Elezioni Usa e impatto sui mercati

Mancano ormai poche ore alle elezioni Usa, con le quali si deciderà chi sarà il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America.

In generale molti sono inclini a pensare che l’equity Usa possa beneficiare maggiormente della vittoria di un candidato repubblicano, considerate le politiche del suo partito inclini a ridurre le tasse e agevolare il mondo delle imprese private. In realtà storicamente il mercato azionario americano ha registrato le migliori performance durante le presidenze democratiche: dal 1929, queste ultime hanno offerto un rendimento annualizzato del mercato azionario del 14,7% contro il 5,4% delle presidenze repubblicane; sempre dal 1929, i rendimenti azionari Usa sono sempre stati positivi: anche escludendo il periodo della Grande Depressione (dal 1929 al 1933) sotto la presidenza del repubblicano Edgar Hoover, il rendimento medio annualizzato repubblicano è stato del 9,2% ma ancora nettamente inferiore al 14,7% democratico.

«Nonostante la storia mostri che i listini statunitensi hanno registrato migliori performance sotto le amministrazioni democratiche – spiega Kasia Kiladis, investment director di Fidelity International – è, tuttavia, utile sottolineare che ciò potrebbe essere in primo luogo il risultato di contesti di mercato differenti. Le elezioni non sembrano avere un’influenza diretta sulla performance complessiva del mercato azionario, maggiormente influenzato dalle condizioni macroeconomiche, dalle valutazioni e dalle politiche monetarie. Per contro le politiche governative possono avere un impatto molto significativo a livello di specifici settori e aziende.»

Gli esperti di Fidelity International hanno analizzato nel dettaglio i programmi politici dei due candidati, per comprendere in particolare quali potrebbero essere le maggiori implicazioni sui diversi settori che potrebbero emergere in caso di vittoria di Trump o di vittoria della Clinton.

Per entrambi i candidati il miglioramento delle infrastrutture è un obiettivo primario, anche se nel caso di vittoria di Trump è probabile una maggiore aggressività su questo fronte: di conseguenza l’outlook è positivo per l’attività di edilizia pubblica e per le società con buoni track record in questo ambito qualunque sia l’esito delle elezioni.

I due candidati sono invece su posizioni diametralmente opposte riguardo alle politiche energetiche. Hillary Clinton è una strenua sostenitrice della tutela dell’ambiente, e una sua vittoria avrebbe implicazioni positive sul settore delle energie pulite, come solare ed eolico. Trump invece è contrario alla normativa ambientale, e una sua vittoria sarebbe positiva per i produttori Usa di combustibili fossili, tra cui i produttori di shale oil, il settore del carbone e le raffinerie, e sarebbe negativo per il settore delle energie pulite.

Anche l’immigrazione è terreno di scontro tra i due avversari: molto più aperta sul tema la Clinton, con conseguenze positive per alcuni settori a cominciare dall’agricoltura, molto duro Trump, con conseguenze negative su questi stessi settori.

Nel suo programma Trump ha sollecitato il raddoppio della quota del Pil destinata alla spesa militare: una sua vittoria sarebbe positiva per il complesso militare-industriale, tra cui i fornitori della difesa e i produttori di attrezzature militari.

Trump è generalmente contrario al libero scambio e favorevole all’aumento dei dazi; questa è una potenziale preoccupazione per i settori che dipendono molto dalle importazioni, in particolare dalla Cina.

Nel programma del candidato repubblicano sono poi contenute diverse proposte di riduzione fiscale per le società, che sono potenzialmente positive per tutti i settori se implementate, ma vi sono timori sull’aumento implicito del debito pubblico che potrebbe causare pressioni al rialzo sui rendimenti obbligazionari.

Il programma politico della Clinton punta all’aumento dei salario minimo di 12 dollari l’ora, che sarebbe svantaggioso per i settori e le società che impiegano molta manodopera a basso costo, come ad esempio i ristoranti e il comparto alberghiero.

Infine, nel suo programma la Clinton richiede una maggiore regolamentazione per prevenire aumenti ingiustificati dei prezzi dei farmaci, che sarebbe potenzialmente svantaggiosa per alcuni produttori del settore dell’healthcare. D’altra parte Hillary ha dichiarato di voler sostenere l’Affordable Care Act di Obama, e questo sarebbe positivo per i fornitori di servizi sanitari e le società assicurative sanitarie che hanno visto una ripresa della domanda dopo l’approvazione della legge.

In conclusione, andando al di là di eventuali reazioni di brevissimo termine dei mercati, l’impatto complessivo delle elezioni negli Stati Uniti sui mercati potrebbe essere limitato rispetto agli effetti sui singoli settori.

«Questo contesto – conclude James Bateman, CIO multi-asset di Fidelity International – mette a nostro avviso in evidenza l’importanza della diversificazione e della gestione attiva, che possono consentire di adattare i portafogli ai contesti di mercato, cogliendo le migliori opportunità e mitigando al contempo i rischi di ribasso».

Paola Sacerdote
Nata a Milano ma cresciuta a Ivrea, patria del sogno olivettiano di cui ho visto il triste tramonto, ho studiato Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano. Dopo una esperienza nel mondo della finanza come consulente, oggi collaboro a tempo pieno con il gruppo FONDI&SICAV.
Advertisement