Em, per alcuni la Brexit potrebbe avere risvolti positivi

Mark Mobius, Franklin Templeton, descrive i fatti del secondo trimestre, inclusi alcuni eventi e dati fondamentali che risalgono un po’ più indietro nel tempo, per avere una prospettiva più ampia sugli Em

Il 23 giugno il Regno Unito ha votato a favore dell’uscita dall’UE, cogliendo di sorpresa molti investitori. L’incertezza della situazione creata dal voto e ciò che è avvenuto successivamente hanno influito su tutti i mercati, compresi quelli emergenti, causando un calo dell’MSCI Emerging Markets (EM) nel post-voto. La ripresa tuttavia è stata rapida per quasi tutti i mercati.

Riteniamo che l’impatto a lungo termine possa essere positivo, in quanto il centro di gravità per l’attività dei mercati finanziari potrebbe spostarsi da Londra verso i mercati dell’Estremo Oriente, come Shanghai. Inoltre, le negoziazioni e gli investimenti dei mercati emergenti sono ampiamente diversificati; il volume di negoziazioni con il Regno Unito è relativamente ridotto per molti di questi paesi. Vi sono alcuni mercati specifici che hanno legami più stretti con il Regno Unito e che potrebbero risentire maggiormente dell’impatto. Gli effetti ad esempio potrebbero essere negativi per certi paesi del Sudest asiatico che hanno legami storici con il Regno Unito. Tuttavia, per alcuni paesi dei mercati emergenti vi potrebbe essere un risvolto positivo, con un eventuale spostamento di produzione e servizi dal Regno Unito ai paesi dell’Europa orientale appartenenti all’UE, dove i costi sono minori.

In generale, l’evento della Brexit in effetti getta luce sulla nostra visione dei mercati emergenti e sul potenziale di investimento che intravediamo nel lungo termine. Il voto a favore della Brexit indica al mondo che l’instabilità politica non è concentrata nei mercati emergenti, ma si può incontrare anche nei mercati sviluppati. Anche se la volatilità potrà permanere per qualche tempo, riteniamo che i mercati abbiano già ripreso ad adeguarsi. Parte della volatilità è riconducibile all’elemento sorpresa del voto. I mercati semplicemente non avevano valutato correttamente lo scenario dell’uscita.

Il grande punto interrogativo per gli osservatori di mercato è adesso l’effetto domino sull’UE in generale. Se si dovesse percepire che altri Stati membri potrebbero decidere di lasciare l’UE, l’incertezza non svanirebbe e potrebbe incidere negativamente sui mercati europei e degli Stati Uniti. Tuttavia, riteniamo che i mercati emergenti dovrebbero essere in grado di differenziarsi ed i singoli paesi dovrebbero essere in grado di recuperare grazie ai loro fondamentali esclusivi.

Panoramica del secondo trimestre
I mercati emergenti hanno mantenuto una tendenza al rialzo nel secondo trimestre del 2016, in quanto la forza dei titoli in America Latina ha compensato la debolezza nei mercati emergenti europei. L’MSCI EM ha concluso il trimestre con un rialzo dello 0,8% in dollari USA. Ciò ha portato il rendimento per la prima metà dell’anno al 6,6%, un dato significativamente superiore al +1,0% dell’MSCI World. La sovraperformance è generalmente riconducibile alla posizione accomodante assunta da varie grandi banche centrali a seguito della decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione, una ricerca di attivi in grado di produrre reddito e un rimbalzo dei prezzi delle materie prime.

L’America Latina è stata la regione con la migliore performance per il trimestre; Brasile e Perù hanno chiuso il trimestre con utili a due cifre. Il forte apprezzamento del real brasiliano, un miglioramento delsentiment delle imprese e dati economici complessivamente positivi hanno trainato i prezzi azionari in Brasile. La vittoria del candidato vicino all’anbiente imprenditoriale Pedro Pablo Kuczynski come prossimo presidente del paese ha sostenuto il mercato peruviano, insieme ad un aumento dei prezzi del rame. All’altra estremità dello spettro, un irrigidimento della politica monetaria e l’aumento dei rischi per l’attività economica hanno pesato sul mercato messicano.

I mercati asiatici hanno chiuso il trimestre in leggero rialzo, con Filippine, Indonesia e India tra i mercati migliori. Le Filippine hanno beneficiato di un outlook di mercato positivo sull’amministrazione insediatasi recentemente del Presidente Rodrigo Duterte, mentre il varo della legge sul condono fiscale ed un allentamento della politica monetaria hanno fatto salire i prezzi azionari in Indonesia. La liberalizzazione degli investimenti diretti stranieri, l’approvazione in Parlamento delle leggi su finanza e fallimenti e un contesto di politica interna positivo sono stati costruttivi per i titoli indiani. I titoli cinesi sono rimasti arretrati per via dei rinnovati timori sull’economia cinese, mentre il mercato malese non è riuscito a ridurre il ribilanciamento, con una conseguente riduzione della sua ponderazione nell’indice MSCI EM.

Nel corso del trimestre, i mercati emergenti europei sono stati tra quelli peggiori, in quanto il voto per la Brexit ha scosso la fiducia degli investitori nella regione. La Russia ha tuttavia ignorato la tendenza, chiudendo il trimestre positivamente, beneficiando di dati del PIL migliori del previsto, di un rimbalzo dei prezzi del petrolio e di valutazioni ragionevoli. Il Sudafrica ha ottenuto buoni risultati, grazie al rimbalzo dei titoli minerari conseguente all’aumento dei prezzi delle materie prime.

Rocki Gialanella
Laurea in Economia internazionale presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Ho abbracciato il progetto FondiOnline.it nel 2001 e da allora mi sono dedicato allo sviluppo/raggiungimento del target che ci eravamo prefissati: dare vita a un’offerta informativa economico-finanziaria dal linguaggio semplice e diretto e dai contenuti liberi e indipendenti. La storia continua con FONDI&SICAV.
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