E se la BCE acquistasse Treasury?

A cura di Rocki Gialanella

Una svalutazione pilotata dell’euro potrebbe essere l’alternativa al QE. Quali gli effetti positivi e quali le conseguenze negative per l’eurozona?

Mario Draghi sarà oggi al centro dell’attenzione dei media di tutto il mondo. Dal presidente della Bce tutti si aspettano l’annuncio dell’avvio di un programma di acquisti di titoli di stato senza precedenti, nel tentativo di far crescere l’inflazione dell’eurozona mediante la compressione dei costi di finanziamento e lo spostamento del credito dal settore pubblico a quello privato.

Molti si domandano quali e quante siano le probabilità di successo di tale politica. Negli Usa e in Giappone, dopo potenti iniezioni di liquidità, l’inflazione continua a rimanere bassa. Dal punto di vista dei costi di finanziamento, la maggior parte dei paesi facenti parte dell’eurozona pagano interessi vicini ai minimi storici. Quale beneficio arriverebbe da un ulteriore riduzione? Si alimenterà il credito verso l’economia reale? Il settore bancario ritiene che non c’è molta domanda di credito in grado di rispettare gli impegni. In che modo il credito arriverà alle imprese di medie e piccole dimensioni?

Accanto a quello principale c’è uno scenario alternativo che gli operatori stanno valutando. Cosa accadrebbe se la Bce spostasse l’attenzione sull’acquisto di titoli statunitensi che la Bce manterrebbe in seno al suo bilancio? Gli obiettivi perseguiti attraverso questa decisione sarebbero diversi: provocare una svalutazione massiccia dell’euro -20% o 30%.

Nel breve termine, tale comportamento avrebbe due effetti. In primo luogo, aiuterebbe a generare inflazione, aumentando la base monetaria e importando maggiori costi perché i prezzi dei beni e servizi importati aumenterebbero immediatamente. In secondo luogo, secondo gli esperti, la svalutazione della divisa unica genererebbe benefici per tutti i paesi dell’eurozona, accrescendo la competitività delle economie del Vecchio Continente, calamitando gli investimenti produttivi. In pratica, verrebbe applicata una politica monetaria simile a quella perseguita dalla Banca Centrale cinese, che acquista volumi elevati di titoli denominati in dollari Usa per mantenere bassa la quotazione dello yuan.

Questa decisione consentirebbe di bypassare i contrasti in seno alla Bce e, inoltre, eviterebbe di mettere in dubbio la sua credibilità. Se l’entità acquista titoli di tutti i paesi dell’eurozona, incorporerebbe nel suo bilancio anche emissioni dal rating molto basso, come quelle greche e portoghesi. Al contrario, il debito Usa gode del massimo livello di affidabilità creditizia. Per alcuni esperti, quest’opzione ingloberebbe anche altri effetti positivi: spingerebbe gli Stati membri dell’UE a migliorare la sostenibilità dei propri conti pubblici, consentendo di emettere titoli di debito di qualità più elevata in futuro.

Ovviamente non esistono politiche monetarie capaci di generare solo vantaggi. L’acquisto di titoli in Usd potrebbe alimentare tensioni con gli Stati Uniti nel caso in cui la Federal Reserve optasse per condizioni di politica monetaria più restrittive. Inoltre, nel medio termine la crescita delle esportazioni potrebbe deteriorare la bilancia dei pagamenti e portare all’eliminazione degli incentivi indirizzati all’aumento della produttività delle aziende. Non va dimenticata una conseguenza indiretta: se la Bce rinunciasse al QE, i bond dei paesi periferici subirebbero gravi perdite perché hanno in parte già scontato l’effetto benefico dell’attesa per l’annuncio di Draghi.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.