, reagiscono in maniera violenta su base episodica quando si tratta di release di un certo peso dal punto di vista macro, restituendo comunque l’idea che i diversi tasselli possano verosimilmente andare a comporre il mosaico di aspettative di attesa per il rialzo tassi. In tale prospettiva ne soffre evientemente il dollaro americano che, anche da un punto di vista tecnico, ci ha mostrato movimenti davvero precisi. Per fornirne conforto empirico ci affidiamo al FXCM Dollar Index, indice sintetico che misura l’azione del dollaro nei confronti delle alter 4 principali major in maniera equiponderata: chiara infatti l’importanza del supporto tecnico a 11.740 punti che, una volta ceduto, ha dunque condotto ad ampie dismissioni di biglietto verde verso il primo livello di attenzione a 11.650 punti con possibili estensioni che dunque potrebbero riguardare area 11.590 prima di rebound in qualche modo significativi. Oggi in ottica di calendario macroeconomico, per quello che concerne gli Stati Uniti, le conferme/smentite a quanto finora sviscerato potrebbero giungere dai dati delle 14.30 che riguardano le Richieste dei Sussidi di Disoccupazione e l’indice dei Prezzi alla Produzione. Dal punto di vista cronologico, la giornata di ieri merita però un passo indietro dal momento che ancora una volta la protagonista della mattina europea dei mercati è stata la sterlina così come reiterato da noi nei giorni passati”; dopo le release e gli eventi politici dei giorni scorsi, ieri ci attendevano infatti i dati sul mercato del lavoro UK seguiti poi dall’Inflation Report della Bank of England i quali, complici naturalmente I dati di cui sopra, hanno contribuito a tenere su il cambio GbpUsd e dunque ancora a sostenere la grande forza di sterlina che perciò conferma la sua impostazione strutturale bullish. In ottica più ampi, ideali sarebbero delle correzioni del cable in area 1,55 per definitive partenze verso 1,60 ma ad ogni modo non valutiamo ancora al momento chiari segnali di vendita dal momento che quella britannica resta ancora una divisa da privilegiare in senso buy. Da seguire, in ultimo, le macrocorrezioni dei listini azionari (europei) che perdurano e che mettono in luce, nel caso del Dax in particolare, un’ottima correlazione inversa con il cambio Eurodollaro. CI faremo trovare pronti in caso di acquisto solo alla rottura di queste figure di ritracciamento in multiday, mentre per ora in intraday monitoreremo ancora impostazioni di vendita. Non si arresta invece la discesa del Bund e siamo dell’avviso che possa ancora proseguire, con segnali ancora controversi dall’obbligazionario governativo in generale, che vede un rialzo diffuso dei rendimenti come successo proprio al Bund dall’asta di ieri da +0,13% a + 0,65% con un deludente bid-to-cover ratio. Quello dunque rappresenterà un altro strumento da monitorare in ottica short.