DWS: «Il grande ritorno degli azionari»

Mauro Giangrande, head of passive sales Emea South di Dws, partecipa al Focus Etf.

Quali sono i trend che hanno mostrato maggiore forza all’interno dell’universo degli Etf?

«Il 2021 è un anno nel quale si sta manifestando una netta preferenza per l’asset class azionaria, che ha rappresentato circa l’85% della raccolta complessiva del mercato. In generale, gli Etf hanno questo tipo di connotazione, ma, negli ultimi anni la componente obbligazionaria era andata crescendo. Probabilmente, il rialzo dei tassi, registrato in particolare negli Usa, con riflessi anche sulla curva dell’Eurozona, ha incentivato gli investitori a considerare con più attenzione le azioni all’interno dei portafogli. Tendenza che è andata via via crescendo anche a causa del reflation trade. Dall’inizio dell’anno, nell’ambito degli Etf Ucits, sono stati registrati 70 miliardi di euro di raccolta (il 70% del totale del 2020, che si è attestato a poco più di 100 miliardi). Particolare interesse si è concentrato sui prodotti che offrono un’esposizione settoriale (10 miliardi), ad esempio nell’energia, nella finanza e nella sanità, ma anche sugli Etf caratterizzati da uno stile di gestione value (6,6 miliardi). Ciò fa supporre che questi strumenti siano stati utilizzati in particolare dagli investitori istituzionali, per riaggiustare i portafogli e connotarli con un’impronta più ciclica, dopo la forte performance dei titoli growth che ha trainato, insieme alla tecnologia, i mercati durante il rimbalzo del 2020. Si registra poi un forte interesse per gli Etf Esg e per quelli tematici. Per quanto riguarda, invece, la componente obbligazionaria, la domanda si è concentrata sugli inflation linked, sui bond sostenibili e su quelli con duration contenuta. Bene anche le materie prime, legate alla ripresa del ciclo economico, con forte interesse per i metalli industriali».

Si registra un forte interesse nei confronti degli Etf Esg. Quale pensa che sarà l’impatto del regolamento Sfdr?

«Il boom degli Etf Esg è iniziato nel 2020, con una raccolta che in Europa ha superato 40 miliardi di euro. Nel 2021 la tendenza si è addirittura rafforzata, visto che in soli cinque mesi i flussi netti hanno raggiunto la soglia dei 30 miliardi, più del 40% della raccolta totale in Etf. È indubbio che sono stati compiuti molti passi avanti, con le reti che hanno fatto importanti sforzi per quanto riguarda l’educazione dei loro clienti sugli investimenti sostenibili.  Anche il livello generale di sensibilità sull’argomento è via via aumentato, di pari passo con una maggiore consapevolezza, da parte degli investitori, che è possibile contribuire al benessere sociale anche investendo in maniera più responsabile. L’offerta degli Etf Esg non solo è incrementata esponenzialmente, ma abbraccia tutte le principali asset class: di conseguenza consente la costruzione di portafogli cuciti addosso alle diverse esigenze degli investitori. L’introduzione della Sfdr è stata poi un’ulteriore e importante spinta in questa direzione. Il nuovo quadro normativo ha aumentato la trasparenza e questo aspetto non può che essere considerato in modo positivo. A oggi, se si analizzano gli Etf Esg presenti sul mercato, si nota che la maggior parte ricade all’interno dell’articolo 8 della Sfdr, con la quota restante, quella a impatto, classificata articolo 9. Gli Etf più tradizionali sono invece generalmente articolo 6».

Ritenete che gli Etf possano continuare ad avere lo stesso successo anche in un mondo caratterizzato da performance di indici e asset rischiosi meno buone?

«La crescita degli Etf è da ascrivere a diversi fattori e la performance è solo uno di questi e nemmeno il più determinante.  Le altre motivazioni del successo dello strumento sono quattro. Innanzitutto c’è la trasparenza degli attivi, perché i criteri di calcolo degli indici sono chiari ed evidenti: di conseguenza l’investitore sa esattamente che cosa acquista. Ciò permette l’utilizzo del prodotto in modo flessibile in base alle necessità del momento e facilita l’aggiornamento dell’asset allocation. Evita, inoltre, esposizioni indesiderate per effetto di deviazioni dello stile d’investimento non previste  (style drift). La seconda ragione è legata all’offerta che è diventata capillare e riguarda ambiti che a volte non sono coperti dai fondi attivi. La terza è di carattere operativo, visto che gli Etf sono facili da negoziare, anche se includono migliaia di titoli, e permettono di aggiustare velocemente le posizioni durante i periodi di alta volatilità. Inoltre, non va sicuramente trascurato l’aspetto legato al contenimento dei costi di gestione, argomento sensibile soprattutto per l’asset class obbligazionaria. Infine, non va dimenticato che ci sono anche Etf non tradizionali, ad esempio quelli fattoriali, che risultano efficaci nella creazione dei portafogli più sofisticati. Nel tempo è andata diffondendosi la convinzione che è l’asset allocation che crea extra rendimento e, di conseguenza, la generazione di alfa non è più il risultato della scelta del singolo titolo. La chiave di lettura è che gli Etf sono uno strumento versatile, capace di fare fronte a qualsiasi situazione di mercato e, soprattutto, di rispondere alle esigenze degli investitori. Il loro ruolo non è solo di beneficiare di trend al rialzo, ma di creare portafogli adatti in termini di rischio/rendimento alle diverse condizioni di mercato e di cogliere quindi le opportunità che di volta in volta si presentano. Ad esempio, negli ultimi otto mesi si è registrato un forte interesse per un Etf che replica la versione equiponderata dell’indice S&P500, che, riducendo la concentrazione nelle cinque mega cap americane che ormai rappresentano oltre il 20% del benchmark tradizionale, offre un’esposizione mirata a fattori e settori più adatti a beneficiare dell’eventuale fase di reflazione».

Pensate che vi sarà sempre più spazio per gli Etf incentrati su portafogli tematici di nicchia come, per esempio, robotica, smart city, fintech e altri?

«È indubbiamente uno sviluppo interessante che, nei numeri, è già una realtà se si guardano i trend del 2021 (6 miliardi di euro di raccolta) e aggiunge opportunità di investimento. Con i tematici si esce dalla logica settoriale classica e si cerca di individuare un trend con valide prospettive future che possa generare una vera e propria disruption nel mercato. Per la tipologia di prodotto, a differenza di altri Etf, i tematici possono avere una volatilità più elevata, visto che sono generalmente costituiti da un numero concentrato di azioni, spesso growth. L’investimento ha inoltre una ratio economica, se si punta su titoli che non hanno ancora espresso il loro potenziale in termini di redditività, quindi l’investitore deve assumere un’ottica di più lungo periodo e mostrare maggiore tolleranza al rischio. Per i tematici, a risultare fondamentale è anche l’analisi approfondita delle modalità di costruzione degli indici. A differenza di altri Etf, infatti, non è sufficiente affidarsi al nome del tema per la scelta del fondo. Detto ciò, rappresentano senza dubbio uno strumento molto interessante per l’investitore retail che, ha l’opportunità di avvicinarsi più facilmente all’universo degli Etf».

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