Dove si nasconde il valore?

Dove si nasconde il valore? Caccia a quattro tipologie di asset: sottovalutate che potrebbero invertire la rotta, sprovviste di potenzialità, sopravalutate, in rialzo ma grado di correre ancora

Per gli investitori che credono nella validità dell’approccio ‘contrarian’, l’analisi delle performance conseguite dalle singole asset class negli ultimi dodici mesi rappresenta la fase iniziale del processo di selezione degli strumenti che andranno a costituire il portafoglio. Anche se si tratta di un approccio semplicistico, quello basato sulle performance può aiutare a sapere se l’investitore sta per acquistare un asset su livelli di prezzo relativamente alti. Un altro conto –molto più complesso- è sapere quali asset sono realmente a sconto e quali presentano prezzi bassi pienamente giustificati da pessimi fondamentali.

In qualsiasi scenario di mercato è possibile individuare asset class dalle quotazioni molto basse a causa di fondamentali non proprio virtuosi. Nella maggior parte dei casi si tratta di paesi alle prese con difficoltà nella gestione dei conti pubblici o in stagnazione e/o recessione economica, imprese che hanno perso significative quote di mercato e materie prime accompagnate da una curva della domanda in picchiata. In altri casi, le asset class che si sono comportate peggio un anno, possono tornare a performare bene l’anno successivo perché sono le quotazioni sono state penalizzate da fattori imprevedibili.

Quali sono le asset class che potrebbero fare bene nel 2017 dopo aver chiuso il 2016 in territorio negativo? A leggere i report delle case d’investimento, sembra che i candidati al ruolo siano almeno quattro: la sterlina, le azioni cinesi, le materie prime come il grano e il cacao, il metallo giallo.

La prima è la sterlina, la divisa con la peggiore performance annua tra quelle dei paesi industrializzati. Tutti gli osservatori sono preoccupati per quello che potrebbe accadere nel Regno Unito quando sarà avviato il processo di uscita dall’Unione Europea. Nonostante ciò, fino a questo momento il Regno Unito ha sorpreso positivamente tutti con un buon trend delle vendite al dettaglio e un tasso di crescita economica in linea con le attese. Salvo accelerazioni protezioniste dovute alle scelte del Governo Trump, è probabile che il Regno Unito riesca a ben metabolizzare il distacco dall’Unione Europea. Un’altra spinta al recupero della sterlina potrebbe arrivare dalle incertezze legate alle elezioni in alcuni paesi dell’Eurozona core, all’avanzata dei movimenti populisti in Francia e Olanda e ai rischi connessi con i problemi del sistema bancario a causa delle difficoltà nella gestione dei non performing loan.

Il metallo giallo ha vissuto un 2016 piatto e continua a mantenersi sui minimi imposti da un mercato ribassista che dura da circa cinque anni. Molti investitori hanno erroneamente ipotizzato che le iniezioni di liquidità della Bce e l’adozione di tassi ufficiali prossimi allo zero rappresentassero uno scenario promettente per l’oro ma, paradossalmente, l’allentamento monetario ha portato, almeno in una prima fase, deflazione e non inflazione. A partire dall’inizio dell’anno, i governi dell’eurozona sembrano più propensi all’espansione fiscale e la Bce manifesta qualche segnale di rallentamento del Qe (riduzione dell’importo mensile di titoli acquistati dall’istituto). L’oro potrebbe trarre beneficio da questo cambiamento di scenario. Se a questo aggiungiamo i propositi bellicosi di Trump in materia di commercio internazionale, il cocktail in via di creazione mostra segnali favorevoli alle quotazioni dell’oncia.

L’indice della Borsa di Shanghai ha chiuso il 2016 al quintultimo posto della classifica delle performance (stessa posizione delle Borse di Egitto e Nigeria). I timori per l’evoluzione dell’economia cinese spaziano dal rischio recessione all’eccessivo surriscaldamento del sistema bancario. A questi si è aggiunto quello derivante dalle politiche protezioniste che saranno implementate dall’esecutivo a guida Trump. Come tutte le economie emergenti, anche quella cinese sarà chiamata a risolvere molti nodi sulla strada che porta al pieno sviluppo del paese, tuttavia, se lo scenario planetario dovesse diventare più tranquillo, l’indice azionario di Shanghai potrebbe cominciare a salire di nuovo con forza.

Gli ottimi raccolti del 2016 hanno provocato un calo dei prezzi delle principali commodities agricole. Il prezzo del cacao è sceso del 30%, quello del grano del 13%. Le quotazioni delle commodities seguono andamenti ciclici e risentono del clima, dei flussi commerciali e del costo del trasporto. La volatilità di questo segmento lo rende adatto a investitori dotati di un’elevata propensione al rischio, ma la storia insegna che annate molto deludenti possono essere seguite da periodi molto favorevoli.

Al contrario, i report e gli outlook messi a punto dagli esperti evidenziano una sopravalutazione delle azioni russe e invitano alla prudenza sui listini statunitensi. Una valutazione pessima è data al listino azionario egiziano, che ha perso il 27% l’anno scorso e non sembra offrire spunti in grado di innescare un’inversione di rotta nel 2017. Il paese nordafricano è alle prese con gravi problemi: un’instabilità politica che nasconde minacce d’interventi di tipo militare; un tessuto politico ed economico permeato dalla corruzione. Anche il mercato azionario italiano è considerato tra i meno interessanti a causa dei problemi cronici che caratterizzano la politica e l’economia del nostro paese.

Tra gli asset più performanti del 2016 che appaiono sopravalutati se si guarda ai fondamentali, troviamo i titoli di stato venezuelani e la Borsa russa, cresciuta del 50% l’anno scorso, in scia al recupero delle quotazioni del petrolio. Nonostante ciò, vale la pena ricordare che la Russia non è cambiata negli ultimi dieci anni e resta un’oligarchia statalista, condizione che, presto o tardi, sfocerà in altre pesanti crisi periodiche. Il listino azionario Usa presenta multipli non troppo alti nonostante l’ulteriore balzo in avanti accumulato dall’arrivo di Trump al potere, ma dovrà fare i conti con la sostenibilità di questo trend quando la Fed annuncerà nuovi rialzi del costo del denaro.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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