Emergenti, i vantaggi di un’economia chiusa nel post-Trump

“I mercati che godono di una migliore protezione sono Russia, Brasile e Indonesia verso i quali nutriamo fiducia”, commenta Paul McNamara, gestore del fondo GAM Star Emerging Market Rates di GAM

E’ opinione diffusa che l’amministrazione Trump sarà negativa per i mercati emergenti a causa della sua retorica anti-globalizzazione. I deflussi di capitali sono estremamente importanti per gli emergenti dato che influenzano l’andamento delle valute locali, e a questo è dovuto il significativo calo in molte valute registrato dal momento dell’elezione. Sarebbe gratificante pensare che gli eventi negli Stati Uniti non abbiano un impatto di lungo periodo sugli emergenti, e che l’attuale calo rappresenti semplicemente un contrattempo in grado di creare opportunità d’acquisto. Dal nostro punto di vista, l’atteggiamento più cauto da adottare in questo contesto è quello di prendere Trump in parola credendo che la sua presidenza possa modificare il contesto economico a livello globale.

La produzione manifatturiera sarà l’industria chiave per il neo-presidente, che abbiamo anticipato potrà avere l’impatto maggiormente negativo in Messico, dato che gli stabilimenti di produzione di automobili saranno riportati sotto la produzione domestica statunitense. Se la promessa minacciata in campagna elettorale di dazi del 45% sull’intera produzione manifatturiera messicana fosse messa in pratica, allora le importazioni perderebbero il loro appeal di alternative a basso costo. Altri paesi che risultano tra i maggiori esportatori di prodotti manifatturieri verso gli Stati Uniti sono Israele (soprattutto per quanto riguarda prodotti di sicurezza high-tech che non possono essere facilmente trapiantati nelle ormai desuete aree industriali della produzione americana) e l’Asia. Al contrario, i mercati che godono di una migliore protezione sono Russia, Brasile e Indonesia, mercati nei confronti dei quali nutriamo fiducia. Per quanto riguarda i paesi produttori materie prime, laddove la Cina è il principale partner commerciale al contrario degli Stati Uniti, la preoccupazione è minore. Tutti e tre questi paesi sono economie relativamente chiuse, quindi nel caso in cui le decisioni dell’amministrazione Trump dovessero danneggiare l’economia mondiale, tali economie dovrebbero essere relativamente ben protette. Rimaniamo comunque prudenti fino a quando non avremo maggior certezza in tema di politiche che saranno adottate.

Possiamo sentirci più sicuri dalle nomine relativamente ortodosse che Trump fino a ora ha formulato per il Segretariato del Commercio e del Tesoro, avendo al contrario prodotto nomine più controverse in altri ruoli chiave. Ad ogni modo, non possiamo dare per certo che si tratti di un trend destinato a continuare. L’economia globale è molto più fragile di quanto lo fosse nel 2000, al momento dell’elezione di George W. Bush. Nel complesso crediamo che gli emergenti rappresentino ancora una valida opportunità e abbiano un ruolo importante all’interno dei portafogli degli investitori, ma all’interno di strutture e formule attentamente gestite per il rischio.

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