Eclisse greca sulla Cina

A cura di Rocki Gialanella

Le urgenze finiscono spesso per oscurare, almeno temporaneamente, le cose importanti. La Borsa cinese ha perso il 30% in un mese ma non fa notizia

Le attenzioni della maggior parte degli osservatori sono concentrate in questi giorni sull’evoluzione della situazione in Grecia. Nello stesso periodo, sentiamo parlare poco del mercato azionario cinese e dell’intenso calo delle sue quotazioni, che potrebbe avere un impatto dai contorni difficilmente individuabili per l’evoluzione di medio termine dei listini azionari internazionali.

Un anno fa, l’indice azionario cinese sfiorava i 2.150 punti, posizionandosi nella parte bassa del trend laterale in cui era rimasto intrappolato da molti ani. Successivamente, nell’arco di pochi giorni, l’indice ha intrapreso una scalata veloce che lo ha portato a toccare i 5.350 lo scorso 5 giugno (+150%). Un mese fa il trend rialzista ha subito una battuta d’arresto che ha rappresentato l’inizio di una fase ribassista che ha fatto perdere all’indice il 30% in meno di un mese. La risacca è stata mortale.

Quali le causa del tracollo? Le quotazioni eccessivamente elevate raggiunte dopo una lunga corsa al rialzo, i segnali di decelerazione dell’economia domestica, il forte indebitamento accumulato da numerosi investitori che operano in azioni locali e la volatilità dei listini di ogni parte del pianeta. Le autorità cinesi hanno avviato delle indagini su presunte manipolazioni del mercato ed hanno introdotto dei limiti ad alcune operazioni di tipo short. Dal canto loro, le principali società cinesi dedite all’intermediazione finanziaria hanno lanciato un fondo congiunto che dispone di 19.300 mln di usd, destinato all’acquisto di azioni di società domestiche nell’intento di frenare la discesa delle quotazioni.

Nonostante le cadute dell’ultimo mese e l’inevitabile impennata della volatilità, la performance a dodici mesi degli strumenti focalizzati sulla Borsa cinese restano ampiamente in territorio positivo. La perdita media dell’ultimo mese si attesta intorno al 20%, ma le rivalutazioni annue registrate a marzo sfioravano in media il 70%.

Attualmente gli investitori si chiedono se hanno ragione coloro che profetizzano un atterraggio brusco del gigante asiatico e mettono in guardia dalla presenza di una bolla o, al contrario, sono nel giusto coloro che sostengono che il Governo di Pechino abbia ancora margini per prendere misure capaci di garantire il ritorno del Toro sui listini. Probabilmente, la lezione che arriva dai saliscendi bruschi del listini domestico è che non si può investire in Cina pretendendo che il rialzo sia stabile e duraturo. Allo stesso tempo, investire con un approccio troppo pessimistico e condizionato dalla sicurezza che ci siano bolle speculative, significherebbe ignorare che il paese si appresta a diventare la prima economia del pianeta. In Cina, i boom e bust sono all’ordine del giorno.

Rocki Gialanella
Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.