East Capital: “Puntiamo su Pakistan, Vietnam e Romania”

L’inchiesta di Fondi&Sicav sui mercati di frontiera prosegue con Emre Akcakmak, portfolio manager di East Capital

Come si sono comportati i mercati di frontiera negli ultimi cinque anni? Qual è l’orizzonte temporale minimo che vi sentireste di consigliare a un investitore che voglia destinare una quota del proprio patrimonio a quest’asset class?

Nonostante siano molte le sfide che derivano tanto dal contesto globale quanto dal fronte interno, la maggioranza dei mercati di frontiera ha registrato performance relativamente positive senza segnali di grossa sofferenza. Tuttavia, è impossibile  arrivare ad una conclusione per la performance dell’universo dei mercati di frontiera nel suo complesso su una scala temporale più ampia principalmente per due ragioni: in primo luogo i benchmark di riferimento per gli indici di categoria sono soggetti a modifiche frequenti a causa di upgrade o downgrade. Di conseguenza, non è possibile fare un paragone uno a uno. Facciamo un esempio: la regione mediorientale che di solito conta per almeno due terzi del nostro benchmark MSCI Frontier Markets Index, al momento ha un peso di solo un terzo in seguito all’upgrade allo status di mercati emergenti di Qatar e Emirati Arabi nel 2014. In secondo luogo, l’universo dei mercati di frontiera è molto ampio con più di 30 paesi situati in tutto il mondo. Ne consegue che ognuno ha una propria dinamica e performance, fattori che rendono molto difficile giungere ad una conclusione generale.
Riteniamo che i mercati di frontiera rappresentino un importante investment case grazie alle storie di convergenza supportate da processi di riforma, da una popolazione giovane, dall’ascesa dal ceto medio e dal miglioramento dei mercati finanziari. Insieme a dividendi tradizionalmente elevati e a un multiplo prezzo/utile di 10,5 volte, ovvero trattando al 15% di sconto rispetto agli emergenti e al 35% rispetto ai mercati sviluppati, i mercati di frontiera rappresentano un contributo eccezionale a un portafoglio diversificato.

Quali sono e perché, a vostro giudizio, i frontier markets che potrebbero dare le migliori soddisfazioni?

Nella nostra filosofia d’investimento rivolta ai mercati di frontiera vengono prima le società rispetto ai paesi. Ne consegue che, dal nostro punto di vista, essere sul territorio, incontrare il management delle società ogni volta che è possibile e coordinarsi nel processo di decisione degli investimenti rimane una buona idea. Detto ciò, al momento siamo interessati a mercati come Pakistan, Vietnam, Romania e Argentina che offrono buone opportunità di investimento nel lungo periodo sulla scia di processi di riforme, un alto livello di crescita, attuale o potenziale, e una significativa domanda del consumatore.

In che modo le dinamiche dei mercati internazionali condizionano le performance dei mercati di frontiera? Quali sono i fattori che incidono di più sul comportamento di quest’asset class?

I mercati di frontiera sono certamente esposti a ciò che sta accadendo sui mercati internazionali tramite i canali economici diretti, i flussi di investimento o il sentiment degli investitori. Tuttavia, questi mercati sono così tanto diversificati geograficamente e il loro livello di integrazione nel sistema finanziario globale è ancora così basso da non renderli così esposti alle fluttuazioni globali come avviene per gli emergenti. Non è raro, infatti, vedere differenze di performance annuali nell’ordine del 30-50% tra i mercati di frontiera. Perciò, in questo ampio universo d’investimento, è importante avere un’approfondita conoscenza dei singoli mercati così come dei singoli titoli.
In quest’ottica, non esiste un fattore unico che possa essere considerato più importante rispetto agli altri. Se da un lato gli sviluppi nell’Eurozona potrebbero essere importanti per i mercati di frontiera nei Balcani e nei paesi Baltici, i fattori determinanti di performance per il Pakistan potrebbero essere gli sviluppi politici, per il Vietnam le limitazioni alla proprietà straniera, per l’Argentina il processo di riforma, per il Medio Oriente il prezzo del petrolio e per la Nigeria l’outlook valutario. Come asset class, i mercati di frontiera beneficiano chiaramente dell’aumento dell’appetito di rischio alla luce del fatto che ciò aiuta gli investitori a concretizzare il potenziale di lungo periodo dei mercati di frontiera, destinati a diventare i futuri mercati emergenti.

Stefania Basso
Laureata all'Università Statale di Milano, dal 2006 collaboro con Fondi&Sicav. Lunga esperienza nel settore del risparmio gestito come marketing manager presso Franklin Templeton Investments e J.P. Morgan Fleming Am a Milano e a Lussemburgo. Breve esperienza presso Lob Media Relations come ufficio stampa per alcune realtà finanziarie estere. In tutto il mio percorso professionale ho lavorato a stretto contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, che mi hanno permesso di avere un approccio dinamico e stimolante e di apprendere attraverso il confronto con realtà differenti.
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