M&G: «Sull’onda della diversificazione»

Claudia Calich, gestore del fondo M&G Emerging Markets Bond descrive i cambiamenti in corso nel variegato mondo dell’obbligazionario degli emergenti, in una fase di trapasso molto importante.

I bond emergenti si trovano in uno scenario non facilissimo, fra rialzo dei tassi in Usa e politiche più ostili di questi ultimi al libero commercio. Qual è la vostra visione al riguardo?

«Nonostante le preoccupazioni nei confronti di quest’asset class nello scenario post elezioni Usa, secondo il punto di vista di M&G ci sono altri fattori in gioco che potrebbero supportare i mercati obbligazionari emergenti. Qualora il presidente Trump dovesse spingere una delle annunciate politiche che portino a una maggiore spesa in infrastrutture, il mercato delle commodity dovrebbe rafforzarsi per via di un aumento della domanda, con conseguenti benefici per le industrie nelle economie emergenti. Detto ciò, i potenziali rischi negativi della presidenza Trump sui mercati obbligazionari emergenti devono essere presi in considerazione e riguardano un maggiore protezionismo commerciale, le misure anti-immigrazione, una grande espansione fiscale e un aumento della pendenza della curva dei rendimenti negli Stati Uniti, nonché un’incertezza in termini di politica estera. Mentre i mercati fanno bene a valutare le implicazioni di questi fattori, crediamo che sia importante notare che alcuni paesi chiave emergenti sono relativamente chiusi a livello economico, come per esempio India e Brasile. Infatti, queste economie hanno pochi rapporti commerciali o di immigrazione con gli Stati Uniti. Altrove, diversi mercati dell’Europa orientale dipendono molto di più dall’Europa che dagli Stati Uniti per l’esportazione o per i canali finanziari: tendendo conto di questo fatto, queste economie dell’Europa orientale potrebbero essere più colpite dalle prossime elezioni in Francia e in Germania che dal voto degli Stati Uniti. Inoltre, la Russia potrebbe addirittura beneficiare della presidenza Trump, poiché gli Usa dovrebbero iniziare ad alleggerire le sanzioni finanziarie nei confronti del paese».

Dove potrebbero esserci invece criticità?

«Molta attenzione verrà concentrata sulle relazioni degli Usa con la Cina. Rispetto a questo tema, qualsiasi imposizione di tipo commerciale e la possibilità che il Tesoro americano definisca la Cina un paese manipolatore di valute saranno elementi chiave da monitorare con attenzione. Infatti, in tale scenario, l’incertezza sui legami Usa-Cina è un rischio fondamentale per i mercati emergenti: per questo motivo, attualmente, la nostra esposizione al mercato obbligazionario cinese o al renminbi è pari a zero».

Qual la view di M&G sulle potenzialità valutarie fra gli emergenti?

