Dow Jones sui massimi, ma benefici solo per pochi

Dow Jones sui massimi, ma benefici solo per pochi. Non sempre le cose sono quelle che sembrano. Un’analisi di Gallup si sofferma sulla distribuzione della ricchezza creata dalla rivalutazione degli indici Usa

Dal 2009 le performance conseguite dagli indici azionari Usa sono del +303% per il Nasdaq, del +146% per il Dow Jones e del +122% per lo Standard and Poor’s 500. I due mandati a guida Barack Obama hanno visto crescere il Dow Jones dai 7.900 ai 19.700 punti

Se osserviamo l’andamento delle quotazioni su un arco di tempo più lungo, dall’anno duemila, per esempio, la successione di nuovi minimi ha mostrato sempre livelli superiori a quelli che li hanno preceduti, confermando che la strategia ‘buy and hold’ ha dato dei frutti eccellenti in questo periodo.

Oggi sembra che, superato il livello dei 20.000 punti, solo l’arrivo di ondate di euforia estreme o l’apparizione di un ‘cigno nero’ potrebbero essere in grado di interrompere il trend rialzista di lungo termine. Almeno per ora, l’insieme dei parametri seguiti dagli esperti non indica il raggiungimento di livelli estremi. I più ottimisti credono che, in occasione della prossima presa di beneficio, l’arretramento non sarà eccessivo perché l’enorme liquidità presente sui mercati offrirà un valido supporto all’indice.

Al contrario, alcuni timori arrivano dal sentiment che si comincia a percepire nel mondo dei media a stelle e strisce. I media nordamericani –non tutti ovviamente- cominciano già a parlare di una rivalutazione che dovrebbe portare l’indice verso i 21.000 punti. Non è dato sapere se la ricetta Trump –basata sull’intenzione di ridurre l’aliquota fiscale individuale dal 39% al 25%, portare quella applicata alle società al 15% e spingere la spesa pubblica ben oltre i limiti imposti dal bilancio dello Stato- possa dare nuova linfa alle potenzialità delle Borse Usa. Quello che invece resta un dato di fatto che affonda le proprie radici nella storia dei mercati è che non è mai un bene ‘estremizzare’ il livello del rischio all’interno di un portafoglio.

La crescita degli indici Usa offre lo spunto per riportare l’attenzione su un problema che coinvolge la maggior parte delle aree del pianeta: la diseguale distribuzione della ricchezza. Anche in un paese con una cultura finanziaria non proprio insufficiente, la partecipazione alla ricchezza creata dalla rivalutazione degli indici non ha prodotto risultati positivi per la maggior parte della popolazione. Prendendo in considerazione gli ultimi dati pubblicati da Gallup, si nota che la percentuale di popolazione adulta in possesso di titoli di rischio quotati a Wall Street è prossima al 52% del totale.

Dallo studio realizzato da Gallup emergono altre considerazioni molto interessanti. In primis, che i giovani e la classe media sono le due categorie che presentano –dall’inizio della crisi dei subprime- la maggiore decrescita in termini di partecipazione alla creazione di ricchezza da parte degli indici.

L’altro dato rilevante –ma che non sorprende perché è nota a tutti la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza che permea la società statunitense- riguarda la distribuzione reale delle singole posizioni. Gallup utilizza i dati ufficiali pubblicati dalla Federal Reserve per evidenziare che il 10% dei più ricchi possiede l’86% delle risorse complessive investite nei mercati azionari Usa. Il 10% che si posiziona a ridosso del 10% più ricco ne detiene il 9,5%. Il restante 80% degli investitori possiede appena il 3,5% del monte investito. L’analisi di Gallup offre un quadro dettagliato della distribuzione della ricchezza azionaria perché nel segmento denominato equity vengono inclusi titoli, quote di fondi comuni d’investimento, IRAs e altri veicoli d’investimenti caratterizzati dalla presenza di una componente azionaria.

Il risultato finale è piuttosto sconfortante perché dimostra come la ricchezza creata dai mercati azionari abbia prodotto un vantaggio reale solo per i pochi che possono permettersi di destinare ai titoli di rischio quote elevate dei propri patrimoni.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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