Elezioni politiche nel Regno Unito: la minaccia degli indipendentisti e il rischio che non cambi nulla

Prima erano due, poi tre, ora ci sono ben quattro principali partiti politici nel Regno Unito. Non ci meraviglia che stia diventando sempre piu’ difficile fare previsioni sulle elezioni. Commento di Steen Jakobsen, Chief Economist di Saxo Bank

I due “”tradizionali”” partiti sono entrambi lontani dalle loro storiche percentuali di consenso, che peraltro, ad ogni nuova elezione politica, vengono erose dai nuovi arrivati sulla scena. I maggiori partiti sono molto lontani dai 326 seggi necessari per un governo di maggioranza, creando lo stesso problema anche alle più probabili coalizioni, Tories e Liberal Democratici da una parte, Laburisti e SNP dall’altra.

Molto può succedere da qui al 7 maggio, ma, a causa del sistema elettorale maggioritario nel Regno Unito, una variazione nella quota percentuale raramente cambia il risultato complessivo. Da un lato i Tory portano avanti una campagna pericolosa chiedendo agli elettori di “”non lasciare che i Laburisti rovinino l’economia””. La coalizione tra i Tory e i Liberal Democratici ha stabilizzato il Regno Unito, ma il disavanzo delle partite correnti è fuori controllo, il che significa che il miglioramento è stato “preso in prestito”. Tuttavia, essi puntano sulla crescita di posti di lavoro, sul lento aumento dei salari e sul relativo miglioramento del PIL del Regno Unito.Il Partito Laburista invece riporta in auge la retorica del 1970, con la lotta per la redistribuzione della ricchezza, quella contro il patrimonio e tutte le politiche della vecchia scuola che erano dominanti durante il periodo di grandi imprese, alte tasse, nessuna crescita e mercati del lavoro over-sindacalizzati. Questa strategia prevede nuovamente un mondo a crescita zero, parlando di redistribuzione piuttosto che di un percorso per una nuova crescita.

Eppure, in questo modo la piattaforma Laburista non affronta le crescenti disuguaglianze che hanno portato a una politica monetaria aggressiva di bassi tassi e sostegno per quel 20% dell’economia fatta di grandi aziende, società quotate e banche. Mentre, il restante 80%, fatto di piccole e medie imprese (PMI) e di cittadini con reddito medio-basso, stanno oggi peggio che mai.Penso che queste elezioni saranno decise su due punti: il tema della disuguaglianza e il numero di seggi che otterrà il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP) il 7 maggio.

I dati economici del Regno Unito potranno sembrare positivi ad una prima occhiata, ma la disuguaglianza è forte. Quell’80% di cui parlavamo ha subito gravi perdite da quando la crisi è iniziata. Il problema per i Tory è che questo 80% è anche la classe media dei loro elettori: si sentono abbandonati e frustrati per la mancanza di cambiamenti e di speranze, rendendo UKIP una scelta alternativa interessante, poiché rappresenta il “”partito di protesta”” per molti di questi elettori.Abbiamo imparato da Francia e Spagna come i partiti estremi, che nei sondaggi risultano di peso relativo, crescano invece dietro le tende della votazione, quando gli elettori prendono il coraggio di esprimere la loro opinione politica. Con il 20 per cento del voto nazionale si possono vincere otto seggi, mentre il 24% produrrebbe ben 46 seggi.

Infine dobbiamo considerare che queste elezioni politiche in Gran Bretagna sono probabilmente solo il punto di svolta che potrebbe portare a un referendum sulla presenza del Regno Unito nell’UE. Un’uscita della Gran Bretagna dalla UE rappresenta la più grande minaccia per il futuro della stessa, decisamente più di un’eventuale Grexit.Il Regno Unito, infatti, è sicuramente un’ancora per la maggior parte dei paesi europei liberali, sicuramente per Danimarca, Svezia e Olanda. Perdere il Regno Unito nella UE non solo la renderebbe senza timone, ma soprattutto genererebbe una enorme necessità per il settore finanziario europeo di ridefinire se stesso.Questa elezione UK rispecchierà le molte elezioni avvenute in Europa da quando la crisi è iniziata, concentrandosi sulla disuguaglianza e sulla necessità di una protesta politica. Questo apre a grandi movimenti nei mandati.

Prevedo che i voti di protesta a SNP e UKIP si riveleranno molto più alti di quanto non indichino gli ultimi sondaggi e questo porterà a una probabile coalizione Tory + Partito Liberal Democratico sostenuta da UKIP. Il supporto dell’UKIP arriverà però solo a fronte di un referendum sui rapporti con l’UE nel 2016. Questo aprirebbe una sorta di vaso di Pandora, per cui l’Unione Europea dovrà lottare per la vita e destreggiarsi da una potenziale ricaduta nel caso di una Grexit, Brexit e QE-exit.