«Nel complesso, manteniamo un portafoglio diversificato a livello globale rispetto alle divise locali dei mercati emergenti, ai titoli di stato denominati in valuta forte (principalmente, in dollari Usa) e alle obbligazioni societarie dei mercati emergenti, principalmente denominate in moneta pesante. Mentre abbiamo aumentato la nostra esposizione ai titoli di stato in valuta locale negli ultimi mesi, rimaniamo comunque sottopeso in questa sottoclasse e sovrappeso nel debito emergente denominato in valuta forte. In termini di area geografica, abbiamo una forte esposizione in America latina e siamo sottopeso in Asia. Continuiamo a credere che un fattore chiave per la performance sia la flessibilità: quando si investe nei mercati obbligazionari emergenti, è importante essere flessibili nell’allocazione degli asset tra obbligazioni societarie e titoli di stato, denominati sia in valuta locale, sia in valuta forte come il dollaro Usa e l’euro. Alla fine di gennaio 2017, la nostra esposizione alle valute locali si aggirava intorno al 23% e le monete più importanti del portafoglio erano la rupia indonesiana, il peso argentino, il rublo russo e il real brasiliano. L’esposizione del fondo al dollaro Usa, invece, si attestava intorno al 76%. Abbiamo preferito favorire il dollaro americano per qualche tempo sulla base di fattori in considerazione di una prospettiva di tassi d’interesse più alti negli Stati Uniti che, a nostro avviso, dovrebbe sostenere la performance della valuta. Rispetto alle nostre preferenze in termini geografici, riteniamo che il ritorno dell’Argentina al mercato obbligazionario sovrano sia un passo positivo volto a normalizzare le relazioni finanziarie del paese con i mercati internazionali. Crediamo, inoltre, che l’amministrazione del presidente Macri stia seguendo una giusta strada di riforme con politiche economiche più ortodosse e privilegiamo le prospettive per il mercato obbligazionario argentino e per il peso. In Argentina, in particolare, abbiamo posizioni denominate in dollari Usa e in valuta locale, perché ci sentiamo sicuri del fatto che il peso ha performato bene. Notiamo anche segnali di ripresa economica in Russia, poiché la recessione sembra allentare e la recente forza dei mercati delle commodity è sicuramente di supporto. Anche i miglioramenti, rispetto allo stress geopolitico, intervenuto dalle elezioni americane, sono utili. Tuttavia, le sanzioni occidentali nei confronti del paese sono ancora in vigore e, nonostante Trump abbia segnalato l’intenzione di migliorare la relazione con Mosca, resta ancora da vedere come evolverà la situazione. Nel fondo, manteniamo un’esposizione alla Russia e al rublo, in considerazione dello scenario economico in miglioramento e a un mercato delle commodity più robusto».

Nello specifico invece dei bond e della valuta brasiliani che cosa pensate?

«In Brasile, il sentiment è migliorato dall’uscita dell’ex presidente Dilma Roussef lo scorso anno, sulla scia di un ottimismo rispetto alle riforme del nuovo governo che potrebbero migliorare le prospettive. Ci sono segnali che suggeriscono che la recessione del paese stia terminando, come emerge dal più recente World Economic Outlook del Fmi. Tuttavia, il compito di Temer di trainare il paese fuori dal proprio contesto difficile rimane complicato e abbiamo la percezione che il mercato possa essere diventato troppo ottimista fino a che il nuovo governo non proverà che è davvero capace di adottare le riforme opportune. Rispetto al Brasile, preferiamo detenere bond in valuta locale e in valuta forte, su base selettiva. Questa allocazione comprende sia debito sovrano, sia societario, in particolare obbligazioni corporate che offrono un valore più interessante rispetto ai titoli di stato».

Pensate infine che il processo di normalizzazione dei tassi Usa danneggerà significativamente questa asset class?

«I rendimenti dei Treasury Usa sono aumentati vertiginosamente da quando il risultato delle elezioni è stato reso noto e crediamo possano raggiungere picchi ancora più alti nell’anno a venire, anche se in maniera più graduale e modesta rispetto ai recenti movimenti. Per un certo numero di mercati emergenti questa prospettiva è meno sfidante di quanto lo sarebbe stata anni fa, poiché sono migliorati i loro deficit delle partite correnti e hanno un livello più basso di debito in dollari Usa. Tuttavia, i tassi statunitensi più alti potrebbero danneggiare altri emergenti, in particolare quelle aree che fanno affidamento sui finanziamenti in dollari, come la Turchia (in particolare, all’interno del proprio settore bancario). A nostro avviso, i paesi con livelli di debito inferiori o che fanno forte affidamento sui finanziamenti domestici, come la Russia, il Brasile e, a livello selettivo alcuni paesi dell’Europa orientale, dovrebbero essere in grado di navigare meglio in questo contesto».

 

Boris Secciani
Nato a Bologna nel 1974, a Milano ho completato gli studi in economia politica, con una specializzazione in metodi quantitativi. Ho cominciato la mia carriera come broker di materie prime negli Usa, per poi proseguire come trader sul forex. Tornato in Italia ho partecipato come analista e giornalista a diversi progetti. Sono in FONDI&SICAV dalla sua fondazione, dove opero come Responsabile dell'Ufficio Studi. I miei interessi si incentrano soprattutto sul mondo dei tassi di interesse e del reddito fisso, sulla gestione del rischio di portafoglio e sull'asset allocation.
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